pioppi e cipressi

Ho fatto un sogno bellissimo. Chi è stato al mio vivaio lo sa, dietro c’è un boschetto incolto; la prima parte è proprio a ridosso del mio campo, sul fondo ma di lato, un prunaio di alberi da frutto dimenticati – no, non frutti dimenticati, proprio un frutteto lasciato andare, abbandonato a sé stesso o ai pruni, come preferite. In fondo, invece, c’è un bosco, piccolo e inelegante, ma ugualmente scuro e intricato. I boschi veri, secondo me, non dovrebbero mai perdere quel senso di timore che suscitano e questo ci riesce benissimo; forse perché non è proprio a ridosso della strada, non ci sono odiose cartacce a riportarci alla questione umana. Siamo separati solo da una serie di canalizzazioni per me benedette, perché mi hanno permesso di abolire le recinzioni. Sta di fatto che ho sognato che nelle vicinanze – sapete come sono fatti i sogni, abbondano di strani riferimenti non del tutto leggibili a mente lucida, quindi non saprei dire esattamente dove -, vagamente dietro, comunque molto vicino, alla distanza di un balzo per oltrepassare un fossetto, c’era un bosco piantato di alberi già grandi. Al centro c’era un pioppo cipressino (Populus nigra var. italica), sono sicura, e tutt’attorno non saprei dire, comunque piante più basse; tutto era impegnato a dare maestosità al pioppo: gigantesco, antico e anche un po’ spelacchiato.
E’ bella questa qualità dei sogni, a volte, di dare unitarietà ai nostri pensieri. Mi capita spesso di ritornare con la memoria alla fiera di Villa Borghese a Roma, dove eravamo sotto una serie di mastodontici cipressi (Cupressus sempervirens) amici – il cipresso è una pianta che non mi stanco mai di guardare e so che sarà sempre così, ma non è una pianta della mia giovinezza lombarda -, mentre in tante altre parti del parco ci sono dei lecci (Quercus ilex), che io non amo molto, e vicino al chioschetto dei panini c’era un Cercis siliquastrum vecchio, a due tronchi, superbo. Ora mi arriva, dalla sospensione della coscienza, questo pioppo cipressino, quello sì un imprinting lombardo.
La fine della storia è sconosciuta ai più, soprattutto a me.

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