ogm outing

Gli organismi geneticamente modificati sono l’argomento del momento. Sto impazzendo nel tentare di capirci qualcosa: leggo, cerco, mi informo. Vedo la mia limitatezza e non saprei argomentare per nessuno degli schieramenti in campo. Mi sembra che i contrari vivano una contraddizione difficile da sopportare: abbattere la complessità  e abbracciare una semplificazione delle scelte di vita. In pratica, invece di riconoscere e riconoscersi nella complessità , si cerca di fiaccarla nel proprio piccolo, creandosi un’oasi. I favorevoli, per contro, sembrano accettare la complessità  e tentare di governarla, ma, al momento, ci propongono un modello alternativo difficile da digerire: una sorta di faldone tecnologico opaco e scarsamente leggibile, porto da non si sa bene quali mani.

A tutto ciò si aggiunga la maledizione dell’informazione che tenta di polarizzare qualsiasi argomento, che cerca frasi orecchiabili da attaccare ai nostri discorsi per renderci comodi veicoli ambulanti di questa o quella teoria.

Bene, io mi oppongo e prendo tutto, il pomodoro canestrino – che è tanto buono, e le magagne genetiche – ricche di potenzialità  di servizio. Vale a dire, vorrei che si imparasse ad assaporare la natura come è davvero, con i pomodori che avvizziscono in breve tempo, i fiori che hanno una stagionalità  e quindi una bellezza ondivaga e ineffabile, molto lontana dal turgore di photoshop, il prato allietato dalle pratoline, gli ontani del fosso che si disseminano ovunque, soprattutto nei vasetti di Geranium, e altre amenità  che ci affanniamo a stornare dai nostri giardini. Non desidero una manipolazione genetica ai fini del miglioramento “estetico” – un pomodoro apparentemente appetitoso, ma sostanzialmente fasullo, però non me la sento di adeguarmi al pessimismo di fondo di quelli che dicono no a prescindere. Il crinale è sottile e scivoloso e pieno di insidie, mi rendo conto, ma invocare scenari apocalittici è una forma di condizionamento a cui non voglio sottostare.

Una cosa è sicura, se lasciamo la ricerca e la sperimentazione nelle mani di pochi che hanno obiettivi discutibili e rifiutiamo di averci a che fare, difficilmente i risultati saranno confortanti. Se magari apriamo uno spiraglio di dialogo, grazie a ricerche di istituti pubblici universitari, è più probabile che si riesca a ottenere chiarezza di intenti e benefici.

Per ora resto qui, immagazzino informazioni e accetto le inevitabili contraddizioni cui andrò incontro.

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