allarme palme

Sulla prima pagina della Repubblica di oggi – qui trovate l’edizione elettronica – c’è un articolo sulla strage delle palme ad opera del punteruolo rosso, un coleottero che è arrivato in Europa dalla Melanesia e che sta velocemente decimando la popolazione di palme presenti nel bacino del Mediterraneo.
L’avevo già  letto sulla stampa specializzata e mi fa piacere vedere che la notizia è degna della prima pagina di un quotidiano nazionale. Insomma, da un lato mi fa piacere, significa che le tematiche ambientali hanno un minimo di rilevanza pubblica, dall’altro mi lascia sempre un po’ perplessa il fatto che le notizie, per diventare appetibili, debbano assumere i toni dell’urgenza.

Riporto qui l’intervista a Giuseppe Barbera, docente di colture arboree presso la facoltà  di agraria dell’ Università  di Palermo, che non c’è nella versione web.

– Proprio non c’è nulla da fare per salvare le palme?
«Una palma attaccata non puಠvivere, è ormai priva dell’apice vegetativo, che assicura nuove foglie. Si puಠperಠagire preventivamente, eliminando tutti i focolai di infezione».
– E la chimica, che ha sempre fatto miracoli nei campi?
[!?]
«La prima strada che viene seguita è la più facile e scontata, quella dei pesticidi chimici che avvelenano gli invasori biologici. Fallita la speranza che poche palline di naftalina siano sufficienti a tenerli lontani si è provato con principi attivi di ogni tipo e di ogni forma. Anche i gas letali emessi dal fosfuro di alluminio sono stati testati. Ma in questo modo muoiono gli altri insetti benefici, gli uccelli e i rettili, si isterilisce il suolo e si avvelenano le falde acquifere».
– E la tecnologia puಠfare qualcosa?
«Esistono tecnologie dolci come le trappole a feromone. Appese allo stipite richiamano le femmine. Le prime che arrivano in volo affogheranno, ma serviranno a lanciare l’allarme. L’illusione sessuale funziona anche con la tecnica del maschio sterile. Bombardato in laboratorio dai raggi gamma sarà  incapace di fecondare le femmine».

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