Archive for the 'miscellanea' Category

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pioppi e cipressi

Ho fatto un sogno bellissimo. Chi è stato al mio vivaio lo sa, dietro c’è un boschetto incolto; la prima parte è proprio a ridosso del mio campo, sul fondo ma di lato, un prunaio di alberi da frutto dimenticati – no, non frutti dimenticati, proprio un frutteto lasciato andare, abbandonato a sé stesso o ai pruni, come preferite. In fondo, invece, c’è un bosco, piccolo e inelegante, ma ugualmente scuro e intricato. I boschi veri, secondo me, non dovrebbero mai perdere quel senso di timore che suscitano e questo ci riesce benissimo; forse perché non è proprio a ridosso della strada, non ci sono odiose cartacce a riportarci alla questione umana. Siamo separati solo da una serie di canalizzazioni per me benedette, perché mi hanno permesso di abolire le recinzioni. Sta di fatto che ho sognato che nelle vicinanze – sapete come sono fatti i sogni, abbondano di strani riferimenti non del tutto leggibili a mente lucida, quindi non saprei dire esattamente dove -, vagamente dietro, comunque molto vicino, alla distanza di un balzo per oltrepassare un fossetto, c’era un bosco piantato di alberi già grandi. Al centro c’era un pioppo cipressino (Populus nigra var. italica), sono sicura, e tutt’attorno non saprei dire, comunque piante più basse; tutto era impegnato a dare maestosità al pioppo: gigantesco, antico e anche un po’ spelacchiato.
E’ bella questa qualità dei sogni, a volte, di dare unitarietà ai nostri pensieri. Mi capita spesso di ritornare con la memoria alla fiera di Villa Borghese a Roma, dove eravamo sotto una serie di mastodontici cipressi (Cupressus sempervirens) amici – il cipresso è una pianta che non mi stanco mai di guardare e so che sarà sempre così, ma non è una pianta della mia giovinezza lombarda -, mentre in tante altre parti del parco ci sono dei lecci (Quercus ilex), che io non amo molto, e vicino al chioschetto dei panini c’era un Cercis siliquastrum vecchio, a due tronchi, superbo. Ora mi arriva, dalla sospensione della coscienza, questo pioppo cipressino, quello sì un imprinting lombardo.
La fine della storia è sconosciuta ai più, soprattutto a me.

consueto appuntamento

Come ogni anno, il comitato che organizza Murabilia promuove un incontro su tematiche inerenti la cultura vivaistica, l’agricoltura in senso più ampio e la diffusione dei contenuti che la riguardano.
Venerdì 26 novembre alle ore 15, presso la Camera di Commercio di Lucca, avrà luogo il seminario:

Pagine verdi – carta, etere, rete

  • Francesco Mati (dell’omonimo vivaio) parlerà dei cataloghi dei vivai
  • Alberto Locatelli (giornalista dell’Informatore Agrario) si occuperà delle riviste di settore
  • Giuseppe Mascambruno (direttore de La Nazione) si occuperà dei grandi quotidiani
  • Vittoria Colonna di Stigliano (presidente Ville e Palazzi Lucchesi) parlerà della comunicazione nell’ambito dei giardini storici
  • Nicola Lencioni (di Anteprimaadv) parlerà di comunicazione grafica
  • Marcello Petrozziello (giornalista) si occuperà di informazione commerciale e giornalismo

Qui trovate la locandina dell’incontro e qualche ulteriore informazione.

l’informazione agra

Leggo sul blog di Mimma Pallavicini una notizia che riguarda Terzigno, un comune in provincia di Napoli protagonista della cronaca in quanto sede di una delle discariche scandalo. In breve, in zona è stato raccolto un limone dalla forma un po’ strana, bitorzoluto, fasciato; prontamente fotografato e battezzato Limone Frankenstein.
Premesso che la questione del trattamento dei rifiuti è un argomento complesso, sul quale ho opinioni abbastanza irrilevanti che mi faccio di volta in volta leggendo e ascoltando le notizie che arrivano sui media, trovo inaccettabile che si utilizzi questa “non-notizia” per creare ulteriore confusione.
Come dice bene Mimma e anche, nei commenti, Lorenza (di iris e libellule) e, proprio ora che scrivo, Renato (di meristemi), le anomalie sono la prassi in natura – anche se detta così sembra un ossimoro. Esiste il cedro ‘Mano di Budda’, esistono variegature causate da virosi e mille altre stupefacenti piccole e grandi variazioni dei fiori, dei frutti e di tutte le parti delle piante. Chiunque abbia un minimo di, non dico dimestichezza, ma semplice vicinanza e desiderio di guardare il verde che gli sta attorno, lo può notare: basta un semplice quadrifoglio!

Che nel napoletano si stia consumando una delle cose più gravi della nostra epoca e che l’inquinamento profondo del territorio sia tragico non c’è dubbio, ma le cose che capitano in ambiti di cui non si sa nulla, non possono essere usate e manipolate a piacimento per sostenere questa o quella tesi.
E poi, siamo così sicuri che il limone bello, lustro, prototipo e fotogenico, sia sano e saporito? Ma qui si apre un altro discorso che prima o poi occorrerà fare.

Update: ulteriori approfondimenti qui.
Un ottimo articolo qui.

aromatiche

Helichrysum italicum e Santolina rosmarinifolia

elicriso e santolina

Nell’immagine si vede in primo piano l’Helichrysum italicum quasi fiorito e dietro i capolini stretti e lucenti della Santolina rosmarinifolia (S. virens, S. viridis).
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incontri ravvicinati / dentro

vivaio, fine maggio 2010 - dentro la nursery

vivaio, fine maggio 2010 - dentro la nursery

incontri ravvicinati / fuori

vivaio, fine maggio 2010 - nursery

vivaio, fine maggio 2010 - nursery

Una piccola foto che la mia amica Silvia ha fatto con il cellulare circa tre settimane fa alla parte di vivaio che stiamo sistemando in questi mesi.

intervallo – composizione secca

"composizione in cucina"

composizione in cucina

Nella foto:
i pennacchi colti in vivaio della graminacea Miscanthus sinensis, il fiore secco della perenne Carlina acaulis che mi fu regalata a Masino lo scorso ottobre, le capsule di Sterculia diversifolia dell’Orto Botanico di Cagliari e il peperoncino rosso dell’Esselunga, Capsicum annuus.

Chiedo scusa per la qualità scarsa delle mie foto, ma non riesco a fare di meglio.

scrutare il paesaggio

Siamo soliti considerare ciò che ci sta attorno come qualcosa di eterno, o almeno pari alla nostra durata, inamovibile, grazie all’inerzia propria delle cose e facente parte, con l’andare del tempo, oltre che del paesaggio fuori di noi, anche del nostro mondo interiore. Eppure le cose cambiano, a dispetto della nostra scarsa partecipazione. Il paesaggio agricolo, in particolare, forse per il fatto di circondarci e quasi assorbirci, sembra sempre lì, in piano o in collina, docile al nostro sguardo. Ma tutti abbiamo i ricordi dei nostri nonni, vecchi di un secolo, oppure più recenti, dei genitori, o i nostri stessi ricordi; e sono racconti stupefacenti di un passato tutto sommato vicino, ma animato da elementi diversissimi, sconosciuti, da non credere.
Per carattere sono poco incline alla nostalgia, mi interessa sempre di più quel che sarà, e come un allampanato detective scruto gli indizi del futuro presente; alla fine, investigare le avvisaglie e fare ipotesi bislacche è molto più divertente. Anzi, direi che conoscere il passato è utile soprattutto per impostare un’indagine fruttuosa sul futuro – e agire – altrimenti è accademia. Insomma: più segugi e meno seduti!

Per tornare al paesaggio, stamane ho trovato questa immagine

e le considerazioni ad essa legate “Cartelloni pubblicitari come segnali deboli della crisi”.

Perché alla fine il paesaggio non è solo le cose belle che decido di vedere, che il mio sguardo seleziona dopo un accurato lavoro di epurazione, ma è soprattutto ciò che davvero c’è.
E se al posto di tutti quei cartelli in disarmo piantassero dei begli alberi, un pioppo cipressino (Populus nigra var. italica) qui, un olmo (Ulmus minor) là , in fondo un bel carpino (Carpinus betulus)? In una sorta di cortocircuito, al posto del nostalgico “una volta qui era tutta campagna”, diremmo ai nostri figli “una volta qui era tutta pubblicità”.
Oppure, come dice l’autore della foto:
Se l’agenzia fosse veramente creativa, proporrebbe questi scheletri vuoti agli enti del turismo come guerriglia “Oggi pubblicizziamo il vostro territorio, che forse non conoscete, o non vi siete mai fermati a osservare”.

il carrozzone

Durante l’estate non riesco mai ad andare in vacanza per più di qualche giorno di seguito, tutto ciಠa causa del vivaio. Ma non intendo lamentarmi, in fondo nessuno mi ha obbligata ad aprire un vivaio, avrei potuto dedicare il mio tempo ad una attività  più “regolamentata”, con le canoniche ferie agostane, i week-end liberi e via dicendo; ci sono i pro e ci sono i contro. Devo ammettere che verso il 20 luglio, quando le giornate sono lunghe e torride, con il sole che non dà  tregua fin dalla mattina presto, tendo a mettere in discussione parecchie scelte… ma tant’è, fino ad ora ho retto. Capirete bene che le occasioni di svago in giornata sono la manna dal cielo e per fortuna Lucca si trova in un crocevia ricco di bei posti.

Quest’anno sono riuscita a fare una mitica gita in carrozza (nota: si tratta di grandi carrozze, tipo vagoni del vecchio west, non di carrozzelle leziose da matrimonio) al parco di San Rossore che consiglio a tutti. Come potete vedere dal sito, che è davvero molto chiaro e attendibile, ci sono tre possibili percorsi: breve (durata media un’ora e mezza), medio (due ore) e lungo (tre ore). Io vi consiglio il percorso lungo che arriva fino alla spiaggia; forse vi sembrerà  che tre ore siano interminabili, soprattutto con dei figlioli al seguito, ma vi assicuro che passano in un baleno. Antonio Di Sacco, che conduce la carrozza, è bravissimo a spiegare la storia del parco e ad illustrare le varie specie che si incontrano lungo il cammino. Si ha l’opportunità , cosଠrara purtroppo per noi italiani potatori senza criterio, di vedere le essenze autoctone della macchia mediterranea finalmente in tutta la loro maestà  – sà¬, perchà© gli alberi lasciati liberi di crescere secondo la propria natura sono dei veri sovrani che ci concedono la loro munifica ombra -, trotterellando al passo gentile dei cavalli da tiro.

Totoro

Spero che molti di voi abbiano visto il film d’animazione “Il mio vicino Totoro” di Hayao Miyazaki, uscito per la prima volta nel 1988, tradotto in italiano e distribuito nelle nostre sale dal settembre di quest’anno.

In poche parole, è la storia di due sorelline, Satsuki e Mei (undici e quattro anni) che si trasferiscono in campagna e qui scoprono che il loro vicino è un essere buffo e potente, appunto, Totoro. Non mi dilungo nell’illustrare la trama perchà© per prima non amo che mi vengano spiattellate le storie a parole – e comunque basta una semplice ricerca su Google perchà© ogni curiosità  venga soddisfatta – e poi credo valga di più la corrente sotterranea di entusiasmo contagioso che viaggia più veloce di un gattobus.
Non per niente Totoro stesso è senza parole, accessorio di cui lui, cosଠforte e smisurato, non ha certo bisogno per ammaliarci! Quell’enorme bocca non si capisce mai bene se è in procinto di mangiarci o scoppiare in una risata, ventata, ringhio, sbadiglio, un po’ come la natura che nello spazio di un attimo puಠdecidere di far splendere il sole, scompigliarci la messa in piega, defogliare un albero o ben altro.

Guardate qui la fedele (dice bene il proprietario del blog: al limite del maniacale) ricostruzione della casa delle bambine in Giappone, con il giardino ed il grande canforo (Cinnamomum camphora) sacro.