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evoluzione delle piante #1

Ho pensato che trascrivendo qui l’articolo per intero forse diventiamo tutti più colti, intelligenti e preparati – ho detto forse.

Mais, mandorle, mele. Così la mano dell’uomo ha pilotato la natura
di TELMO PIEVANI

Tutto cominciò quando i ghiacci iniziarono a ritirarsi. Intorno a 11 mila anni fa i rigori glaciali allentarono la presa e le popolazioni umane impararono a coltivare alcune delle piante di cui già si cibavano allo stato selvatico. Non che prima non fosse successo nulla: gli archeologi hanno scoperto macine e pestelli, con i quali venivano preparate farine di tifa (una pianta palustre comune) per fare proto-gallette, in siti di Homo sapiens risalenti a 30 mila anni fa. Quindi nella notte dei tempi molti tentativi di stoccaggio, di semina e di lavorazione delle piante potrebbero aver preceduto la rivoluzione agricola.
Già i Neanderthal masticavano camomilla e sceglievano le piante giuste per disinfettare la bocca e lenire i dolori, ma solo i nostri simili capirono come selezionare le piante per i loro scopi, modificandole attraverso incroci mirati. Si chiama “selezione artificiale” e può trasformare radicalmente la morfologia e il genoma di una pianta: si scelgono a ogni generazione gli esemplari con le caratteristiche più favorevoli (frutti più dolci e carnosi, semi più facili da raccogliere) e li si fa riprodurre a scapito degli altri. La storia del mais, uno dei cereali più coltivati al mondo, mostra come i primi agricoltori fossero ottimi agronomi, e inconsapevolmente anche genetisti. In Messico, circa 8.700 anni fa, venne selezionata una varietà di teosinte, pianta selvatica cespugliosa che cresce nella Sierra Madre, con una particolare mutazione che riduce il numero delle sue ramificazioni. In questo modo le “pannocchie” (in realtà spighe, le infiorescenze femminili del mais) essendo meno numerose, sono diventate di dimensioni enormi (da un centimetro a quarantacinque). Teosinte e mais oggi sono due piante diversissime, ma il primo è il diretto antenato del secondo. Anche il popcorn ha radici antiche: già 6.700 anni fa gli abitanti della costa settentrionale del Perù mangiavano il cereale gonfiato come spuntino.

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Risultato: compaiono stranezze genetiche come mele domestiche (il cui progenitore vive nei monti del Kazakistan e Cina) con un diametro triplo rispetto alle selvatiche, piselli dieci volte più grossi, banane e clementine senza semi. Le mandorle sono geneticamente modificate da migliaia di anni. Quelle selvatiche di origine asiatica infatti sono letali. Contengono amigdalina, una sostanza che, oltre a conferire un sapore amarissimo, durante i processi digestivi si scinde a produrre cianuro: una manciata di mandorle “originali” basta per uccidere un uomo. Una mutazione genetica può però inibire nel mandorlo la produzione di amigdalina. Generalmente questi individui mutanti non si diffondono nella popolazione perché i loro semi vengono mangiati dagli uccelli. Un agricoltore attento deve essersi accorto della piacevole caratteristica di questi esemplari, magari osservando proprio il comportamento degli uccelli, e ne ha fatto incetta favorendone la diffusione, prima inconsapevolmente e poi seminandoli direttamente.

to be continued