Meanwhile, not in Italy…

Due notizie recenti hanno colpito la mia attenzione, per vari motivi. Essenzialmente si tratta del riutilizzo di pezzi di città, ed è una cosa sempre interessante: di permettere al XXI secolo di impadronirsi di vecchia roba che sta lì da troppo tempo, quasi un intralcio, per renderla viva di nuovo, utile e ganza. Perché le infrastrutture hanno un senso in quanto offrono un servizio, quando questa capacità viene meno – e cambiano tutti i parametri che muovevano cose e persone, presto si trasformano in un’occupazione indebita di spazio. E noi stessi siamo molto diversi, ci piace andare in bicicletta, stare all’aperto, sederci sotto agli alberi, coltivare i pomodori – o forse piace solo a me?! La pianificazione del territorio tiene le redini di un animale in continuo movimento; alcune gestioni reagiscono meglio di altre, forse sanno ascoltare con più attenzione i messaggi di cambiamento e indirizzano prima le energie dove c’è bisogno.

L’esperienza della High Line a New York ha segnato – e siamo solo all’inizio – un punto importante nella risposta alle nuove necessità urbane; e ora ci riprovano con la QueensWay. Nel 2011, un gruppo di residenti del Queens (un distretto della città di New York) che vive in prossimità della LIRR Rockaway Beach Branch – un servizio ferroviario urbano in disuso dal 1962 – ha formato un comitato per studiare e proporre la costruzione di un parco simile alla High Line. Al momento sono stati incaricati due studi di architettura, urban design e pianificazione territoriale per studiare e valutare la fattibilità del progetto; i residenti si riuniscono regolarmente per discutere le proposte, e l’idea procede cercando di acquisire forza e concretezza.

La seconda notizia riguarda Londra e probabilmente ha un livello di fattibilità superiore; i giornali italiani la danno come una cosa certa, ma il Guardian, in un articolo lungo e interessante, parla dell’intero progetto e poi lo ridimensiona riportandolo a un percorso iniziale di 6,5 km.
Il Sole 24 Ore ha tradotto a grandi linee l’articolo:

Partono a Londra i lavori per la realizzazione della prima pista ciblabile sopraelevata, una SkyCycle che dovrebbe coprire tutti i punti principali della città, collegandosi alle principali stazioni metropolitane. SkyCycle permetterà ai ciclisti di “volare” su tre livelli con numerosi accessi alla pista, senza intralciare il traffico dei mezzi urbani.
Il progetto è quello di un percorso di oltre 210 chilometri che si aggancerà alle infrastrutture ferroviarie a zero consumo di suolo. Strutture tubolari in vetro, prive di copertura, avvolgono una gabbia elicoidale la cui forma crea percorsi fluidi e dinamici che popolano tetti di edifici e vecchie linee ferroviarie. Il progetto, sarà curato dagli studi di Exterior Architecture, Foster and Partners e Space Syntax e una volta realizzato permetterà ad oltre 6 milioni di londinesi di recarsi al lavoro in bicicletta. Il pedaggio sarà a pagamento, ma il prezzo sarà inferiore alla metà del costo del biglietto metro o bus. Il sindaco Boris Johnson ha già dato il via ai lavori per la prima tratta, che collegherebbe Liverpool Street con l’East London.

Il progetto è giustamente molto ambizioso, Sam Martin di Exterior Architecture dice che il sogno è quello di potersi svegliare a Parigi, andare in bicicletta alla Gare du Nord, prendere il treno per Stratford per poi proseguire in bici verso il centro di Londra in pochi minuti – abbastanza esaltante anche solo pensarci. E tutto nasce dal progetto di quando era ancora studente di un impiegato, Oli Clark, sviluppato a pezzi successivi quasi come un passatempo all’interno di Exterior Architecture.
D’ora in poi potrò fantasticare di arrivare a Londra col mio ferrovecchio!

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