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Abstract Gardening

Per un caso fortuito e davvero fortunato mi sono virtualmente imbattuta in Marjolijn De Wit, un’artista che mi piace. È olandese e l’anno scorso ha esposto alla Otto Zoo, una galleria d’arte contemporanea aperta a Milano nel gennaio 2008 da Francesca Guerrizio e Maurizio Azzali.
La personale si chiamava Abstract Gardening

ne copio qui il comunicato stampa – ben fatto, leggibile e chiaro:

La mostra si focalizza su un tema centrale nel lavoro di De Wit: l’intervento dell’uomo sulla natura che è divenuto ormai così globale da influenzare la nostra percezione, fino a far quasi scomparire il confine tra il naturale e l’artificiale.

La natura attraversata dall’uomo è una metafora edulcorata nei parchi e nelle riserve naturali, commercializzata negli eco-shop e nei resort, servita in piccole dosi sulle terrazze e negli appartamenti cittadini, resa mediatica dalle finte scenografie televisive. Questi sono gli scenari da cui l’artista è attratta e attraverso i quali – estrapolando gli elementi organici e artificiali dal loro contesto originario – esplora il rapporto tra la pittura figurativa e astratta.

De Wit realizza infatti grandi tele, gouache, serigrafie, collage e lavori tridimensionali, interessata principalmente ad una natura deformata, eccessiva, stremata al limite del grottesco, dove l’elemento astratto rende più vitali e ironiche le sue immagini.

L’installazione Abstract Gardening raggruppa una serie di lavori che prendono spunto dall’arte del giardinaggio, dagli strumenti e dalle tecniche impiegate. In mostra grandi tele ad olio, piccole gouache, serigrafie, collage e sculture di ceramica spesso usata insieme ad altri materiali come plastica e alghe essicate. I soggetti sono boschi metafisici, nature morte formate da strutture molecolari, barriere coralline artificiali. De Wit è attratta da tutto ciò che è in between, dalle fasi di transizione di questi processi che diventano nelle sue opere paesaggi indefiniti nei quali l’artista può inoltrarsi liberamente. Nel suo lavoro è assente un atteggiamento moralistico nei confronti delle ripercussioni ambientali di questa continua prevaricazione umana sulla natura, ma è latente l’assunto che non esiste più un’idea di natura pura e incontaminata, con tutte le conseguenze che questo comporta.

Qui c’è il testo di uno scrittore e critico d’arte olandese; apprezzo il desiderio vero di spiegare, con un linguaggio che cerca di rendere piano e comprensibile il lavoro artistico, senza cadere nell’inutile, insopportabile e spesso ridicola retorica narcisistica di settore. Ma più che leggere, è importante vedere le opere, anche nel limite obbligato di una fotografia.
Purtroppo la mostra è conclusa, ma non dispero di riuscire a vedere le opere dal vivo chissà dove chissà quando.

e manca poco a Natale, se voleste regalarmi un Marjolijn De Wit ;)