Archive for the 'miscellanea' Category

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barbaforte

… e non stiamo parlando del rosso dei Barbapapà! Siamo in ambito salse piccanti, cren e wasabi, due cose diverse che a volte vengono confuse. Fanno parte della stessa Famiglia, le Brassicaceae o Cruciferae, di entrambe si utilizza la radice dal sapore pungente che, strano a dirsi, si sente più nel retro del naso e in fondo alla lingua invece che in bocca. Però il cren (biancastro) si ricava dalla Armoracia rusticana e il wasabi (verde chiaro brillante) dalla Wasabia wasabi. Se le cercate su internet trovate tantissime informazioni, quindi non sto qui a tediarvi, aggiungo solo un paio di cose che mi sembra manchino.

Armoracia rusticana
Parti utilizzate: foglie e radici.
Uso in cucina: le giovani foglie fresche hanno un aroma gradevole e delicato e sono eccellenti in insalate, panini, soprattutto con lo sgombro affumicato. La radice fresca si grattugia sola o con aggiunta di mela per preparare un ottimo condimento per il pesce oppure si mescola ad aceto e panna per accompagnare roast beef, pollo freddo o uova sode. La salsa di cren può essere leggermente scaldata, ma la cottura distrugge gli oli volatili che danno il sapore pungente tanto caratteristico.
Coltivazione: […] Il cren è difficile da estirpare quando è ben stabilizzato perché i pezzetti di radice lasciati nel terreno si sviluppano dando origine a nuove piante. Si dice che protegga le patate dalla dorifora.
Raccolta: le foglie si raccolgono in primavera e si usano fresche. Le radici si estraggono in autunno e si usano fresche in cucina oppure a scopo medicinale per cataplasmi e sciroppi, o ancora macerate in aceto e miele. Le radici si conservano bene in sabbia umida.

Deni Bown, The Royal Horticultural Society (a cura di), L’enciclopedia delle erbe, Cairo Editore (per Gardenia), Milano, 2011
(traduzione di: Encyclopedia of Herbs, Dorling Kindersley Limited, London, 1995)
Un bel libro, soprattutto il secondo volume, con descrizioni precise e approfondite il giusto; nel primo volume ci sono le fotografie.

Così se me lo chiedono ancora, a cena, sarò prontissima a rispondere.

allenamento al nuovo

Oggi, primo giorno dell’anno, avrei una proposta: includere nelle preferenze (floreali) un colore nuovo. Per me è facile, mi piacciono tutti i colori, però sento spesso che no il rosso no, il giallo bleah, l’arancio non ce lo vedo, eccetera. Di solito colori vivaci, le tinte smortaccione piacciono a tutti. Insomma, non fatevi irrigidire dai pregiudizi sul colore e apritevi al nuovo. Io, che ho un serio problema con i fiori grandi e in massa compatta, cercherò di risolverlo. Dai, abbiamo un anno per rinfrescare lo sguardo!

There Is a Light That Never Goes Out

Manca poco a Natale e dappertutto si trovano consigli sui regali più indicati da fare alle persone che si occupano del proprio giardino. Guanti, grembiuli, cesoie, cappelli impermeabili, annaffiatoi, stivali di gomma, casette per gli uccelli sono gli oggetti proposti più spesso, ci sono di tutti i prezzi, più o meno impegnativi. Poi arrivano gli oggetti per la casa che hanno un rimando al giardino, magari un fiore disegnato, oppure richiamano semplicemente uno stile di vita rilassato e con tanto tempo libero da trascorrere a fare ciò che rasserena: bere un tè, assaporare un dolce, raccogliere frutti di bosco in un cestino. Va tutto bene, però secondo me si dimentica sempre il regalo più gradito, la cosa che in assoluto le persone con un giardino apprezzano più di tutte le forbici da poto e i rastrelli e le lampade con gli uccellini. È un regalo immateriale dal valore inestimabile: qualche ora di lavoro qualificato. Nel momento in cui arrivano le giornate calde di primavera, quando l’erba cresce a ritmo sostenuto, tornare a casa e trovare il prato ben tosato, con tutte le piccole rifiniture curate a forbici; oppure la potatura giusta per quell’albero che ricade sulla strada; un’energica passata di decespugliatore sul poggio scosceso; la siepe ridimensionata a mano libera, non con la lama elettrica che smezza le foglie e spezza i rametti; quell’enorme limone che iniziava a dare segni di sofferenza nel vaso, rinvasato di fresco e rincalzato di stallatico in una nuova conca. Devo continuare? Chi lavora davvero nel proprio giardino sa di cosa parlo; regalate qualche ora di libertà e bellezza senza fatica e ci farete felici.

april showers

Anche i rospi, le ranocchie e i tritoni sono stufi di questo tempo piovoso.

meriggi gnàlidi

Il giorno ad urlapicchio

Ci son dei giorni smègi e lombidiosi
col cielo dago e un fònzero gongruto
ci son meriggi gnàlidi e budriosi
che plògidan sul mondo infragelluto,

ma oggi è un giorno a zìmpagi e zirlecchi
un giorno tutto gnacchi e timparlini,
le nuvole buzzìllano, i bernecchi
ludèrchiano coi fèrnagi tra i pini;

è un giorno per le vànvere, un festicchio
un giorno carmidioso e prodigiero,
è il giorno a cantilegi, ad urlapicchio
in cui m’hai detto “t’amo per davvero”.

Fosco Maraini

Funzionerà per evocare un po’ di sole e caldo? Oggi ho visto anche tre rondini, che notoriamente non fanno primavera, però almeno un paio di giorni decenti, chissà.

in giro

Come si può disegnare liberamente quando si sta fuori – talvolta anche dentro.

Cieli silenziosi

Ultimamente mi è capitato di leggere e piano piano interessarmi al mercimonio degli uccelli da mangiare o canori. È stata una cosa involontaria e, devo dire, piuttosto dolorosa da sapere; più che altro non mi ero mai resa conto delle reali dimensioni del fenomeno. Avevo una vaga percezione di quel che sta succedendo ai pesci – nella mia coscienza i pesci stanno assieme agli uccelli, non saprei dire perché -, con la pesca intensiva, l’inquinamento, la razzia di certe prelibatezze, ma di uccellini mi sembra sempre di vederne e sentirne tanti! e invece no. Da ultimo, ho letto Più lontano ancora di Jonathan Franzen e apriti cielo.
È una collezione di saggi di vario genere e argomento, ma essendo F. un birdwatcher, quando viene mandato a Cipro e incontra alcuni membri del Committee Against Bird Slaughter (Cabs), risulta particolarmente dentro la questione e ne restituisce un quadro tanto triste quanto veritiero: uccellagione con i bastoncini di vischio a Cipro, caccia indiscriminata ai migratori a Malta, alterne visioni di caccia selvaggia o selettiva nel nostro paese, pratica o disgusto dell’illegalità, le due facce dell’Italia.

Questa mia è una piccola voce egoista che vuole continuare a sentire i canti e i rumoracci dei pennuti, come a loro tocca il volume della mia radiolina da campo. E siccome sono in arrivo giornate fredde, domani vado a spargere un po’ di semi oleosi al vivaio. Intanto ho fatto questo test canoro prendendoci parecchio. E qui ci possiamo preparare alla primavera.

Dal quiz canoro: ma se la cincia bigia americana dice “cheese burger”, la nostra cinciallegra dirà “pasta al sugo”?

fiamma alta forever

Che poi si fa presto a dire ambiente, natura, paesaggio… io quando accendo il camino disbosco un’area pari all’estensione del Canton Ticino. È che il fuoco dev’essere sempre allegro e vivace, mica il triste ciocco fisso!

Avete mai buttato le foglie di alloro (Laurus nobilis) sul fuoco? Fanno un crepitio celestiale. Funziona anche con l’agrifoglio (Ilex aquifolium).

idee imprenditoriali


È buffa questa immagine fuoriscala, così potrebbe essere anche una tazza da tè.
Poi la vediamo così

e tutto torna alle giuste proporzioni. A me fa venire in mente le vignette della Settimana Enigmistica dove c’era sempre un esploratore un po’ scemo dentro un calderone sul fuoco con la tribù di cannibali che gli passano una carota per insaporire il (suo) brodo; chissà se le risate a denti stretti hanno ancora un pubblico (vivente, intendo).
Al momento non riesco a immaginare niente di più piacevole di un bel bagno caldo all’aperto. La temperatura è ancora mite, è tutto verde e rigoglioso e con una evidente spinta a godere gli ultimi favori di ciascuna giornata: ci si aggrappa, ostinati, a ogni minuto in meno di luce. E c’è anche il senso di libertà che dà l’uso del fuoco invece della corrente elettrica; essere svincolati dal posto, poter di volta in volta farci un brodino umano sulla spiaggia d’inverno, in una radura del bosco, su un prato, dove ci pare.

E in Inghilterra hanno pensato a questo servizio e offrono in affitto sia vasche da bagno che saune con riscaldamento a legna – forniscono anche quella.

E nonostante io non abbia mai in simpatia i messaggi edificanti, soprattutto se rivolti ai giovani, mi sento di promuovere il grande divertimento dello stare fuori a far casino con acqua e fuoco: we believe that every minute spent actively in the fresh air, away from tv-screens and computers, heightens our environmental sensitivity – especially that of young people.

after Murabilia 2012

È solo il martedì dopo Murabilia e mi vengono un sacco di pensieri. Niente sulla fiera in sé, che è stata la solita, per me. Non ho grandi appunti, tranne piccole pulci che non ho neanche voglia di tirare fuori: sono le solite cose di logistica spicciola, le carrette, i cartelli, i percorsi – mi annoio anche solo a pensarci. Solo una cosa: perché le conferenze tutte in orario mercato?
[Spiegone per i poco pratici = se le conferenze sono in orario fiera, è difficile che chi è fisso al proprio stand si possa muovere e parteciparvi; allo stesso modo il pubblico è poco propenso a interrompere il giro di acquisti e meraviglia botanica.]
Ne riporto una parte:

Venerdì 7 settembre
ore 18.00 – Aloe. Dall’Africa a Boccanegra, Ursula Drioli Salghetti

Sabato 8 settembre
ore 11.30 – Adipa 25 anni e non li dimostra, Pasquale Naccarati, Angelo Lippi
ore 15.00 – Giardinaggio Italia/Gran Bretagna: due realtà a confronto, Christopher Brickell, Roy Lancaster, Jim Jermyn, Alison Jermyn, Carlo Pagani, Maurizio Usai. Coordina Guido Piacenza
ore 17.45 – Diario di un cacciatore di piante dei nostri tempi: viaggio in Korea, Bleddyn Wynn-Jones (Crûg Farm Plants)

Domenica 9 settembre
ore 11.00 – Trekking botanico in Nepal, Michel Lumen (Lumen Plantes Vivaces)

ce ne sono almeno un paio a cui avrei partecipato volentieri – nella fattispecie quella di sabato alle tre del pomeriggio, per non essere vaga. E naturalmente non sono l’unica, di sicuro condivido l’interesse con alcuni colleghi e parte del pubblico. Perché non si sposta almeno un evento al di fuori dell’orario della mostra, magari quello che si pensa possa coinvolgere più persone, magari quello che può suscitare un dibattito vero?

Perché alla fine mi sembra di notare che la produzione e il mercato di piante insolite (“speciali”, come dicono a Masino, con un’espressione felice) in Italia sia sempre più risicato, che si facciano sempre i soliti discorsi fino allo sfinimento, che le facce siano sempre quelle, al limite un po’ invecchiate (io per prima), che la passione vada bene come spunto iniziale ma non possa essere un surrogato della capacità (parlo dell’ambito lavorativo). Avevo scritto una cosa a questo proposito in una email che per l’occasione riesumerò dalla memoria del computer:

ho l’impressione che un vivaismo sano e maturo si nutra prima di tutto di professionalità e grandi numeri. È un vivaismo diffuso, capillare, di qualità, attento, professionale, che accontenta tutti non perché si piega alla maggioranza, ma perché ha così tante sfaccettature che ogni esigenza è corrisposta nel concreto. E ogni cosa è necessaria perché tutto l’insieme funzioni, servono e lavorano sia le grandi aziende generaliste che le piccolissime di nicchia, ma senza un’assurda gerarchia di buoni e cattivi, conta la qualità, e la qualità dovrebbe essere ovunque, nel piccolo come nel grande. Penso ad esempio al mercato musicale dove esistono e coesistono il mainstream e il mercato indie, oppure il cinema da multisala e d’essai; e le categorie non sono così separate: chi non ha avuto esperienza di orribili e pretenziosi film di nicchia e invece ottime commedie da botteghino? I livelli, in qualche modo, comunicano e si vitalizzano l’un l’altro. Perché nel grande sta il piccolo, per legge di natura. Un manipolo di adepti alimenta un rivolo troppo scarso che rischia di scomparire dietro ogni curva.

(Santocielo, come sono pomposa quando scrivo le email! portate pazienza.)
E questo stato di cose, l’esiguità di domanda e offerta, immiserisce anche le persone, sono convinta, le spinge ad attaccarsi ancora di più al loro piccolo orto, piccolo vivaio, piccola esperienza, perdendo di vitalità e acquisendo cinismo con il passare del tempo.

Non so, a volte ho l’impressione che le mostre mercato di giardinaggio siano come le riserve in cui vive il panda gigante “nascosto tra il fitto fogliame della foresta, l’animale vive un’esistenza solitaria, incontrando i suoi simili solo occasionalmente” (dal sito del WWF)…

le lumache la sanno lunga

Ora che Murabilia ci parla anche attraverso Twitter, vengo a sapere che le foglie delle Hosta sono commestibili.

Qui trovate una ricetta.

sottozero

Quest’inverno, dopo un inizio blando e molto asciutto, ci sta dando del filo da torcere. E qui a Lucca non possiamo proprio lamentarci, è nevicato solo martedì scorso: grandi corse al vivaio a sbarazzare il colmo della serra dalla neve che si era depositata e, anche se non era moltissima, è pesante e si rischiano cedimenti e rotture. A fine gennaio, in vista delle basse temperature, avevamo già trasferito in serra fredda alcune piante: Nicotiana glauca, Anisodontea malvastroides, Euphorbia mellifera, più alcune specie di Buddleja a fioritura invernale sulle quali sto lavorando per riprodurle – per ora poche piante, hanno un carattere meno malleabile delle altre. E gli esemplari che sono fuori, piantati in terra? Chi lo sa, i libri danno delle indicazioni di massima, ma la verifica occorre sempre farla sulla propria pelle.
E i vostri giardini? Stanno soffrendo insieme a voi? Ho l’impressione che in primavera non ci mancheranno gli argomenti di conversazione…

ubiquità

Ma quest’anno si sono messi tutti d’accordo per fare TUTTE le fiere il 14 e 15 aprile?!

Scusate il mini-sfogo-tweet.

American Horror Stipa

Sempre pensato che le graminacee piantate in massa, durante l’inverno assumano un che di piacevolmente sinistro.

Stipa?

O forse capita con tutte le piante nel momento di morte apparente.

cose in giardino

La serie Re-Trouvé di Emu, Patricia Urquiola. Mi piacciono perché in giardino diventano quasi trasparenti e ingarbugliano la vista.

Digitalis purpurea arruffata

Digitalis purpurea

Digitale aliena

Un gentile lettore mi ha inviato la foto di una Digitalis molto particolare che è fiorita la scorsa settimana nel suo giardino. Si tratta di una mutazione del fiore – che peraltro io trovo graziosa – che era già stata osservata e di cui trovate un approfondimento di Edith R. Saunders in questo documento pdf.
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Il mio amico invece dice:

Ad essere sincero a me non piace molto; la trovo troppo… aliena. Così come in generale non apprezzo tutti i nuovi ibridi che si discostano troppo dalla forma naturale. Dagli stessi semi sono nate altre piante, ma sono curiosamente in ritardo con la fioritura. Se dovesse manifestarsi lo stesso fenomeno ti informo. Intanto, provo a raccoglierne i semi, ammesso che ne produca.

Che ciascuno giudichi per sé!

stanca e costernata

Ora che le mostre mercato più grandi e impegnative sono terminate, mi riprometto di leggere e interessarmi alle mail che sono arrivate. Grazie a chi ha scritto per aver sopportato la comprensibile frustrazione di non ricevere risposta; la primavera arriva a gamba tesa e stare dietro a tutto diventa pressoché impossibile.

grembiuli

Se sapessi tagliare, cucire e avessi un minimo di nozioni di sartoria base, mi metterei a produrre grembiuli da giardinaggio belli, resistenti e funzionali. Quelli che si trovano – ed è anche difficile trovarli, a dire il vero – spesso sono tagliati male (quindi scomodi), di stoffa scadente o inadatta (quindi di breve durata), troppo lunghi/corti, con tasche inutili in posti assurdi, leziosi di sbuffi e volant, fighetti e assurdamente costosi, il più delle volte con linee e materiali mutuati dai grembiuli da cucina.

Guardate che belli quelli di Urban Aprons.

Frank Ronan

Sull’ultima pagina di GARDENS ILLUSTRATED di gennaio, come sempre, Frank Ronan ci parla di sé riuscendo però a farci vedere oltre la persona, dandoci quindi indicazioni sul giardino in senso proprio; è una capacità preziosa, partire da un dato piccolo e, per onde successive, ampliarlo fino a lambire la coscienza di tutti.

In questo caso, valuta i primi giorni dell’anno e la ripresa del giardino, che si porta appresso le decisioni dell’autunno appena finito. Si pente di non avere a disposizione nuove piante con le quali lavorare subito, aveva infatti deciso di non comprare o moltiplicare niente prima della verifica di fine inverno, quella in cui si contano i mortaccini e si fa pulizia. Però il risultato non è stato quello sperato – ordine, rigore e mancanza di spreco – ma una sorta di sgradevole stagnazione che regna su tutto il giardino.
Senza il pungolo delle nuove introduzioni tutto appare fermo e poco interessante, meno urgente ogni giorno che passa. Da qui la nota che offre motivo di riflessione: la pressione a inserire nuove piante rende dinamico il giardino. Quando abbiamo materiale vegetale da mettere a dimora il nostro sguardo sul giardino cambia, guardiamo diversamente le piante e gli spazi, finalizziamo la visione e la rendiamo vivace e intuitiva. Di fatto, ci dice di non farci imbrigliare dalle nostre stesse decisioni, ma di scendere in terra e tenerci occupati. Il giardino difficilmente migliora grazie a soluzioni astratte, ma prende corpo mentre lo pratichiamo; è quando siamo indaffarati tra le piante che abbiamo le idee migliori e facciamo le scoperte più esaltanti. Potremmo per esempio scoprire che la digitale si è disseminata proprio dove volevamo, oppure che c’è una colonia di Stipa al di là dei nostri confini, o le larve di oziorrinco stanno pasteggiando a Geranium.

A questo punto rimane solo da chiudere la pagina in faccia a Frank Ronan e correre fuori.