Tag Archive for 'Gilles Clément'

The Plant #8

– Prima di tutto c’è un articolo ben fatto e illustrato sui giardini che i rifugiati siriani allestiscono nei centri di accoglienza in Giordania.

Un’intervista a Gilles Clément a proposito del giardino che ha creato a Melle, un piccolo paese a ovest della Francia, fra Nantes e Bordeaux: il Giardino d’Acqua e Ortica. Mi piace perché su The Plant le interviste sono lunghe e approfondite e spesso vertono sugli ultimi lavori o addirittura quello che verrà fatto nel prossimo futuro, non si limitano a ripercorrere la carriera di un paesaggista, ma lo incalzano sul presente.
Sul progetto e su G. Clément ho opinioni contrastanti e rimango irrisolta, però questo giardino lo vorrei vedere.

– Un articolo su un designer che non mi piace. Ma al momento ho grossi problemi ad accettare qualsiasi oggetto che abbia la pretesa di non deperire a breve – tutta roba che ci rimane tra i piedi per troppo, troppo tempo.

– Un approfondimento sul lavoro di Camilla Goddard, apicoltrice urbana a Londra.

– Un articolo davvero molto interessante sulla cura degli alberi nei giardini tradizionali del Giappone e la spiegazione dello stretto legame fra natura e cultura nel dispiegamento della bellezza di un giardino.

– Una visita a Chernobyl.

Georgia O’Keeffe.

– Un approfondimento sulla coltivazione del Ficus lyrata.

E molte altre cose, immagini, disegni – un po’ di materiale lo trovate qui.

The Plant #5

Prima di tutto ci sono solo tre pagine di pubblicità su centoquarantatré; lo dico per quelli che si scandalizzano per la quantità di pubblicità che contengono le riviste – a me quella esplicita non dà fastidio, mi dice chiaramente: sono una rivista e ho bisogno di pubblicità per campare. Discorso completamente diverso sono quelle camuffate (le marchette), che acchiappano la nostra buona fede e la maltrattano, mandandoci in confusione; ma siamo tutti adulti nell’anno 2013 e farci fessi non è così facile. (Che poi è paradossale: quante meno pubblicità troviamo, tanto più le ricorderemo. Quando siamo di fronte a un muro di rimandi è difficile che qualcosa faccia presa, rimane una sensazione di rumore di fondo più sgradevole che efficace.)
Un’altra cosa piccola e piacevole è la carta: bianca e opaca, tipo libro; si può sottolineare, non luccica troppo ed è discretamente spessa al tatto.
Riguardo al contenuto, dico che ci sono almeno un paio di articoli che rimangono. La lunga intervista ad Alys Fowler, con foto originali. Le risposte di Alys sono quanto di più contemporaneo si possa leggere a proposito della pratica in giardino e dell’idea generale che abbiamo di esso – il dominio che siamo abituati ad avere con le cose che ci circondano fallisce miseramente nel confronto con il verde, che per sua stessa natura impone un altro passo tutto da imparare.

Gardening works on a different scale. I look out and there are things I don’t like about the garden this year. I have to wait a whole year before I can change that. So being on a totally different cycle to society is quite nice. It doesn’t matter how much I want a tomato right now – I can’t have one! […] once you learn how to garden, you see that control is actually quite useless. It doesn’t work. The garden will do its own thing.

Se state attenti alle parole vi accorgete che non è il solito linguaggio, ma ha il sapore croccante della presa diretta dal suo orto. Fowler è molto qui e oggi, tanto quanto Clément può suonare a volte accademico. Ci insegna addirittura a misurare il ph del terreno con il cavolo rosso! semplicemente si affetta il cavolo, si fa bollire in poca acqua, si filtra il succo così ottenuto e poi lo si fa reagire con diversi tipi di terreno: se è acido il liquido diventa rosso, viola se è neutro e giallognolo se è alcalino.
C’è poi un articolo sui parchi progettati da Isamu Noguchi che sinceramente non ho capito. Se conoscete un po’ sua biografia e le sue opere forse la difficoltà ad avvicinarsi a lui risulta più chiara, è un artista complesso e se non si va a fondo il rischio è di rimbalzare sulla superficie e alla fine non dire niente. È quello che mi pare succeda spesso parlando di Giappone, ne subiamo il fascino ma non andiamo oltre, mentre la differenza culturale ci fa spettatori un po’ vuoti. Dan Pearson in Spirit dice che bisogna andare outside the comfort of your own culture, e forse è vero.
Una frase che mi ha fatto ridere:

To learn to witness nature as it happens without always wanting to influence it, hinder it, orchestrate it, craft an experience out of it, blog it – or for Christ sake – Instagram it.

Sarah Ryhanen di Worlds End Farm la dice alla fine dell’articolo sulla fattoria nella quale coltiva i fiori per il suo negozio. La più aperta e comica delle contraddizioni per una che di mestiere, appunto, orchestra, ammaestra, blogga e instagramma fiori e lo fa bene. (Se andate alla pagina della scuola in cui Sarah Ryhanen e Nicolette Owen insegnano l’arte di sistemare i fiori, nel blog il 23 settembre c’è una gallery dei lavori degli studenti che lascia proprio senza fiato, composizioni di una freschezza e un’inventiva notevoli – forse che gli studenti, liberi dall’idea di soddisfare qualcuno, riescano a produrre meglio delle maestre?)

E alla fine, Borgen Island in Svezia, solo foto. E per fortuna non se ne trovano su internet – sospetto perché difficili da infiocchettare: pura, meravigliosa roccia liscia che affiora su orizzonte piatto.
Da ultimo, la foresta di Fukushima, anche qui solo foto e una sola bella didascalia.

Mi ritengo soddisfatta dell’acquisto, avevo il terrore si trattasse di una di quelle riviste fighette tutto fumo e niente arrosto, invece per ora c’è sostanza.

Parco Arte Vivente

Tra gli incontri di PROVE TECNICHE DI COMUNITA’ URBANA DEL BUON VIVERE ce n’è stato uno, a mio avviso, particolarmente interessante e ricco di possibili sviluppi.

Riporto dal sito:

Il Parco Arte Vivente è un nuovo centro sperimentale per l’arte contemporanea nato a Torino nel novembre del 2008. Il panorama dell’arte contemporanea in questa città è ormai ampio. Perché aprire un nuovo spazio?
Per la sua specificità. Il PAV tratta quel filone dell’arte contemporanea che ha in qualche modo a che fare con il vivente: il vivente in  quanto organismo vivo, che ha un proprio ciclo vitale, ma anche il vivente in quanto persona, l’utente, il pubblico a cui si rivolge. C’è un’attenzione particolare verso il pubblico. L’arte una volta era elitaria, il museo era un luogo per pochi. Nonostante si siano fatti grandi passi avanti sulla frequentazione dei luoghi della cultura da parte di un pubblico sempre più ampio e sempre più vario, ancora oggi l’arte contemporanea, essendo spesso di difficile comprensione, tende ad avere una platea di esperti o simpatizzanti del settore.
Il Parco accoglie il cittadino nei suoi spazi verdi, lo richiama e gli si concede sotto forma di un pezzo di natura che è stato ritagliato in mezzo alla città, un pezzo di natura che è stato restituito ai suoi abitanti. Ma il PAV, è qualcosa di più che un semplice parco. E’ qualcosa di più che un semplice museo. È un luogo nel quale saranno presenti installazioni artistiche, un luogo di incontro e sperimentazione per artisti provenienti da luoghi diversi, è un luogo relazionale dove si prevede un coinvolgimento attivo dei diversi pubblici.
Per questo è importante che il linguaggio in uso al PAV sia comprensibile a tutti, specialisti e non.


In particolare, mi è stato inviato il comunicato stampa di un progetto che prenderà corpo alla fine di maggio (da giovedì 27 a sabato 29), JARDIN MANDALA (nota: il comunicato stampa che segue è simile a quello che si trova sul sito, ma più approfondito; vale la pena leggerlo):

Il PAV Parco Arte Vivente, inaugura Jardin Mandala, il giardino di Gilles Clément (Parigi, 1943) studiato appositamente per la superficie verde del tetto pensile del centro d’arte. E’ un giardino percorribile di circa 500mq che – riprendendo idealmente la struttura di un Mandala, notoriamente costituito da sabbia e pigmenti a sottolineare la delicatezza e l’impermanenza dell’esistenza – fonde nell’impianto vegetale, formato da sedum e graminacee, aspetti di perfezione e caducità della bellezza. L’intervento si sviluppa sulla sommità della collina che contiene “Bioma”, percorso interattivo permanente di Piero Gilardi. Clément ha voluto così cogliere la sfida di questo sito impiantando specie vegetali che si radicano anche nei terreni più aridi e che sopravvivono senza particolari cure di giardinaggio.

I Mandala, per tradizione, sono uno strumento unico per acquisire la consapevolezza di uno spazio nel quale fissare la mente, centrando la comprensione del proprio mondo interiore. Jardin Mandala – secondo l’autore – “può rappresentare sia il contenitore che il contenuto”, vale a dire l’insieme delle biodiversità vegetali nel loro costante divenire.

Ad approfondimento delle tematiche sviluppate nell’intervento di Gilles Clément, seguito dall’architetto paesaggista Gianluca Cosmacini, è organizzata giovedì 27 maggio, una tavola rotonda condotta da Alessandro Rocca (tra i relatori Michelangelo Pistoletto, Piero Gilardi, Gaia Bindi, Rocco Curto) presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Il teorico francese, infine, è protagonista del workshop Jardin Mandala condotto al PAV nell’ambito delle Attività Educative e Formative del museo.

Ma la cosa che mi ha più entusiasmata (e divertita) rispetto a questo progetto sono due immagini che erano allegate alla mail di presentazione, due fotografie dello stesso Clément e di un altro signore che, diligenti, sono ripresi mentre mettono a dimora le piantine – nella fattispecie alcune Stipa tenuifolia e altre graminacee che non riesco a distinguere, speriamo mettano un elenco delle specie prescelte – che andranno a comporre il disegno del mandala. Una visione, se vogliamo, così poco canonica rispetto all’idea algida del progettista puro che nel silenzio delle sue stanze concepisce un elaborato teorico che verrà messo in pratica da altri. E soprattutto la manifestazione esplicita del tempo che ci vuole perché un progetto di verde prenda corpo, una variabile che troppo spesso viene dimenticata e sottovalutata nella progettazione. Quando si tratta di piante non posso permettermi di tralasciare l’andamento della vita, i ritmi di crescita, i possibili fallimenti, nell’illusione di un “pronto effetto” che difficilmente si realizzerà e manterrà nel tempo.

Bravo a Gilles che sta faticando ora per mostrarci la sua opera a maggio e buona Pasqua a tutti!