Archive for the 'link' Category

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Aroma-Zone

Mi vengono spesso chieste notizie riguardo alle (eventuali) caratteristiche medicamentose, officinali o semplicemente culinarie delle piante che coltivo. Di solito metto le mani avanti, dichiaro la mia totale ignoranza in materia e chiarisco che la mia è una produzione ornamentale. È certo che facendo questo mestiere ormai da qualche anno e avendo un interesse vero per le piante, qualche nozione l’ho imparata e qualche utilizzo collaterale lo conosco; a volte, se l’argomento mi interessa, vado a cercare, mi informo e combino qualche intruglio di dubbia efficacia. Sì, sono ancora viva.
Se vi piace pasticciare con creme, essenze, estratti e tutto quel che serve per fabbricare a casa vostra cosmetici partendo dalle sostanze di base pure e biologiche, dovete conoscere Aroma-Zone. Leggo e riassumo dal loro catalogo: A-Z è un sito internet nato nel 2000 dalla passione della famiglia Vausselin (padre e madre ingegneri chimici, figlia ingegnere di produzione) per gli oli essenziali e le piante. Ma la cosa secondo me più interessante e per la quale davvero il sito è impagabile sono le fiche technique: per ogni prodotto c’è una scheda tecnica dettagliatissima, con il nome scientifico, la parte utilizzata, il paese d’origine e un sacco di altre informazioni utili.

Io sono stata nel negozio di Parigi e mi hanno dovuta trascinare via a forza, per dire.

Inglorious Fruits and Vegetables

GARDENISTA

Un sito che ultimamente visito spesso e che talvolta mostra ottime soluzioni per il giardino, anche solo un’atmosfera a cui ispirarsi, è GARDENISTA. Ci sono tante belle foto che illustrano in maniera chiara vari argomenti riguardanti il vivere fuori e – così mi pare perché forse è una mia mania – mostrano i luoghi intermedi dentro/fuori, con soluzioni a tratti portentose che possiamo aggiustare in base alla realtà delle nostre case e dei nostri giardini (piccoli o grandi che siano). Naturalmente si tratta di un sito in cui vengono proposti oggetti da comprare, con i limiti che ciò impone: in sostanza prezzi altissimi per cose anche banali, ma regala a piene mani idee e soluzioni ingegnose, tutto con quel gusto contemporaneo per la bella immagine.
In particolare se andate sulla photo gallery, potete inserire diversi criteri di ricerca – materiali, paesi, stili, colori, etc – e trovare proprio quel particolare carattere che desiderate dare al giardino. Oppure nella stringa di ricerca generica potete mettere il nome di una pianta e trovate gli articoli in cui viene menzionata; ho dato un’occhiata e le indicazioni sono abbastanza precise.

C’è da perdersi, ma almeno abbiamo la scusa di farlo per la nostra crescita estetico-botanica, e poi lo sanno tutti che il naufragar, eccetera.

The Garden – semina e talee

Come avevo già detto, “The Garden” il mensile degli abbonati alla RHS, è una buona rivista che offre molte nozioni pratiche. Spesso gli approfondimenti si trovano in formato pdf sul loro sito; in particolare a gennaio parlarono di semine. Ora è troppo caldo per seminare, vi consiglio di inserire cuttings (talee) nella stringa di ricerca, escono tante cose interessanti che vi aiuteranno in un lavoro semplice e di grande soddisfazione.

The Garden – RHS

Penso che se leggete questo blog sapete anche dell’esistenza della Royal Horticultural Society – per comodità RHS – il più importante ente no profit britannico per la buona pratica del giardinaggio; l’obiettivo fondamentale dell’associazione è aiutare le persone a condividere la passione per le piante, incentivare l’eccellenza nell’orticoltura e favorire l’ispirazione naturalistica. Potete leggere tutto, ma davvero TUTTO a proposito della RHS sul loro sito che è molto ben fatto, completo, vivace e soddisfacente. Naturalmente, essendo un’associazione, ci si può iscrivere e diventarne membri, quindi usufruire di numerose facilitazioni legate al mondo dei giardini e delle piante: ingressi privilegiati, sconti particolari, ma soprattutto ricevere ogni mese la rivista “The Garden”. È una pubblicazione piuttosto snella ma densa di notizie – per la verità inerenti allo sfaccettato, incredibile mondo del giardinaggio anglosassone – e contenuti abbastanza approfonditi e spesso inediti. Nel numero di dicembre dell’anno scorso ci sono un paio di articoli interessanti che potete leggere in formato pdf direttamente dal sito: uno riguarda i giardini nei territori di guerra (Afghanistan, Israele e Palestina) e un altro spiega come prendersi cura degli alberi appena messi a dimora. Penso infatti che la parte più valida della rivista siano proprio gli approfondimenti di tecnica del giardinaggio – ce ne sono molti fra i pdf scaricabili, se scorrete i vari mesi del 2013 ne troverete – che vanno sotto il nome di Garden practice. Perché imparare dai più bravi è bello.

What a Plant Knows

Inizia il primo ottobre:

e io mi sono già iscritta.
È un corso online gratuito – a meno che non si voglia ricevere un certificato ufficiale, allora costa 39 dollari – organizzato da Coursera.

Se scorrete l’elenco dei corsi ne vedrete moltissimi e di sicuro qualcosa vi interesserà. Al momento ne sto seguendo uno sulla nutrizione, soprattutto per vedere come funziona, poi ci sarà quello sull’arte, che di sicuro approfondirò di più. Perché comunque è lasciata alla volontà del singolo la possibilità di approfondire o restare sulla superficie dell’argomento; vengono sempre consigliate letture e percorsi più impegnativi. Boh, si vedrà.

Rousham

Ancora Rousham, era già venuta fuori questa mia fissazione quando lessi Spirit – Garden Inspiration di Dan Pearson, anzi, addirittura andai a Roma a vederne la presentazione. È che quando piace una cosa, il pensiero casca sempre lì e si rinnova il piacere anche con chi ci sta attorno.
Un’amica mi ha mandato il link a questo video:

che è bello e abbastanza corto da essere visto per intero, ve lo consiglio.
Monty Don è uno dei presentatori di Gardeners’ World, un programma di giardinaggio che va in onda ogni venerdì sera su BBC2, ovviamente in Gran Bretagna. E il giardino di Rousham si presta moltissimo ad essere visto in movimento perché modella i suoi passaggi costantemente in contatto con ciò che lo circonda, sia il paesaggio che il percorso stesso, con i punti di luce, di ombra, di forte mistero o di fermo riposo. Si passeggia in modulazione con il suono – acqua, respiro, uccelli, vento -, la vista che via via si apre e si chiude con gli occhi che si abituano alla luce e al buio, il passo che incontra il suolo morbido, duro, scricchiolante, scivoloso, sicuro o incerto; a volte nella progettazione si lasciano indietro dei sensi, ma a Rousham li contiamo tutti e dialogano vivacemente fra loro. Spero ci siano molti progettisti che sacrificano un po’ delle suggestioni solo visive e bidimensionali, a favore di una spazialità complessa, meno digeribile nell’immediato e meno fotografabile, ma più appagante e misteriosa.

in giro

Come si può disegnare liberamente quando si sta fuori – talvolta anche dentro.

idee imprenditoriali


È buffa questa immagine fuoriscala, così potrebbe essere anche una tazza da tè.
Poi la vediamo così

e tutto torna alle giuste proporzioni. A me fa venire in mente le vignette della Settimana Enigmistica dove c’era sempre un esploratore un po’ scemo dentro un calderone sul fuoco con la tribù di cannibali che gli passano una carota per insaporire il (suo) brodo; chissà se le risate a denti stretti hanno ancora un pubblico (vivente, intendo).
Al momento non riesco a immaginare niente di più piacevole di un bel bagno caldo all’aperto. La temperatura è ancora mite, è tutto verde e rigoglioso e con una evidente spinta a godere gli ultimi favori di ciascuna giornata: ci si aggrappa, ostinati, a ogni minuto in meno di luce. E c’è anche il senso di libertà che dà l’uso del fuoco invece della corrente elettrica; essere svincolati dal posto, poter di volta in volta farci un brodino umano sulla spiaggia d’inverno, in una radura del bosco, su un prato, dove ci pare.

E in Inghilterra hanno pensato a questo servizio e offrono in affitto sia vasche da bagno che saune con riscaldamento a legna – forniscono anche quella.

E nonostante io non abbia mai in simpatia i messaggi edificanti, soprattutto se rivolti ai giovani, mi sento di promuovere il grande divertimento dello stare fuori a far casino con acqua e fuoco: we believe that every minute spent actively in the fresh air, away from tv-screens and computers, heightens our environmental sensitivity – especially that of young people.

Abstract Gardening

Per un caso fortuito e davvero fortunato mi sono virtualmente imbattuta in Marjolijn De Wit, un’artista che mi piace. È olandese e l’anno scorso ha esposto alla Otto Zoo, una galleria d’arte contemporanea aperta a Milano nel gennaio 2008 da Francesca Guerrizio e Maurizio Azzali.
La personale si chiamava Abstract Gardening

ne copio qui il comunicato stampa – ben fatto, leggibile e chiaro:

La mostra si focalizza su un tema centrale nel lavoro di De Wit: l’intervento dell’uomo sulla natura che è divenuto ormai così globale da influenzare la nostra percezione, fino a far quasi scomparire il confine tra il naturale e l’artificiale.

La natura attraversata dall’uomo è una metafora edulcorata nei parchi e nelle riserve naturali, commercializzata negli eco-shop e nei resort, servita in piccole dosi sulle terrazze e negli appartamenti cittadini, resa mediatica dalle finte scenografie televisive. Questi sono gli scenari da cui l’artista è attratta e attraverso i quali – estrapolando gli elementi organici e artificiali dal loro contesto originario – esplora il rapporto tra la pittura figurativa e astratta.

De Wit realizza infatti grandi tele, gouache, serigrafie, collage e lavori tridimensionali, interessata principalmente ad una natura deformata, eccessiva, stremata al limite del grottesco, dove l’elemento astratto rende più vitali e ironiche le sue immagini.

L’installazione Abstract Gardening raggruppa una serie di lavori che prendono spunto dall’arte del giardinaggio, dagli strumenti e dalle tecniche impiegate. In mostra grandi tele ad olio, piccole gouache, serigrafie, collage e sculture di ceramica spesso usata insieme ad altri materiali come plastica e alghe essicate. I soggetti sono boschi metafisici, nature morte formate da strutture molecolari, barriere coralline artificiali. De Wit è attratta da tutto ciò che è in between, dalle fasi di transizione di questi processi che diventano nelle sue opere paesaggi indefiniti nei quali l’artista può inoltrarsi liberamente. Nel suo lavoro è assente un atteggiamento moralistico nei confronti delle ripercussioni ambientali di questa continua prevaricazione umana sulla natura, ma è latente l’assunto che non esiste più un’idea di natura pura e incontaminata, con tutte le conseguenze che questo comporta.

Qui c’è il testo di uno scrittore e critico d’arte olandese; apprezzo il desiderio vero di spiegare, con un linguaggio che cerca di rendere piano e comprensibile il lavoro artistico, senza cadere nell’inutile, insopportabile e spesso ridicola retorica narcisistica di settore. Ma più che leggere, è importante vedere le opere, anche nel limite obbligato di una fotografia.
Purtroppo la mostra è conclusa, ma non dispero di riuscire a vedere le opere dal vivo chissà dove chissà quando.

e manca poco a Natale, se voleste regalarmi un Marjolijn De Wit ;)

aggiornamento sapori

È stata aggiornata la pagina “annuali, orto e altro”.
Come forse avete già visto, quest’anno ho seminato alcune erbe aromatiche annuali sia da foglia che da seme. In particolare mi incuriosisce la Nigella sativa perché mi hanno descritto dei deliziosi panini tempestati di suoi semi – da allora credo proprio di non poterne più fare a meno.

G.I. #182

Mi è capitata una cosa buffa questo mese con GARDENS ILLUSTRATED. L’ho sfogliato subito con curiosità, anche se ultimamente mi è sembrato peggiorato – ma i numeri invernali delle riviste sul giardino risentono sempre della stagione -, verso la fine ho trovato questa immagine (pag. 88):


(la riporto piccola perché non ho voglia di avere sotto gli occhi una lenzuolata che non mi piace appena apro il sito; se la volete vedere più in dettaglio, con un click agganciate immagini più chiare)

e ho pensato “che roba brutta!” e sono andata oltre, senza soffermarmi sulla didascalia. Qualche giorno dopo risfoglio, stessa scena “certo che anche in Inghilterra hanno i loro bei mostri”. C’è voluta una terza lettura perché facessi caso alla nota: planted at the campus of the Politecnico di Milano (!).
La mia speranza è che siano brutti solo i rendering e che la natura degli alberi si riprenda l’armonia di un intreccio meno artificioso. E dire che i rami condotti a cordone, a spalliera, a ventaglio, “addomesticati” in forme impostate a me piacciono molto!

latino e immediatezza

Leggo sull’inserto del Corriere La Lettura di domenica 15 gennaio un trafiletto di Giovanni Caprara:

Il latino non avvolgerà più con il suo fascino del passato le nuove piante scoperte. Da questo mese le descrizioni botaniche saranno in inglese. L’accettazione è ufficiale anche se l’aulica scrittura da tempo sfuggiva. Linneo certo non sarebbe felice ma termini di difficile traduzione e l’immediatezza di Internet lo impongono. Galileo, comunque, per l’astronomia, il latino lo aveva già abbandonato quattro secoli fa.

Cerco approfondimenti in rete e non ne trovo; poi, il lampo: Meristemi! E infatti

corsa alla terra – Report

Riguardo a Land grabbing, sul sito di Report trovate la puntata del 18 dicembre dove, appunto, si parla dell’accaparramento delle terre agricole; dal minuto 19 al 24 viene illustrato il caso della Lombardia. Sul sito c’è anche il PDF dell’inchiesta di Piero Riccardi, una lettura molto interessante che consiglio insieme al libro di Stefano Liberti – per quanti siano ancora in cerca di regali.
Auguri terrosi a tutti.

Lucca Comics

Arriva il momento dell’anno in cui tutti gli impegni si allentano e finalmente si possono fare le cose. Sono stata a vedere Lucca Comics e ho conosciuto Roberta Colombo dell’Associazione Culturale Hamelin di Bologna che collabora con l’invito alla selvatichezza di Paolo Tasini ed Emanuela Bussolati (attraversogiardini). Poi sono stata a Palazzo Ducale dove, come ogni anno, c’è una mostra gratuita in cui vengono presentati in maniera più approfondita alcuni autori o alcuni temi portanti della fiera. Vale sempre la pena di visitare queste mostre, organizzate con una cura e un impegno notevoli, divulgative ma per niente banali; trovo siano un regalo per la città e sarebbe forse possibile pensare a qualcosa di simile anche in occasione delle mostre mercato di piante che alla fine rimangono relegate ai giorni di fiera, mentre invece potrebbero offrire qualcosa/molto anche alle persone il cui interesse è vago e non finalizzato all’acquisto, ma che di fronte a un evento gratuito e gestito con intelligenza – una sorta di “prequel” – potrebbero dimostrare partecipazione. E la mostra a Palazzo Ducale è davvero notevole, tre artisti in particolare: Davide Reviati, Manuele Fior e Jiro Taniguchi, se non li conoscete (e io non sono certo un’esperta) consiglio approfondita ricerca. Ho anche trovato il libro che fa per me

il cui protagonista è un amabile flâneur, cara immagine di uomo normale, con una larga faccia quadrata, che bighellona nei dintorni di Tokyo e di volta in volta incontra e si confonde con gli animali, le cose, il tempo atmosferico e quello dell’orologio, il traffico, gli alberi, le persone. In questo rapporto fluido con la natura, pronti a cogliere ciò che ci somiglia ed è capace di sciogliere i nodi, troviamo svelato il mistero del piccolo e del grande nel concreto di una passeggiata.

Peccato che la mostra a Palazzo Ducale finisca oggi, insieme a Lucca Comics. Dal momento che lo sforzo organizzativo è stato fatto, non varrebbe la pena di prolungarla ancora un paio di settimane?

l’autunno meridionale

Lidia Zitara, la giornalista e scrittrice di Giardinaggio Irregolare, ha indetto un concorso fotografico molto interessante e azzeccato dal titolo:

“L’autunno nelle regioni mediterranee”.

Potete leggere le motivazioni, i termini e i numerosi premi del concorso sul suo sito; spero saremo in tanti a votare!

luglio 2011 – agosto 1860

Ben consapevole che questo post causerà un rinculo d’afa, mi azzardo a dire che luglio 2011 è stato fresco e piacevole. Per recuperare un po’ del caldo abituale, consiglio di ascoltare Rai radio 3 dalle 16 alle 16,30: c’è Pietro Biondi che legge l’arroventata Sicilia del Gattopardo. Qui potete ascoltare le puntate e qui trovate i podcast. In particolare, sul tema caldo, consiglio la 5° puntata, dal minuto 4 e 30.

“Gli alberi! ci sono gli alberi!”
Il grido partito dalla prima delle carrozze percorse a ritroso la fila delle altre quattro pressoché invisibili nella nuvola di polvere bianca, e ad ognuno degli sportelli volti sudati espressero una soddisfazione stanca.
Gli alberi, a dir vero, erano soltanto tre ed erano degli “eucaliptus” i più sbilenchi figli di Madre Natura; ma erano anche i primi che si avvistassero da quando alle sei del mattino, la famiglia Salina aveva lasciato Bisacquino. Adesso erano le undici e per quelle cinque ore non si erano viste che pigre groppe di colline avvampanti di giallo sotto il sole. Il trotto sui percorsi piani si era brevemente alternato alle lunghe lente arrancate delle salite, al passo prudente nelle discese; passo e trotto, del resto, egualmente stemperati dal continuo fluire delle sonagliere che ormai non si percepiva più se non come manifestazione sonora dell’ambiente arroventato. Si erano attraversati paesi dipinti in azzurro tenero, stralunati; su ponti di bizzarra magnificenza si erano valicate fiumare integralmente asciutte; si erano costeggiati disperati dirupi che saggine e ginestre non riuscivano a consolare. Mai un albero, mai una goccia d’acqua: sole e polverone. All’interno delle vetture, chiuse appunto per quel sole e quel polverone, la temperatura aveva certamente raggiunto i cinquanta gradi. Quegli alberi assetati che si sbracciavano sul cielo sbiancato annunziavano parecchie cose: che si era giunti a meno di due ore dal termine del viaggio; che si entrava nelle terre di casa Salina; che si poteva far colazione e forse anche lavarsi la faccia con l’acqua verminosa di un pozzo.

Come potete notare, l’attore legge una riduzione del romanzo, che in realtà è ben più generoso di descrizioni.

orto austero

Domenica mattina ero a Milano per Orticola e mi sono persa. Cerco sempre percorsi alternativi per provare strade nuove e “ho trovato una scorciatoia!” è la mia frase preferita. Di fatto, questa volta volevo verificare che una data cosa fosse dove ricordavo, però a un certo punto due strade che pensavo parallele si sono rivelate perpendicolari e le certezze hanno vacillato. Ma ho trovato un angolo interessante a cui Daniele Mongera ha dato un nome: Orto della Fede nel Giardino della Chiesa Protestante. Se non vi fate spaventare dalle maiuscole e dal misticismo, vi consiglio una visita, è in via Montebello all’incrocio con via Marco De Marchi.
Di solito le iniziative legate a eventi di breve durata sono abbastanza tristi, messe insieme alla bell’e meglio per coprire un buco di creatività, di spazio, di budget. Invece l’orto in questione non è affatto male. Sarà stata la domenica, il silenzio, l’ombra degli alberi e della facciata austera, ma non è la solita aiola raffazzonata; i cassoni che contengono la terra sono realizzati con cura, c’è un impianto d’irrigazione, tutto risulta credibile e “vero”. Sarebbe bello monitorarlo nel tempo.

grembiuli

Se sapessi tagliare, cucire e avessi un minimo di nozioni di sartoria base, mi metterei a produrre grembiuli da giardinaggio belli, resistenti e funzionali. Quelli che si trovano – ed è anche difficile trovarli, a dire il vero – spesso sono tagliati male (quindi scomodi), di stoffa scadente o inadatta (quindi di breve durata), troppo lunghi/corti, con tasche inutili in posti assurdi, leziosi di sbuffi e volant, fighetti e assurdamente costosi, il più delle volte con linee e materiali mutuati dai grembiuli da cucina.

Guardate che belli quelli di Urban Aprons.