Archive for the 'tempo' Category

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wild at heart

Ci sono questa canzone di Niccolò Fabi e questo articolo di Christian Raimo – se state vivendo un momento di tristezza, achtung!, magari non ascoltatela/leggetelo in sequenza ma fate passare qualche ora frivola tra una e l’altro – bellissimi.

E c’è questo libro

il cui sottotitolo DESIGNING PLANT COMMUNITIES FOR RESILIENT LANDSCAPES è rincuorante e apre nuovi modi di costruire un futuro umano appagante e inclusivo, incurante della rapacità di alcuni. Lo sto leggendo e mi sta insegnando tante cose che presto cercherò di fare vostre.

E poi c’è anche quest’altro libro

che voglio comprare al più presto.

Basteranno le giornate di pioggia?

PS: grazie a chi legge il sito e a chi compra le mie piantine! (L’imbarazzante verità è che vi voglio bene.)

ripicchettare le piantine

Continuiamo il lavoro iniziato con la semina.

Ora le piantine dovrebbero essere nate, soprattutto le annuali che – in genere – hanno una capacità di germinare elevata e veloce. Vi sconsiglio di seminare troppo presto, so che è difficile resistere e a febbraio vorremmo tutti avere qualcosa di verde sotto gli occhi e per le mani, ma tenere i semenzali pieni in giro spesso significa avere piantine stentate soggette a ogni malanno e incidente. Secondo me la semina è un pensiero positivo che ci accompagna nel tempo, ma nella pratica deve essere un atto risoluto, immediato e svelto.

Allium senescens plug, ripicchettare Cleome spinosa 'Violet' plug, ripicchettare in vivaio

Qui sopra vedete come hanno radicato alcune piantine. Indicativamente le annuali più conosciute nascono in una settimana/dieci giorni e in maniera piuttosto regolare, insieme e alla stessa altezza. Anche alcune perenni sono dei bravi soldatini: i Leucanthemum, i lupini, la gaura, la veronica – le prime che mi vengono in mente -, ma molte hanno bisogno di più tempo e crescono alla spicciolata. Siate pazienti e non gettate la spugna – vale a dire non buttate le placche seminate troppo presto, talvolta le sorprese sono positive.
Una cosa che non mi stanco mai di ripetere: appena le piantine sono cresciute e iniziano a vedersi le prime foglie vere, RIPICCHETTATE! non state lì a rimirarle, fare foto e complimentarvi con voi stessi, RIPICCHETTATE! Quando meno ve l’aspettate arriva un lumacone, un fungo, un marciume del colletto e voi rimanete lì storditi a guardare la triste immagine del vostro fallimento. Vita vissuta.

ripicchettare le plug ripicchettare le piantine seminate

Insomma, riempite di terriccio buono dei vasetti, estraete con una leggera pressione la piantina dalla sua sede (potete anche infilare un lapis nel buchino di sgrondo dell’acqua e sollevarla) e mettetela nel nuovo vasetto. Anche se vi sembra piccola, minuscola: alcune piante non amano stare in serra negli alveoli, dove le temperature diventano elevate, circola poca aria e ogni tanto arriva una lucertola a schiacciarle.

Bagnate bene e lasciate i vasi fuori a mezz’ombra per una decina di giorni, due settimane. Date acqua ma non affogatele (le radici non hanno ancora riempito tutto il vaso). Godetevi la crescita – ora sì che potete fare foto e aspettare i like su Facebook.
Dopo che si sono abituate a stare all’aperto e sono un po’ cresciute potete metterle al sole (se sono piante che amano il sole, naturalmente).

accostamenti

Aquilegia caerulea 'Koralle', Rheum palmatum, Selinum wallichianum

Aquilegia caerulea 'Koralle', Rheum palmatum, Selinum wallichianum

Questa sera in vivaio: nelle foto si vedono i fiori della Aquilegia caerulea ‘Koralle’, le grandi foglie verdi sopra e bordeaux sotto del Rheum palmatum e le foglie a trina del Selinum wallichianum.

VerdeMura e alberi in città

Segnalo un incontro davvero importante che si svolgerà in occasione di VerdeMura:

venerdì 1° aprile presso la porta Santa Maria si terrà la tavola rotonda, moderata da Francesca Marzotto Caotorta, Alberature urbane tra presente e futuro.

Interverranno Francesco Ferrini, professore di arboricoltura dell’Università di Firenze, Francesco Mati, della nota famiglia di arboricoltori pistoiesi, Antimo Palumbo, storico degli alberi e divulgatore scientifico romano e il professore Giacomo Lorenzini del dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Pisa.

È un tema molto interessante e di grande attualità – non solo in Italia, ma in tutte le città (sia le capitali, che le piccole realtà) soprattutto europee che si trovano in questi anni a gestire un patrimonio arboreo tanto fondamentale quanto problematico. Vi invito a tralasciare per un attimo gli acquisti e a dedicarvi all’incontro, sia per imparare che per partecipare alla discussione.
Se avete la possibilità di divulgare la notizia sui social, per cortesia, fatelo; credo che una cittadinanza consapevole, interessata e attiva sia quanto di più sano possiamo augurarci per la vita di tutti (alberi compresi).

Akebia pasquale

Buona Pasqua!

Buona Pasqua!

seminare in primavera

Eccoci, è arrivato il momento di seminare. Qui vi propongo un metodo base, elementare e semplice per iniziare con le semine. Volutamente evito ogni complicazione e tecnicismo che può allarmare il neofita; questa semina facile non va bene per tutto, alcune piante sono noiose da moltiplicare, è vero, alcune volte la germinazione va indotta, eccetera, ma qui si respira un’aria di leggerezza, quindi rilassatevi e proseguite.

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Potete usare i contenitori da sei uova, fate un buchino in fondo per far andar via l’acqua, easy. Consiglio: se fate l’orto e comprate le piantine già pronte, tenete i contenitori e riutilizzateli.

le placche da semina

le placche da semina

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Riempite di terriccio lasciando 2/3 mm di bordo libero in cima.

la giusta quantità di terriccio

la giusta quantità di terriccio

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Piegate la bustina con l’unghia creando uno scivolo dritto per far rotolare i semi. Quanti semi mettere? Io vi consiglio di essere generosi (in ogni occasione), ai semi piace stare in compagnia.

spargere i semi dalla bustina

spargere i semi dalla bustina

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Mettete uno strato sottile di terriccio a coprire i semi; più sono piccoli, meno terriccio va messo. Scrivete il nome della pianta che aspettate – fatelo davvero, all’inizio sembra che ci ricorderemo tutto per sempre, passata una settimana arrivano i dubbi.

coprire di terriccio e scrivere il nome

coprire di terriccio e scrivere il nome

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Posate la placca su una cassetta ribaltata in modo che il fondo sgrondi bene l’acqua di annaffiatura. Astuzia fondamentale: mettete uno strato di sale grosso intorno alla cassetta – ai lumaconi piacciono tantissimo le giovani piantine e vi assicuro che in una notte sono in grado di fare grosse scorpacciate, se non volete piangere la mattina dopo, salate bene tutto attorno. Il sale semplicemente le tiene lontane e non è tossico per gli altri animali.
Se il vostro problema sono i topini di campagna (ghiotti di semi di graminacee, provare per credere), mettete le cassette su tavoli con le gambe lisce, di solito non riescono ad arrampicarsi.

alzare da terra e vaporizzare

alzare da terra e vaporizzare


Bagnate con un flusso leggero, potete usare un vaporizzatore o un irrigatore a rosa fine, l’importante è che il flusso dell’acqua non sposti troppo il terriccio di superficie e non faccia buchi. Però state attenti a impolpare bene il terriccio, che tutto il contenitore si riempia, piano piano.
A questo punto spostate la cassetta in un posto riparato, l’ideale sarebbe una serra fredda, ma va bene anche una veranda, una terrazza semi-coperta o semplicemente un angolo dove non passino cani e gatti e figlioli piccoli.

Ora potete andare a farvi le unghie in santa pace. Quando saranno nate le piantine riprenderemo il discorso.

giovani virgulti, futuri giganti

Rheum palmatum

Rheum palmatum

primavera 2016

Stiamo aggiornando la pagina delle mostre mercato, come potete vedere sono più o meno le solite, ma è molto probabile ne venga aggiunta qualcuna.

High Mowing Organic Seeds

Gennaio, insieme ad agosto per certi versi, è uno dei mesi in cui il pensiero dei semi è più intenso – agosto è soprattutto un mese di raccolta e di chiusura mentre gennaio è l’apertura verso la nuova stagione. Oggi Gardenista ha ripubblicato (ultimamente riciccia assai) un articolo su High Mowing Organic Seeds, un’azienda agricola che produce semi da orto e da giardino bio con sede a Wolcott, nel Vermont. Spediscono solo negli Usa e in Canada, ma tengono un blog davvero ben fatto e aggiornato su tecniche, stagionalità, varietà e novità in campo orticolo.

E comunque è inutile che se la tirino, i nostri pomodori cresciuti al sole vero sono sempre i più buoni!

prosa d’autunno

So che con l’autunno scatta la commozione e dovrei forse proporre fotografie di struggimento: foglie che virano al rosso rugginoso, bacche che racchiudono segreti, castagne pungenti, funghi, atmosfere boschive e tutta la retorica sia in immagini che in rievocazioni poetiche. Però, appunto, molto spesso è mestiere e non riesce più a comunicare niente a parte una blanda condivisione, un sentimento generico.

La verità, per me, è che mi accorgo che è arrivato davvero l’autunno quando il mio olio di cocco diventa burro. Prendo la boccetta, svito e rovescio nelle mani ma non esce niente; è un attimo.
Posso aver visto mille foglie rosse, cento petali che cadono, ma la vera prova che è arrivato l’autunno è solo nella mia boccetta di olio di cocco.

Buddleja globosa

Buddleja globosa

anche la Buddleja globosa ha caldo oggi!

È inutile, a me le buddleje piacciono: diventano grandi, a momenti in stagione anche sgraziate, però sono così generose e profumate. Amatissime non solo dalle farfalle, ma anche dalle api e (non dovrei dirlo) dalle formiche (don’t worry, quelle a vegetazione invernale, che hanno fiori dolci, cerosi e spandono profumo tipo bomboletta).
Questa in particolare diventa molto grande e ha una fioritura, pur bellissima (quasi arcaica, sia per colore che per forma), abbastanza limitata nel tempo, quindi inadatta ai piccoli giardini, ma da naturalizzare nei luoghi aperti, in libertà.

Amsonia

foglie di Amsonia

foglie di Amsonia

La differenza principale fra le tre Amsonia che coltivo in vivaio è nella dimensione delle foglie; come si vede bene dalla foto, da sinistra ci sono la illustris, la tabernaemontana e la hubrichtii. Tutte cambiano colore in autunno, quella forse più spettacolare è la hubrichtii che diventa d’oro (anche le altre, però perdono prima il fogliame) per un lungo periodo di tempo.

mostre mercato 2015

È stata aggiornata la pagina delle mostre mercato alle quali parteciperemo nel corso di quest’anno. Speriamo di essere in tanti e che vi piacciano le nostre piante!

E, mi raccomando, ricordate che nei fine settimana non occupati dalle fiere ci trovate in vivaio, lieti di incontrarvi. Qui i contatti e di là la strada.

evoluzione delle piante #2

Continua da ieri:

Pure le antenate delle solanacee erano tossiche, per difendersi da funghi e insetti, ma grazie alla modificazione genetica inconsapevole oggi mangiamo melanzane (dall’Africa), patate (dalle Ande, dove ancora resistono 5 mila varietà differenti), pomodori e peperoncino (dall’America centrale e meridionale).
In questa storia di geni prima della genetica, per prima venne la Mezzaluna Fertile: la regione dei monti Karakadag in Turchia ospita ancora quello che la biologia molecolare ha mostrato essere l’antenato comune di tutte le varietà di frumento oggi coltivate. Tuttavia la domesticazione delle piante avvenne in più luoghi della Terra indipendentemente, forse persino sei o sette volte in un periodo compreso tra 11 mila e 7 mila anni fa, interessando di regione in regione le diverse specie localmente disponibili. Da questi nuclei originari si diffuse poi in due modi: con l’apprendimento delle tecniche e il trasferimento culturale, oppure con l’espansione demografica dei coloni agricoltori. Le piante coltivate fecero grandi viaggi planetari, soprattutto grano, mais, riso, legumi e piante da frutta (la prima fu il fico), ma anche cacao e caffè. Le grandi ricette della cucina italiana sono a base di piante provenienti da tutto il mondo.

°*°*°

Grazie alle piante coltivate il mondo non fu più lo stesso: la crescita della popolazione innescò colonizzazioni, meticciati e conflitti. L’accumulo di risorse permise la nascita di ceti non produttivi: i politici e i burocrati, i soldati, i sacerdoti, gli artigiani, gli scribi e gli intellettuali. La maggiore disponibilità di cibo produsse un aumento della densità di popolazione, che a sua volta incrementò la domanda di coltivazioni. Eppure noi oggi pensiamo che l’agricoltura sia il dominio del “naturale” per eccellenza. In realtà fu il momento in cui per la prima volta l’Homo sapiens riuscì a far produrre agli ecosistemi ciò che naturalmente non avrebbero mai generato. Fu a tutti gli effetti una forzatura del gioco evolutivo. Un vigneto in Toscana o i terrazzamenti delle risaie in Laos oggi ci sembrano l’emblema di paesaggi integri e naturali, ma sono il frutto di migliaia di anni di interventi umani. Nell’evoluzione umana il confine fra naturale e artificiale ha cominciato a sgretolarsi migliaia di anni fa e oggi è impossibile da tracciare.
Se adottiamo uno sguardo evoluzionistico, scopriamo qualcosa di ancora più sorprendente. Noi non coltiviamo le querce e non mangiamo le ghiande (sono amarissime). Solo poche migliaia di specie vegetali sono commestibili, e poche centinaia sono state addomesticate. Affinché convenga investire tempo ed energie per coltivarla, una pianta deve essere ricca di sostanze nutritive, produrre raccolti abbondanti e accessibili, avere una crescita veloce. L’accoppiata di cereali e legumi, per esempio, è un’ottima fonte di energia a base di carboidrati e proteine. Il sapore non deve essere eccessivamente amaro, né il frutto o il seme eccessivamente duri. Possedere o meno queste caratteristiche mise in competizione involontaria le specie vegetali fra loro nell’essere più o meno appetibili per i primi agricoltori. In pratica, alcune piante ci hanno “usati” come veicolo di diffusione e hanno avuto un successo globale. Non solo, le piante si sono coevolute con noi e hanno cambiato la nostra fisiologia, attraverso l’alimentazione, la medicina, la cosmesi, le sostanze psicotrope, le spezie, i tessuti, gli innumerevoli materiali di origine vegetale (dal legno alla carta alla gomma). Insomma, noi pensiamo di averle addomesticate, ma forse sono loro ad avere addomesticato noi.

azienda agricola Floriddia

Andai a vedere l’azienda agricola biologica Floriddia nel mese di giugno dell’anno scorso e le colline dal profilo morbido e accogliente seminate a cereali mi sembrarono un vero spettacolo, lontano dal racconto a volte troppo vernacolare che si fa della Toscana: era una vista che portava verso un futuro bello e pulito, alla luce forte del sole.
Come potete leggere dal loro sito, curano direttamente l’intera filiera; coltivano vari tipi di grano, avena, farro, miglio, ne ricavano farine, coltivano anche legumi (ceci, lenticchie), producono pasta di diversi cereali e due volte alla settimana sfornano un pane sopraffino – casualmente mi trovavo lì al momento in cui uscivano le pagnotte fragranti, mezzo chilo di piacere.
Andai una seconda volta a dicembre ed ebbi l’opportunità di visitare il mulino e il forno. Spesso parlando di attività antiche, soprattutto legate alla terra, si tende a confondere il pittoresco con l’autentico – forse tutti abbiamo l’immaginario guastato da anni di pubblicità che mostrano contadini che accarezzano le spighe e falciano a mano (e da soli!) ettari di campo. Bene, per fortuna non è così e spero che al più presto anche i pubblicitari se ne accorgano. Nel mondo contemporaneo occidentale occuparsi di agricoltura è lavorare con i mezzi di oggi, è conoscere le macchine e saperle utilizzare al meglio, conoscere la materia prima (la natura) e rispettarla davvero nel profondo, senza mistificazioni. E la vera agricoltura biologica è buona e da seguire non solo e non tanto per il bene che fa al singolo, il piacere di mangiare un pane prodotto con farine di prima qualità, ma per la salute di tutti: usare con parsimonia e non inquinare le acque, non intossicare gli animali (noi compresi), non alterare troppo gli equilibri naturali – anche se, nel nostro mondo, chi può dire con certezza cosa è “naturale” e cosa è indotto dall’uomo, è la nostra stessa presenza che altera e crea nuovi equilibri, paradossalmente per tornare all’eden primigenio dovremmo estinguerci.
Quindi, se ci andate, vedrete un forno a legna di ultima generazione, senza eccessi di farina sul fondo, un mulino con la macina di pietra all’interno di una struttura metallica che la protegge, tutte le strutture moderne, pulite, aspirate dalle ceneri dell’essiccazione. Però assaggerete anche uno squisito pane lievitato con pasta madre, potrete comprare diversi prodotti, sia chicchi che farine che lavorati, il tutto in un ambiente contemporaneo e piacevole, che ringrazia l’antico nella maniera più bella e autentica, semplicemente praticando il vero.

auguri con Ilex

per un 2015 ricco di piante e fortuna

fioriture veloci

Tra le cose che mi vengono chieste più spesso – con la voce bassa e la ruga in fronte – c’è: “ma quando fiorisce?”, aspettandosi in risposta quanto meno “l’anno prossimo”, se non “nel giro di un paio d’anni, forse tre”. Ebbene, amici, state sereni: la maggior parte delle erbacee perenni fiorisce il primo anno. Con i dovuti distinguo, se a settembre metto a dimora una Digitalis purpurea, un’Euphorbia characias o qualsiasi altra pianta a fioritura primaverile, dovrò aspettare la fine dell’inverno per vederne i fiori, ma moltissime erbacee estivo-autunnali seminate a marzo fanno i fiori nel giro di tre/quattro mesi.
Vi agevolo una foto:

22 luglio 2014 - il posto delle margherite

22 luglio 2014

Nell’immagine potete distinguere:
Verbena rigida = semina 7 marzo, inizio germinazione 2 aprile, rinvaso 21 maggio
Linaria purpurea = semina 7 marzo, inizio germinazione 19 marzo, rinvaso 16 aprile
Eryngium yuccifolium = semina 7 marzo, inizio germinazione 6 aprile, rinvaso 20 aprile (era Pasqua!).

E se non siete convinti, eccone un’altra:

il posto delle margherite - 22.7.2014

22.07.2014

qui ci sono una Verbena hastata ‘Pink Spires’ (semina 7 marzo, inizio germinazione 2 aprile, rinvaso 3 giugno), un’Echinacea purpurea ‘Alba’ (semina 12 marzo, inizio germinazione 26 marzo, rinvaso 17 aprile) e un’Agastache rugosa (semina 14 maggio, rinvaso 15 giugno).

Potrei metterne altre, anzi, addirittura alcune hanno già fiorito e terminato, la Salvia nemorosa, ad esempio. Per non parlare della Verbena bonariensis e della Gaura lindheimeri, praticamente sempre in fiore, come pure molte varietà di Nepeta, l’Helenium e la Boltonia.

The Garden – semina e talee

Come avevo già detto, “The Garden” il mensile degli abbonati alla RHS, è una buona rivista che offre molte nozioni pratiche. Spesso gli approfondimenti si trovano in formato pdf sul loro sito; in particolare a gennaio parlarono di semine. Ora è troppo caldo per seminare, vi consiglio di inserire cuttings (talee) nella stringa di ricerca, escono tante cose interessanti che vi aiuteranno in un lavoro semplice e di grande soddisfazione.

Planting: a new perspective

Il libro cui accennavo l’altro giorno è
Piet Oudolf and Noel Kingsbury, Planting: a new perspective, Timber Press, 2013

e se cliccate sulla foto potete leggerne qualche stralcio; anche se, secondo me, è da avere. Perché è un libro difficile, lento e laborioso nella lettura – non per l’inglese che, anzi, è piuttosto semplice – che obbliga a pause, a ricerche ulteriori. Perché è un libro profondamente moderno, di domani, quasi più che oggi. Parla di ciò che oggi è ancora in nuce e che sarà; come potrà/potrebbe essere il mondo. Ma non pensiate sia un libro fumoso, new age, teorico, per niente: è preciso, sul campo, angolato, dritto, lucido e informatissimo (con tantissime indicazioni sulle singole piante). Ho l’impressione sia la summa del lavoro che Oudolf (e altri, in realtà; vengono nominate molte personalità del giardinaggio contemporaneo, con grande generosità) sta portando avanti da anni e che da solo non sarebbe mai stato capace di esprimere a parole – nello stanarlo Noel Kingsbury è magistrale.
Non un instant book che si scrive e si legge in un attimo, ma una scrittura sedimentata che chiede tempo. Chissà, magari quando lo finisco – confesso, l’ho già finito, ma voglio capire anche la singola virgola – ne riparliamo.

aggiornamento

Stiamo aggiornando le pagine fisse del sito. Per ciò che riguarda il catalogo, è un lavoro un po’ più lungo e delicato, ci vorrà qualche settimana.