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scrutare il paesaggio

Siamo soliti considerare ciò che ci sta attorno come qualcosa di eterno, o almeno pari alla nostra durata, inamovibile, grazie all’inerzia propria delle cose e facente parte, con l’andare del tempo, oltre che del paesaggio fuori di noi, anche del nostro mondo interiore. Eppure le cose cambiano, a dispetto della nostra scarsa partecipazione. Il paesaggio agricolo, in particolare, forse per il fatto di circondarci e quasi assorbirci, sembra sempre lì, in piano o in collina, docile al nostro sguardo. Ma tutti abbiamo i ricordi dei nostri nonni, vecchi di un secolo, oppure più recenti, dei genitori, o i nostri stessi ricordi; e sono racconti stupefacenti di un passato tutto sommato vicino, ma animato da elementi diversissimi, sconosciuti, da non credere.
Per carattere sono poco incline alla nostalgia, mi interessa sempre di più quel che sarà, e come un allampanato detective scruto gli indizi del futuro presente; alla fine, investigare le avvisaglie e fare ipotesi bislacche è molto più divertente. Anzi, direi che conoscere il passato è utile soprattutto per impostare un’indagine fruttuosa sul futuro – e agire – altrimenti è accademia. Insomma: più segugi e meno seduti!

Per tornare al paesaggio, stamane ho trovato questa immagine

e le considerazioni ad essa legate “Cartelloni pubblicitari come segnali deboli della crisi”.

Perché alla fine il paesaggio non è solo le cose belle che decido di vedere, che il mio sguardo seleziona dopo un accurato lavoro di epurazione, ma è soprattutto ciò che davvero c’è.
E se al posto di tutti quei cartelli in disarmo piantassero dei begli alberi, un pioppo cipressino (Populus nigra var. italica) qui, un olmo (Ulmus minor) là , in fondo un bel carpino (Carpinus betulus)? In una sorta di cortocircuito, al posto del nostalgico “una volta qui era tutta campagna”, diremmo ai nostri figli “una volta qui era tutta pubblicità”.
Oppure, come dice l’autore della foto:
Se l’agenzia fosse veramente creativa, proporrebbe questi scheletri vuoti agli enti del turismo come guerriglia “Oggi pubblicizziamo il vostro territorio, che forse non conoscete, o non vi siete mai fermati a osservare”.

Carlina acaulis

A Masino mi hanno regalato un “segnatempo”, vale a dire una Carlina acaulis.

Come potete leggere su Wikipedia:
“Le popolazioni rurali utilizzano questa pianta per le previsioni del tempo, infatti le squame del capolino si aprono a stella con tempo secco e si chiudono con l’umido (comunque si chiudono sempre dopo il tramonto del sole per riaprirsi al mattino successivo). Questo probabilmente per proteggere il polline dalla pioggia. I capolini hanno forti caratteristiche igroscopiche.”

Ho sempre desiderato seminare la Carlina e ora che ce l’ho accanto la tentazione è fortissima; chissà  che a gennaio, quando davvero deciderಠla nuova produzione, non abbia cambiato idea. In questi ultimi anni ho appagato il desiderio di grandi margherite con la Berkheya purpurea, una sontuosa sudafricana che fiorisce a intervalli successivi da giugno a ottobre.
Ma quanto sono belle le piante spinose, esagerate e cattive!

affacciarsi alla vita

Stiamo aggiornando le pagine del catalogo: alcune piante seminate e trapiantate in primavera sono già  pronte per essere messe a dimora, altre hanno bisogno di qualche settimana in più per affrancarsi e sgranchire le radici a terra.

stay tuned!

oggi ore 11:44


[anche Google si ricorda dell'equinozio di primavera]

update: qui c’è un vento gelido che sega via le orecchie, nel più tipico stile marzolino!

intelligenza, passione e libertà 

Un pensiero affettuoso a Ippolito Pizzetti, che non ho mai conosciuto ma sempre apprezzato per la schiettezza di espressione e la profonda conoscenza delle piante.

Qui nelle parole di Paolo Pejrone.
Qui nella sua bella Garzantina.

speranza progettuale

Stamane presto pioveva. La pacchia è durata poco, perಠalmeno mi permette di essere qui piuttosto che al vivaio. Ci vorrebbe proprio una giornata intera di quella bella pioggia vera, lenta e inesorabile, che lava tutto e lascia le piante rinvigorite, fresche, croccanti e cresciute. Invece è tutto un impasto di terra fine, afa e atmosfera fungina. Che ci volete fare. E ora ci si mette anche il gatto che mi salta sulla tastiera e mi fa fare gqntzpstttpghnà²à²à²à² a profusione.

Mi consolo con la lettura.
Ho letto, appunto, che Gilles Clà©ment si oppone alle decisioni in materia di pianificazione territoriale del nuovo presidente Sarkozy. Apprendo dal COMMUNIQUE che si riferisce soprattutto alla scarsa attenzione ambientale e alla rinuncia al controllo dello sviluppo industriale e dei trasporti. Per questo motivo Clà©ment lascia alcuni incarichi in Francia e decide di occuparsi esclusivamente di quei progetti che gli permettono di perseguire l’idea e mettere in pratica il Jardin Planà©taire.
Io non sono cosଠaddentro alle questioni francesi per formulare un giudizio compiuto e sensato sui possibili sviluppi della politica di Sarkozy, ma apprezzo un pianificatore che compie delle scelte privandosi di alcuni incarichi.

Nella fattispecie, Gilles Clà©ment ha partecipato al festival di architettura che si è svolto a Cagliari alla fine di giugno, il cui tema principale è stato “Scrivere i paesaggi”. Leggo dal sito:

In quattro giorni di incontri, progettisti e autori, filosofi e designer, esponenti delle istituzioni e giornalisti saranno attori di un dialogo generale che le discipline e i differenti saperi hanno instaurato da tempo. L'interazione tra i vari modi di indagine del paesaggio e dello spazio costruito ha già  fornito occasione di confronti fecondi dal punto di vista intellettuale e progettuale. Il festival puಠessere la piattaforma ideale per presentare a un pubblico vasto ma anche specialistico l’aggregato di questi risultati e dei progetti in corso d’opera.

A me interessa soprattutto la realizzazione dei progetti in corso d’opera: il passaggio – cosଠproblematico in Italia – dall’indagine teorica alla traduzione pratica.

Vedo nelle note che si parla del parco archeologico di Tuvixeddu, a Cagliari, un’importante necropoli punica con tombe a pozzo dietro la quale si estende un profondo canyon artificiale – il luogo è stato una cava per l’estrazione di materiale edilizio fino al secolo scorso. Qui una foto aerea del sito.

La nota termina cosà¬:

Per vivere la dimensione affascinante e curiosa di questo sito, preparatevi a un viaggio in Sardegna. Che non sarà  tra troppo tempo: lo stesso Renato Soru [il Presidente della Regione Sardegna] è intervenuto in chiusura confermando le buone probabilità  di realizzare a breve questo progetto.

Il gatto intanto si è addormentato. Speriamo che non si svegli all’improvviso e con uno stiracchiamento cancelli tutto.

pioggia molesta

Bisogna caricare sul furgone le piante da portare a Villa Caruso e piove a catinelle…

afa bianca

Che tempo balordo: niente ventilazione, panorama bianco, cielo pesante; come stare all’ interno di una serra gigante. E le piante soffrono, soprattutto quelle in vaso piccolo. L’ acqua evapora a fatica e il caldo opprimente cerca di lessare le radici, ma se non si annaffia le piante intristiscono. Tutto perde vigore, anche gli esseri umani. Si lavora fra un abbassamento di pressione e un giramento di testa.

Una nota positiva: al mio Dianthus deltoides ‘Nelli’ tenuto a stecchetto di acqua, questo caldo gli fa un baffo.

tutto insieme

Eccoci arrivati al periodo più intenso dell’ anno. Maggio e giugno sono i mesi nei quali c’è letteralmente TUTTO da fare: le piantine in semenzaio sono da ripicchettare nei vasetti, è il momento delle fiere in giro per l’ Italia, arriva più gente in vivaio, le piante cominciano ad avere davvero sete, le infestanti fanno a gara per occupare velocemente ogni angolino disponibile, il prato sarebbe da pareggiare quasi ogni giorno, il telefono squilla, il cellulare rimbomba, il frigorifero è vuoto e la pancia pure. Ah già , adesso c’è anche il sito che reclama attenzione. Insomma, ora ho mal di testa e godo di uno sprazzo di calma apparente, quando la Cibalgina avrà  fatto effetto ricomincerಠla corsa contro il tempo tiranno.

Alla Versiliana mi sono comperata un Citrus mitis ‘Foliis Variegatis’ (calamondino variegato) bellissimo che allieterà  il lungo inverno nulla/pocofacente del vivaista.

Il calamondino viene dal vivaio di Maurizio Lenzi di Pescia che cura un’ interessante produzione di agrumi in vaso coltivati secondo la tradizione toscana.

secondo giorno

Non è tanto il primo giorno di primavera che manca, di inizi ce ne sono stati tanti. Il sabato che è appena passato, ad esempio, quel bel sole caldo. Ma la domenica, nonostante l’ accelerazione impressa dal cambio dell’ ora, eravamo daccapo. Tutto bianco, sole postatomico.

Io ora il primo giorno di primavera non lo aspetto nemmeno più: ora pretendo già  il secondo e il terzo e via cosà¬!