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The Plant #8

– Prima di tutto c’è un articolo ben fatto e illustrato sui giardini che i rifugiati siriani allestiscono nei centri di accoglienza in Giordania.

Un’intervista a Gilles Clément a proposito del giardino che ha creato a Melle, un piccolo paese a ovest della Francia, fra Nantes e Bordeaux: il Giardino d’Acqua e Ortica. Mi piace perché su The Plant le interviste sono lunghe e approfondite e spesso vertono sugli ultimi lavori o addirittura quello che verrà fatto nel prossimo futuro, non si limitano a ripercorrere la carriera di un paesaggista, ma lo incalzano sul presente.
Sul progetto e su G. Clément ho opinioni contrastanti e rimango irrisolta, però questo giardino lo vorrei vedere.

– Un articolo su un designer che non mi piace. Ma al momento ho grossi problemi ad accettare qualsiasi oggetto che abbia la pretesa di non deperire a breve – tutta roba che ci rimane tra i piedi per troppo, troppo tempo.

– Un approfondimento sul lavoro di Camilla Goddard, apicoltrice urbana a Londra.

– Un articolo davvero molto interessante sulla cura degli alberi nei giardini tradizionali del Giappone e la spiegazione dello stretto legame fra natura e cultura nel dispiegamento della bellezza di un giardino.

– Una visita a Chernobyl.

Georgia O’Keeffe.

– Un approfondimento sulla coltivazione del Ficus lyrata.

E molte altre cose, immagini, disegni – un po’ di materiale lo trovate qui.

G.I. #182

Mi è capitata una cosa buffa questo mese con GARDENS ILLUSTRATED. L’ho sfogliato subito con curiosità, anche se ultimamente mi è sembrato peggiorato – ma i numeri invernali delle riviste sul giardino risentono sempre della stagione -, verso la fine ho trovato questa immagine (pag. 88):


(la riporto piccola perché non ho voglia di avere sotto gli occhi una lenzuolata che non mi piace appena apro il sito; se la volete vedere più in dettaglio, con un click agganciate immagini più chiare)

e ho pensato “che roba brutta!” e sono andata oltre, senza soffermarmi sulla didascalia. Qualche giorno dopo risfoglio, stessa scena “certo che anche in Inghilterra hanno i loro bei mostri”. C’è voluta una terza lettura perché facessi caso alla nota: planted at the campus of the Politecnico di Milano (!).
La mia speranza è che siano brutti solo i rendering e che la natura degli alberi si riprenda l’armonia di un intreccio meno artificioso. E dire che i rami condotti a cordone, a spalliera, a ventaglio, “addomesticati” in forme impostate a me piacciono molto!