Archive for the 'semi' Category

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seminare in primavera

Eccoci, è arrivato il momento di seminare. Qui vi propongo un metodo base, elementare e semplice per iniziare con le semine. Volutamente evito ogni complicazione e tecnicismo che può allarmare il neofita; questa semina facile non va bene per tutto, alcune piante sono noiose da moltiplicare, è vero, alcune volte la germinazione va indotta, eccetera, ma qui si respira un’aria di leggerezza, quindi rilassatevi e proseguite.

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Potete usare i contenitori da sei uova, fate un buchino in fondo per far andar via l’acqua, easy. Consiglio: se fate l’orto e comprate le piantine già pronte, tenete i contenitori e riutilizzateli.

le placche da semina

le placche da semina

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Riempite di terriccio lasciando 2/3 mm di bordo libero in cima.

la giusta quantità di terriccio

la giusta quantità di terriccio

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Piegate la bustina con l’unghia creando uno scivolo dritto per far rotolare i semi. Quanti semi mettere? Io vi consiglio di essere generosi (in ogni occasione), ai semi piace stare in compagnia.

spargere i semi dalla bustina

spargere i semi dalla bustina

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Mettete uno strato sottile di terriccio a coprire i semi; più sono piccoli, meno terriccio va messo. Scrivete il nome della pianta che aspettate – fatelo davvero, all’inizio sembra che ci ricorderemo tutto per sempre, passata una settimana arrivano i dubbi.

coprire di terriccio e scrivere il nome

coprire di terriccio e scrivere il nome

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Posate la placca su una cassetta ribaltata in modo che il fondo sgrondi bene l’acqua di annaffiatura. Astuzia fondamentale: mettete uno strato di sale grosso intorno alla cassetta – ai lumaconi piacciono tantissimo le giovani piantine e vi assicuro che in una notte sono in grado di fare grosse scorpacciate, se non volete piangere la mattina dopo, salate bene tutto attorno. Il sale semplicemente le tiene lontane e non è tossico per gli altri animali.
Se il vostro problema sono i topini di campagna (ghiotti di semi di graminacee, provare per credere), mettete le cassette su tavoli con le gambe lisce, di solito non riescono ad arrampicarsi.

alzare da terra e vaporizzare

alzare da terra e vaporizzare


Bagnate con un flusso leggero, potete usare un vaporizzatore o un irrigatore a rosa fine, l’importante è che il flusso dell’acqua non sposti troppo il terriccio di superficie e non faccia buchi. Però state attenti a impolpare bene il terriccio, che tutto il contenitore si riempia, piano piano.
A questo punto spostate la cassetta in un posto riparato, l’ideale sarebbe una serra fredda, ma va bene anche una veranda, una terrazza semi-coperta o semplicemente un angolo dove non passino cani e gatti e figlioli piccoli.

Ora potete andare a farvi le unghie in santa pace. Quando saranno nate le piantine riprenderemo il discorso.

giovani virgulti, futuri giganti

Rheum palmatum

Rheum palmatum

semina for dummies

Cleome e Cosmos

bustine di semi: Cleome e Cosmos

Ho fatto qualche foto alle diverse fasi della semina. Adesso devo scappare, ma le inserirò al più presto, se vi interessa tornate.

E poi non dite che non penso ai miei cari lettori (anche se li chiamo dummies cioè imbranati).

aggiornamento catalogo 2016

Abbiamo rivisto, corretto e aggiornato tutte le pagine del catalogo. Se volete dare un’occhiata, le trovate qui:

aggiornamento piante annuali

Ho aggiornato la pagina delle annuali. In realtà ci saranno molte più cose, ma mi riservo di aggiungerle man mano che le semino – quest’anno ho esagerato con i semi e, a meno che per qualche strana congiunzione astrale non vengano aggiunti dei mesi alla primavera, sarà dura star dietro a tutto.

Spero qualcuno apprezzi il mio non pronunciare l’odiosa parola petaloso. Sono giorni difficili…

High Mowing Organic Seeds

Gennaio, insieme ad agosto per certi versi, è uno dei mesi in cui il pensiero dei semi è più intenso – agosto è soprattutto un mese di raccolta e di chiusura mentre gennaio è l’apertura verso la nuova stagione. Oggi Gardenista ha ripubblicato (ultimamente riciccia assai) un articolo su High Mowing Organic Seeds, un’azienda agricola che produce semi da orto e da giardino bio con sede a Wolcott, nel Vermont. Spediscono solo negli Usa e in Canada, ma tengono un blog davvero ben fatto e aggiornato su tecniche, stagionalità, varietà e novità in campo orticolo.

E comunque è inutile che se la tirino, i nostri pomodori cresciuti al sole vero sono sempre i più buoni!

serata verde

Per ciò che riguarda la serata verde dell’A.Di.P.A. di giovedì 26 novembre alle 21, vorrei partire dalla ricerca della RHS “Plants for Bugs” che ho letto sul numero di settembre di The Garden e ho poi approfondito online; sarà solo lo spunto (e come tale sarà breve) per introdurre alcune piante che coltivo o ho coltivato negli anni, alcune autoctone altre ornamentali, e che meglio di altre (a mio parere) si inseriscono nella natura. In questo mi sta aiutando anche Gardens Illustrated di ottobre e la mitica Sarah Price

introducing wild species into your planting scheme can bring a natural beauty, as well as having ecological benefits

E la ricerca continua!

Dimenticavo: sto sistemando alcuni semi che ho raccolto fra l’estate e l’autunno, se faccio in tempo porto qualche bustina.

Ho visto che questi incontri iniziano alle 9 precise e le persone sono molto puntuali. Molto bene.

serate verdi dell’A.Di.P.A.

Come sapete tutti, A.Di.P.A. è l’acronimo di “associazione per la diffusione di piante fra amatori” ed è nata all’Orto Botanico di Lucca nel 1987 – trovate una breve descrizione nel sito dall’Opera delle Mura e un elenco delle sedi distaccate con i recapiti utili per avere informazioni dirette, nel sito stesso dell’associazione. Dobbiamo all’A.Di.P.A. l’invenzione e la creazione di Murabilia, la mostra-mercato dedicata al giardinaggio di qualità che ogni settembre ha luogo sulle mura – qui una breve storia della nascita e della successiva evoluzione.

E questa è l’immagine del catalogo di Murabilia 2004, la prima a cui ho partecipato!

Questa sera alle ore 21 presso il complesso di San Micheletto, Ilaria del Prete parlerà delle proprietà terapeutiche e cosmetiche del Ginkgo biloba, mentre giovedì 26 novembre (stessa ora stesso posto) ci sarò io. Argomento? Ci sto lavorando in questi giorni, appena il materiale avrà preso una forma decente, ne scriverò qui.

Grazie all’A.Di.P.A. per l’invito e grazie a chiunque ci sarà!

mangiare i fiori

Non so se vi è mai capitato di vedere i viaggi e le mangiate di Anthony Bourdain – tranquilli, non voglio virare il blog verso la cucina, non ho ricette in serbo – su LaEffe TV, a me ogni tanto capita e già solo vedere il suo faccione mi mette appetito (quanto l’ho invidiato quando era a Tangeri).

Nell’ultima puntata che ho visto era a Copenhagen dallo chef René Redzepi – di cui io ho saputo l’esistenza solo allora, sono completamente ignorante sull’argomento – che ho scoperto essere una specie di animale da pascolo, scopritore di erbe, alghe, licheni e cose vegetali curiose. Inutile dire che mi è piaciuto un sacco e che da allora guardo con occhi diversi qualsiasi piantina capiti a tiro (e me ne capitano parecchie!).

… e la trovarono stecchita, ma apparentemente soddisfatta.

sweet corn

Durante i “Tre giorni per il giardino” e “Orticola” saranno in vendita le piantine di mais dolce che ho seminato quest’anno. Si tratta di una selezione Demeter, la ‘Golden Bantam’ e di alcune varietà particolarmente dolci, o resistenti ad un clima più fresco o più caldo, oppure di taglia mini.

evoluzione delle piante #2

Continua da ieri:

Pure le antenate delle solanacee erano tossiche, per difendersi da funghi e insetti, ma grazie alla modificazione genetica inconsapevole oggi mangiamo melanzane (dall’Africa), patate (dalle Ande, dove ancora resistono 5 mila varietà differenti), pomodori e peperoncino (dall’America centrale e meridionale).
In questa storia di geni prima della genetica, per prima venne la Mezzaluna Fertile: la regione dei monti Karakadag in Turchia ospita ancora quello che la biologia molecolare ha mostrato essere l’antenato comune di tutte le varietà di frumento oggi coltivate. Tuttavia la domesticazione delle piante avvenne in più luoghi della Terra indipendentemente, forse persino sei o sette volte in un periodo compreso tra 11 mila e 7 mila anni fa, interessando di regione in regione le diverse specie localmente disponibili. Da questi nuclei originari si diffuse poi in due modi: con l’apprendimento delle tecniche e il trasferimento culturale, oppure con l’espansione demografica dei coloni agricoltori. Le piante coltivate fecero grandi viaggi planetari, soprattutto grano, mais, riso, legumi e piante da frutta (la prima fu il fico), ma anche cacao e caffè. Le grandi ricette della cucina italiana sono a base di piante provenienti da tutto il mondo.

°*°*°

Grazie alle piante coltivate il mondo non fu più lo stesso: la crescita della popolazione innescò colonizzazioni, meticciati e conflitti. L’accumulo di risorse permise la nascita di ceti non produttivi: i politici e i burocrati, i soldati, i sacerdoti, gli artigiani, gli scribi e gli intellettuali. La maggiore disponibilità di cibo produsse un aumento della densità di popolazione, che a sua volta incrementò la domanda di coltivazioni. Eppure noi oggi pensiamo che l’agricoltura sia il dominio del “naturale” per eccellenza. In realtà fu il momento in cui per la prima volta l’Homo sapiens riuscì a far produrre agli ecosistemi ciò che naturalmente non avrebbero mai generato. Fu a tutti gli effetti una forzatura del gioco evolutivo. Un vigneto in Toscana o i terrazzamenti delle risaie in Laos oggi ci sembrano l’emblema di paesaggi integri e naturali, ma sono il frutto di migliaia di anni di interventi umani. Nell’evoluzione umana il confine fra naturale e artificiale ha cominciato a sgretolarsi migliaia di anni fa e oggi è impossibile da tracciare.
Se adottiamo uno sguardo evoluzionistico, scopriamo qualcosa di ancora più sorprendente. Noi non coltiviamo le querce e non mangiamo le ghiande (sono amarissime). Solo poche migliaia di specie vegetali sono commestibili, e poche centinaia sono state addomesticate. Affinché convenga investire tempo ed energie per coltivarla, una pianta deve essere ricca di sostanze nutritive, produrre raccolti abbondanti e accessibili, avere una crescita veloce. L’accoppiata di cereali e legumi, per esempio, è un’ottima fonte di energia a base di carboidrati e proteine. Il sapore non deve essere eccessivamente amaro, né il frutto o il seme eccessivamente duri. Possedere o meno queste caratteristiche mise in competizione involontaria le specie vegetali fra loro nell’essere più o meno appetibili per i primi agricoltori. In pratica, alcune piante ci hanno “usati” come veicolo di diffusione e hanno avuto un successo globale. Non solo, le piante si sono coevolute con noi e hanno cambiato la nostra fisiologia, attraverso l’alimentazione, la medicina, la cosmesi, le sostanze psicotrope, le spezie, i tessuti, gli innumerevoli materiali di origine vegetale (dal legno alla carta alla gomma). Insomma, noi pensiamo di averle addomesticate, ma forse sono loro ad avere addomesticato noi.

evoluzione delle piante #1

Ho pensato che trascrivendo qui l’articolo per intero forse diventiamo tutti più colti, intelligenti e preparati – ho detto forse.

Mais, mandorle, mele. Così la mano dell’uomo ha pilotato la natura
di TELMO PIEVANI

Tutto cominciò quando i ghiacci iniziarono a ritirarsi. Intorno a 11 mila anni fa i rigori glaciali allentarono la presa e le popolazioni umane impararono a coltivare alcune delle piante di cui già si cibavano allo stato selvatico. Non che prima non fosse successo nulla: gli archeologi hanno scoperto macine e pestelli, con i quali venivano preparate farine di tifa (una pianta palustre comune) per fare proto-gallette, in siti di Homo sapiens risalenti a 30 mila anni fa. Quindi nella notte dei tempi molti tentativi di stoccaggio, di semina e di lavorazione delle piante potrebbero aver preceduto la rivoluzione agricola.
Già i Neanderthal masticavano camomilla e sceglievano le piante giuste per disinfettare la bocca e lenire i dolori, ma solo i nostri simili capirono come selezionare le piante per i loro scopi, modificandole attraverso incroci mirati. Si chiama “selezione artificiale” e può trasformare radicalmente la morfologia e il genoma di una pianta: si scelgono a ogni generazione gli esemplari con le caratteristiche più favorevoli (frutti più dolci e carnosi, semi più facili da raccogliere) e li si fa riprodurre a scapito degli altri. La storia del mais, uno dei cereali più coltivati al mondo, mostra come i primi agricoltori fossero ottimi agronomi, e inconsapevolmente anche genetisti. In Messico, circa 8.700 anni fa, venne selezionata una varietà di teosinte, pianta selvatica cespugliosa che cresce nella Sierra Madre, con una particolare mutazione che riduce il numero delle sue ramificazioni. In questo modo le “pannocchie” (in realtà spighe, le infiorescenze femminili del mais) essendo meno numerose, sono diventate di dimensioni enormi (da un centimetro a quarantacinque). Teosinte e mais oggi sono due piante diversissime, ma il primo è il diretto antenato del secondo. Anche il popcorn ha radici antiche: già 6.700 anni fa gli abitanti della costa settentrionale del Perù mangiavano il cereale gonfiato come spuntino.

*°*°*

Risultato: compaiono stranezze genetiche come mele domestiche (il cui progenitore vive nei monti del Kazakistan e Cina) con un diametro triplo rispetto alle selvatiche, piselli dieci volte più grossi, banane e clementine senza semi. Le mandorle sono geneticamente modificate da migliaia di anni. Quelle selvatiche di origine asiatica infatti sono letali. Contengono amigdalina, una sostanza che, oltre a conferire un sapore amarissimo, durante i processi digestivi si scinde a produrre cianuro: una manciata di mandorle “originali” basta per uccidere un uomo. Una mutazione genetica può però inibire nel mandorlo la produzione di amigdalina. Generalmente questi individui mutanti non si diffondono nella popolazione perché i loro semi vengono mangiati dagli uccelli. Un agricoltore attento deve essersi accorto della piacevole caratteristica di questi esemplari, magari osservando proprio il comportamento degli uccelli, e ne ha fatto incetta favorendone la diffusione, prima inconsapevolmente e poi seminandoli direttamente.

to be continued

azienda agricola Floriddia

Andai a vedere l’azienda agricola biologica Floriddia nel mese di giugno dell’anno scorso e le colline dal profilo morbido e accogliente seminate a cereali mi sembrarono un vero spettacolo, lontano dal racconto a volte troppo vernacolare che si fa della Toscana: era una vista che portava verso un futuro bello e pulito, alla luce forte del sole.
Come potete leggere dal loro sito, curano direttamente l’intera filiera; coltivano vari tipi di grano, avena, farro, miglio, ne ricavano farine, coltivano anche legumi (ceci, lenticchie), producono pasta di diversi cereali e due volte alla settimana sfornano un pane sopraffino – casualmente mi trovavo lì al momento in cui uscivano le pagnotte fragranti, mezzo chilo di piacere.
Andai una seconda volta a dicembre ed ebbi l’opportunità di visitare il mulino e il forno. Spesso parlando di attività antiche, soprattutto legate alla terra, si tende a confondere il pittoresco con l’autentico – forse tutti abbiamo l’immaginario guastato da anni di pubblicità che mostrano contadini che accarezzano le spighe e falciano a mano (e da soli!) ettari di campo. Bene, per fortuna non è così e spero che al più presto anche i pubblicitari se ne accorgano. Nel mondo contemporaneo occidentale occuparsi di agricoltura è lavorare con i mezzi di oggi, è conoscere le macchine e saperle utilizzare al meglio, conoscere la materia prima (la natura) e rispettarla davvero nel profondo, senza mistificazioni. E la vera agricoltura biologica è buona e da seguire non solo e non tanto per il bene che fa al singolo, il piacere di mangiare un pane prodotto con farine di prima qualità, ma per la salute di tutti: usare con parsimonia e non inquinare le acque, non intossicare gli animali (noi compresi), non alterare troppo gli equilibri naturali – anche se, nel nostro mondo, chi può dire con certezza cosa è “naturale” e cosa è indotto dall’uomo, è la nostra stessa presenza che altera e crea nuovi equilibri, paradossalmente per tornare all’eden primigenio dovremmo estinguerci.
Quindi, se ci andate, vedrete un forno a legna di ultima generazione, senza eccessi di farina sul fondo, un mulino con la macina di pietra all’interno di una struttura metallica che la protegge, tutte le strutture moderne, pulite, aspirate dalle ceneri dell’essiccazione. Però assaggerete anche uno squisito pane lievitato con pasta madre, potrete comprare diversi prodotti, sia chicchi che farine che lavorati, il tutto in un ambiente contemporaneo e piacevole, che ringrazia l’antico nella maniera più bella e autentica, semplicemente praticando il vero.

fioriture veloci

Tra le cose che mi vengono chieste più spesso – con la voce bassa e la ruga in fronte – c’è: “ma quando fiorisce?”, aspettandosi in risposta quanto meno “l’anno prossimo”, se non “nel giro di un paio d’anni, forse tre”. Ebbene, amici, state sereni: la maggior parte delle erbacee perenni fiorisce il primo anno. Con i dovuti distinguo, se a settembre metto a dimora una Digitalis purpurea, un’Euphorbia characias o qualsiasi altra pianta a fioritura primaverile, dovrò aspettare la fine dell’inverno per vederne i fiori, ma moltissime erbacee estivo-autunnali seminate a marzo fanno i fiori nel giro di tre/quattro mesi.
Vi agevolo una foto:

22 luglio 2014 - il posto delle margherite

22 luglio 2014

Nell’immagine potete distinguere:
Verbena rigida = semina 7 marzo, inizio germinazione 2 aprile, rinvaso 21 maggio
Linaria purpurea = semina 7 marzo, inizio germinazione 19 marzo, rinvaso 16 aprile
Eryngium yuccifolium = semina 7 marzo, inizio germinazione 6 aprile, rinvaso 20 aprile (era Pasqua!).

E se non siete convinti, eccone un’altra:

il posto delle margherite - 22.7.2014

22.07.2014

qui ci sono una Verbena hastata ‘Pink Spires’ (semina 7 marzo, inizio germinazione 2 aprile, rinvaso 3 giugno), un’Echinacea purpurea ‘Alba’ (semina 12 marzo, inizio germinazione 26 marzo, rinvaso 17 aprile) e un’Agastache rugosa (semina 14 maggio, rinvaso 15 giugno).

Potrei metterne altre, anzi, addirittura alcune hanno già fiorito e terminato, la Salvia nemorosa, ad esempio. Per non parlare della Verbena bonariensis e della Gaura lindheimeri, praticamente sempre in fiore, come pure molte varietà di Nepeta, l’Helenium e la Boltonia.

The Garden – semina e talee

Come avevo già detto, “The Garden” il mensile degli abbonati alla RHS, è una buona rivista che offre molte nozioni pratiche. Spesso gli approfondimenti si trovano in formato pdf sul loro sito; in particolare a gennaio parlarono di semine. Ora è troppo caldo per seminare, vi consiglio di inserire cuttings (talee) nella stringa di ricerca, escono tante cose interessanti che vi aiuteranno in un lavoro semplice e di grande soddisfazione.

aggiornamento annuali

È stata aggiornata la pagina delle piante annuali.

nei dintorni di Firenze

Ringrazio le persone che hanno partecipato al corso di MondoRose e metto qui i nomi delle piantine che ho distribuito:

Cosmos bipinnatus ‘Purity Superior’
Eschscholzia californica
Phacelia tanacetifolia
Zinnia elegans ‘Envy’
Nigella hispanica

Avevo portato anche delle bustine di semi: oltre al Cosmos bianco, c’era un Cosmos rosso (‘Dazzler’), una margherita perenne Leucanthemum x superbum ‘Etoile d’Anvers’ e la Salvia farinacea ‘Victoria’.
Auguro a tutti un gran successo con le semine!

Per ciò che riguarda gli eventi in zona Firenze, che penso possano interessare alle persone del corso, mi sono dimenticata di nominare la fiera che si terrà a Villa Caruso Bellosguardo sabato 12 (ore 12/19) e domenica 13 (ore 10/19) aprile. Non so esattamente quali vivai parteciperanno – di sicuro MondoRose e Belfiore – però il giardino merita una visita (la struttura stessa del giardino, la statuaria, l’uso della pietra, forse anche il decadimento di alcune parti, creano un’atmosfera di antico splendore che coinvolge e forse fa riflettere) e l’ingresso è di soli tre euro.

Botanica - Villa Caruso Bellosguardo - Firenze

sabato a MondoRose

Mancano ormai pochi giorni al corso sulle erbacee perenni presso MondoRose, Sieci (FI). Brevemente: cercherò, in sana contrapposizione al periodo storico che ci vede tutti in recessione, retrocessione, crisi e stridor di denti, di parlare del giardino RICCO – un giardino ricco di piante, idee e animaletti utili. Per comodità ho suddiviso le piante per stagione di fioritura in modo da avere in ogni momento (o quasi) un fiore, un colore, un’atmosfera da godere.
Durante l’ultima ora semineremo in contenitore, sto già preparando l’occorrente per tutti. Porterò anche delle piantine che ho seminato all’inizio del mese, così da avere qualcosa di già germinato da piantare a casa.

oggi in vivaio – Amsonia

Amsonia tabernaemontana

semi di Amsonia tabernaemontana

oggi in vivaio – Crambe

Crambe cordifolia

semi di Crambe cordifolia

gatto in comodato d'uso

gatto in comodato d'uso