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Biennale Architettura 2018

Per chi andrà alla Biennale a Venezia – come già scrissi qui – passate al Giardino delle Vergini:

Il Giardino delle Vergini che si estende sull’area dell’ex monastero Santa Maria Vergine, demolito alla fine dell’Ottocento, è oggi un’ampia area verde di circa 14.000 metri quadri, circondata dalle alte mura dell’Arsenale. Prima degli interventi di recupero attuati dalla Biennale a partire dal 2000, l’area versava in uno stato di totale abbandono con la vegetazione infestante che ricopriva gli alberi esistenti e tutta la lunga facciata sud-est delle Tese delle Vergini. Oggi, dopo un impegnativo intervento di bonifica, il giardino non solo è diventato un suggestivo spazio verde, ma anche un luogo espositivo di grande ispirazione per gli artisti e architetti partecipanti alle esposizioni, che qui hanno creato suggestive installazioni paesaggistiche: 2008: Gustafson Porter LTD and Gustafson Guthrie Nichol LTD “Towards Paradise Garden”; 2009: Lara Favaretto “Monumentary Monument (Swamp)”; 2010: Piet Oudolf “Giardino delle Vergini”.

Con la realizzazione nel 2009 del Ponte dei Pensieri e l’ampliamento del Padiglione Italia, il Giardino costituisce il nuovo asse del percorso espositivo dell’Arsenale.

(dal sito ufficiale).

Venezia

Ho fatto alcune foto

Oudolf Vergini 1

Oudolf e Siza

al Giardino delle Vergini

Oudolf Vergini 2

Oudolf - Giardino delle Vergini

che Piet Oudolf progettò nel 2010 per la Biennale di Architettura.
È stata una sorpresa vederlo curato e ben tenuto a tre anni dall’impianto; veniamo da un inverno e una primavera particolarmente piovosi e forse questo ha aiutato, ma l’irrigazione funziona bene, come pure il diserbo manuale, il taglio del prato tutt’intorno e la pulizia dei bordi. Si diceva, la primavera è stata fresca e protratta nel tempo, e di sicuro ha il merito di aver prolungato e diluito le fioriture; in effetti c’era pochissimo fiorito (metà giugno): qualche Geranium, la Kalimeris, qualche Echinacea, una Achillea, almeno un paio di varietà di Echinops. Gli Eupatorium sono pronti, le graminacee belle pimpanti.

Oudolf Vergini 4

Oudolf a Venezia

Dal punto di vista dell’impianto niente da dire, è tutto ben equilibrato. Il giardino è più grande di quanto pensassi e le masse sono solide e proporzionate, le graminacee danno leggerezza e le fioriture sono piccole e aggraziate. È tutto molto giusto, anche un filo monotono, ma credo che in origine ci fossero più piante verticali (i temibilissimi anemoni del Giappone sono pronti a mangiarsi tutto lo spazio, nella competizione vincono sempre loro), manca infatti un po’ di slancio in alto, qualche punto esclamativo, qualche Verbascum, qualche Inula, qualcosa che squaderni la compattezza delle masse.
C’è da dire che il contesto è meraviglioso, la consistenza liquida e rosa di Venezia

Oudolf 5

Arsenale - Venezia

che alle Corderie diventa tangibile nei passaggi tra luce forte e ombra forte e poi ombra più leggera degli alberi – appena usciti dal padiglione Italia (opere molto belle, lo consiglio), buio, si va in un giardino di ciliegi a chioma aperta, frondosi, sanissimi ed enormi e poi ci si incammina per le Vergini, che arriva dopo una piccola strozzatura. Le alberature sono preesistenti e importanti, come pure le architetture antiche, chiare, di mattoni a vista, con finestroni aperti sul cielo.

Oudolf Vergini 6

Piet Oudolf + Alvaro Siza

C’è il padiglione che nel 2012 progettò Alvaro Siza (lo vedete anche nella prima foto in alto) e che spero non venga mai rimosso – di solito le installazioni sono temporanee, è abbastanza curioso (e fortunato!) che questa sia rimasta – perché dialoga alla perfezione con il giardino di Oudolf, tanto da chiedermi se fosse altrettanto riuscito prima dell’inserimento dei grossi muri scialbati opachi e poi tinti di bordeaux scuro che racchiudono un vecchio platano enorme e chiarissimo, come la piccola ghiaia tutta intorno.

No, decisamente non saprei dire se il giardino di Oudolf mi convince del tutto. La sensazione è che sia Oudolf che fa Oudolf, e nella scelta di mettere in scena le sue piante preferite, dimentichi (volutamente?) che il teatro è piuttosto ingombrante e insidioso, che a duecento metri c’è il mare. Non c’è niente di neutro nel paesaggio architettonico e lagunare di Venezia, c’è sempre un po’ di Mediterraneo e un po’ di oriente, un po’ di contemplazione bizantina che forse vibra corde difficili da trovare. Le parti più riuscite sono le strisce di graminacee che restituiscono un diaframma che ci avvicina alla luce e al riverbero del nostro sole e mare.

Oudolf Vergini 3

graminacee al Giardino delle Vergini