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Anemanthele lessoniana ‘Sirocco’

Questa è la pianta che ha vinto il primo premio per le graminacee a Murabilia 2013:

Anemanthele lessoniana 'Sirocco'

Anemanthele lessoniana 'Sirocco'

È originaria della Nuova Zelanda e un tempo si chiamava Stipa arundinacea; sul catalogo dove ho acquistato i semi leggo che si tratta di una varietà che prende una tinta rosa e ambra più intensa rispetto alla specie.

Riporto qui quel che scrive Neil Lucas nel libro Designing with Grasses, Timber Press:

A most graceful and useful clump-forming evergreen that happily tolerates a range of conditions from full sun to fairly deep shade with apparent equanimity, even surviving under the canopy of established trees in the driest of conditions. Happy also in most soils except wet, this is one of the very few true grasses to accept such wide-ranging sunlight levels and as a result is much valued by gardeners, especially for dry shade. Forming extremely graceful mounds of leaves gently cascading from a central tight clump that does not split easily, the leaves follow a constantly changing pattern of greens, tans, oranges and reds, though in deepest shade they tend to remain green. Easy to establish. Masses of tiny pinkish red flowers on lax stems are produced profusely enough to cover the plant in a gauzy cascade of pink.

La motivazione del premio è: utilizzata in giardino in zone di ombra secca dove poche piante riescono a dare risultati. Sono molto contenta che abbia vinto una pianta e trovo più congeniale alle mostre di piante che, appunto, siano loro le protagoniste. Alla fine, riconoscendo il valore di una pianta, indirettamente si premia la scelta del vivaista, l’impegno nel riprodurla, il desiderio di proporre novità, le buone letture a tema, oltre che creare attenzione su determinate caratteristiche di coltivazione che magari passerebbero inosservate.
Grazie!

Three Men Went to Mow

Le gioie dell’attribuzione!

Penso capiti a tutti quelli che amano le piante di nominarle di continuo – nel silenzio della propria coscienza, voglio dire. E’ come quando da bimbetti si impara a leggere e diventa inevitabile seguire tutte le scritte che ci stanno attorno; e forse si schiudono dei significati fino ad allora impensabili.

E’ importante conoscere il nome latino delle piante, dirò di più: è divertente e interessante come imparare una nuova lingua.
E’ bello stendersi su un prato d’erba alta, fragrante, essere rapiti dai rumori misteriosi del campo, vedere una moltitudine di fiori diversi e alberi e foglie e non capirci un’acca.
Le due cose non sono per forza contrapposte, ma possono armonizzarsi in un benessere privilegiato. Non è facilissimo, a me ad esempio capita che nel bel mezzo di una passeggiata si impigli lo sguardo su un’essenza che non conosco o che forse conosco ma che, acc!, proprio in quel momento non mi sovviene e, in qualche maniera, il piacere della passeggiata è turbato, velato dalla coscienza che reclama attenzione. Non tanto per il fatto di ignorare qualche nome – ne ignoro (ahimè) moltissimi e me ne faccio una ragione – ma perché talvolta mi piacerebbe girare per la campagna come un animale, cogli occhi tondi e perfettamente felici nella loro inconsapevolezza. Godere di una gioia primeva.

Allo stesso modo, mi piace il gioco, intellettuale ma anche un po’ scemo, dei nostri amici James Alexander-Sinclair, Joe Swift e Clive West di nominare le piante. Nella fattispecie, sono nel giardino di James, Blackpitts House, e si divertono a individuare il Genere (talvolta anche la Specie o il nome comune) di alcune essenze che tendono a disseminarsi spontaneamente. Si tratta di piante molto conosciute, ma la pronuncia inglese è insidiosa.

Nell’ordine, vengono nominate:
Hesperis
Verbascum
Aquilegia
Allium
Digitalis
Sisyrinchium
Lavatera
Nigella

poppies, papaveri, cioè Papaver
Clematis fargesii

hollyhocks, malvoni, cioè Alcea
Alchemilla mollis
Stipa arundinacea
Anemanthele lessoniana
Epilobium
Astrantia
Fraxinus excelsa
Taraxacum