Archive for the 'foto' Category

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fiori bianchi: Morina e Pycnanthemum

La Morina longifolia, in realtà, ha fiori che cambiano colore, passano dal bianco puro a un rosa sempre più scuro, poi in un attimo spariscono sostituiti da altri freschi – pregio non da poco. Il fogliame è appena spinoso e molto profumato.
Il Pycnanthemum muticum ha brattee d’argento e fiori bianchi; tutta la pianta ha un forte aroma di menta.

Morina longifolia

Morina longifolia

Pycnanthemum muticum

Pycnanthemum muticum

Epilobium angustifolium

Epilobium angustifolium (Chamaenerion a.)

Epilobium angustifolium (Chamaenerion a.)

Sanguisorba menziesii

Ci sono tante piante fiorite al momento in vivaio e ieri mi sono decisa a fare qualche foto. Ultimamente ho scelto uno sfondo che mi pare funzioni, sono le assi della capanna che c’è alla fine del campo. Cinquant’anni fa era uno stallino e ci viveva un maiale – un maiale fortunato, va detto, aveva una stanza ampia, pulita, all’ombra e nel suo trogolo finivano gli avanzi di famiglia; per lui solo acqua fresca. Certo non moriva di vecchiaia, ma nemmeno di noia e stenti.
Tutto questo per dire che se lasciate delle assi a invecchiare all’aperto, sollevate da terra e messe per costa, il legno scolora in un grigio che sembra minerale d’argento. In più, se ci mettete davanti delle piante lungagnone tipo Valeriana e un po’ a caramella tipo Sanguisorba, è una bella apparizione.

Sanguisorba menziesii e Valeriana officinalis

Sanguisorba menziesii e Valeriana officinalis

ripicchettare le piantine

Continuiamo il lavoro iniziato con la semina.

Ora le piantine dovrebbero essere nate, soprattutto le annuali che – in genere – hanno una capacità di germinare elevata e veloce. Vi sconsiglio di seminare troppo presto, so che è difficile resistere e a febbraio vorremmo tutti avere qualcosa di verde sotto gli occhi e per le mani, ma tenere i semenzali pieni in giro spesso significa avere piantine stentate soggette a ogni malanno e incidente. Secondo me la semina è un pensiero positivo che ci accompagna nel tempo, ma nella pratica deve essere un atto risoluto, immediato e svelto.

Allium senescens plug, ripicchettare Cleome spinosa 'Violet' plug, ripicchettare in vivaio

Qui sopra vedete come hanno radicato alcune piantine. Indicativamente le annuali più conosciute nascono in una settimana/dieci giorni e in maniera piuttosto regolare, insieme e alla stessa altezza. Anche alcune perenni sono dei bravi soldatini: i Leucanthemum, i lupini, la gaura, la veronica – le prime che mi vengono in mente -, ma molte hanno bisogno di più tempo e crescono alla spicciolata. Siate pazienti e non gettate la spugna – vale a dire non buttate le placche seminate troppo presto, talvolta le sorprese sono positive.
Una cosa che non mi stanco mai di ripetere: appena le piantine sono cresciute e iniziano a vedersi le prime foglie vere, RIPICCHETTATE! non state lì a rimirarle, fare foto e complimentarvi con voi stessi, RIPICCHETTATE! Quando meno ve l’aspettate arriva un lumacone, un fungo, un marciume del colletto e voi rimanete lì storditi a guardare la triste immagine del vostro fallimento. Vita vissuta.

ripicchettare le plug ripicchettare le piantine seminate

Insomma, riempite di terriccio buono dei vasetti, estraete con una leggera pressione la piantina dalla sua sede (potete anche infilare un lapis nel buchino di sgrondo dell’acqua e sollevarla) e mettetela nel nuovo vasetto. Anche se vi sembra piccola, minuscola: alcune piante non amano stare in serra negli alveoli, dove le temperature diventano elevate, circola poca aria e ogni tanto arriva una lucertola a schiacciarle.

Bagnate bene e lasciate i vasi fuori a mezz’ombra per una decina di giorni, due settimane. Date acqua ma non affogatele (le radici non hanno ancora riempito tutto il vaso). Godetevi la crescita – ora sì che potete fare foto e aspettare i like su Facebook.
Dopo che si sono abituate a stare all’aperto e sono un po’ cresciute potete metterle al sole (se sono piante che amano il sole, naturalmente).

accostamenti

Aquilegia caerulea 'Koralle', Rheum palmatum, Selinum wallichianum

Aquilegia caerulea 'Koralle', Rheum palmatum, Selinum wallichianum

Questa sera in vivaio: nelle foto si vedono i fiori della Aquilegia caerulea ‘Koralle’, le grandi foglie verdi sopra e bordeaux sotto del Rheum palmatum e le foglie a trina del Selinum wallichianum.

Armeria e Cytisus

Armeria pseudarmeria 'Joystick Red' e Cytisus scoparius 'Maria Burkwood'

Armeria pseudarmeria ‘Joystick Red’ e Cytisus scoparius ‘Maria Burkwood’

erba volant e post wild world

Me li appunto qui così mi ricordo di comprarli:


sabato pomeriggio Renato Bruni era a VerdeMura, ma non sono riuscita a vedere la presentazione, mannaggia!


visto su Federal Twist, gente di cui mi fido.

Akebia pasquale

Buona Pasqua!

Buona Pasqua!

Dierama pulcherrimum

semi di Dierama pulcherrimum

semi di Dierama pulcherrimum

Non sono belli i semi della Dierama?

seminare in primavera

Eccoci, è arrivato il momento di seminare. Qui vi propongo un metodo base, elementare e semplice per iniziare con le semine. Volutamente evito ogni complicazione e tecnicismo che può allarmare il neofita; questa semina facile non va bene per tutto, alcune piante sono noiose da moltiplicare, è vero, alcune volte la germinazione va indotta, eccetera, ma qui si respira un’aria di leggerezza, quindi rilassatevi e proseguite.

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Potete usare i contenitori da sei uova, fate un buchino in fondo per far andar via l’acqua, easy. Consiglio: se fate l’orto e comprate le piantine già pronte, tenete i contenitori e riutilizzateli.

le placche da semina

le placche da semina

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Riempite di terriccio lasciando 2/3 mm di bordo libero in cima.

la giusta quantità di terriccio

la giusta quantità di terriccio

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Piegate la bustina con l’unghia creando uno scivolo dritto per far rotolare i semi. Quanti semi mettere? Io vi consiglio di essere generosi (in ogni occasione), ai semi piace stare in compagnia.

spargere i semi dalla bustina

spargere i semi dalla bustina

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Mettete uno strato sottile di terriccio a coprire i semi; più sono piccoli, meno terriccio va messo. Scrivete il nome della pianta che aspettate – fatelo davvero, all’inizio sembra che ci ricorderemo tutto per sempre, passata una settimana arrivano i dubbi.

coprire di terriccio e scrivere il nome

coprire di terriccio e scrivere il nome

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Posate la placca su una cassetta ribaltata in modo che il fondo sgrondi bene l’acqua di annaffiatura. Astuzia fondamentale: mettete uno strato di sale grosso intorno alla cassetta – ai lumaconi piacciono tantissimo le giovani piantine e vi assicuro che in una notte sono in grado di fare grosse scorpacciate, se non volete piangere la mattina dopo, salate bene tutto attorno. Il sale semplicemente le tiene lontane e non è tossico per gli altri animali.
Se il vostro problema sono i topini di campagna (ghiotti di semi di graminacee, provare per credere), mettete le cassette su tavoli con le gambe lisce, di solito non riescono ad arrampicarsi.

alzare da terra e vaporizzare

alzare da terra e vaporizzare


Bagnate con un flusso leggero, potete usare un vaporizzatore o un irrigatore a rosa fine, l’importante è che il flusso dell’acqua non sposti troppo il terriccio di superficie e non faccia buchi. Però state attenti a impolpare bene il terriccio, che tutto il contenitore si riempia, piano piano.
A questo punto spostate la cassetta in un posto riparato, l’ideale sarebbe una serra fredda, ma va bene anche una veranda, una terrazza semi-coperta o semplicemente un angolo dove non passino cani e gatti e figlioli piccoli.

Ora potete andare a farvi le unghie in santa pace. Quando saranno nate le piantine riprenderemo il discorso.

giovani virgulti, futuri giganti

Rheum palmatum

Rheum palmatum

semina for dummies

Cleome e Cosmos

bustine di semi: Cleome e Cosmos

Ho fatto qualche foto alle diverse fasi della semina. Adesso devo scappare, ma le inserirò al più presto, se vi interessa tornate.

E poi non dite che non penso ai miei cari lettori (anche se li chiamo dummies cioè imbranati).

lo sapevo!

Per caso sono inciampata su questa fotografia (qui la trovate più grande) che ha confermato i miei sospetti: anche a Dan piacciono le margherite che lo superano in altezza!

The Plant #8

– Prima di tutto c’è un articolo ben fatto e illustrato sui giardini che i rifugiati siriani allestiscono nei centri di accoglienza in Giordania.

Un’intervista a Gilles Clément a proposito del giardino che ha creato a Melle, un piccolo paese a ovest della Francia, fra Nantes e Bordeaux: il Giardino d’Acqua e Ortica. Mi piace perché su The Plant le interviste sono lunghe e approfondite e spesso vertono sugli ultimi lavori o addirittura quello che verrà fatto nel prossimo futuro, non si limitano a ripercorrere la carriera di un paesaggista, ma lo incalzano sul presente.
Sul progetto e su G. Clément ho opinioni contrastanti e rimango irrisolta, però questo giardino lo vorrei vedere.

– Un articolo su un designer che non mi piace. Ma al momento ho grossi problemi ad accettare qualsiasi oggetto che abbia la pretesa di non deperire a breve – tutta roba che ci rimane tra i piedi per troppo, troppo tempo.

– Un approfondimento sul lavoro di Camilla Goddard, apicoltrice urbana a Londra.

– Un articolo davvero molto interessante sulla cura degli alberi nei giardini tradizionali del Giappone e la spiegazione dello stretto legame fra natura e cultura nel dispiegamento della bellezza di un giardino.

– Una visita a Chernobyl.

Georgia O’Keeffe.

– Un approfondimento sulla coltivazione del Ficus lyrata.

E molte altre cose, immagini, disegni – un po’ di materiale lo trovate qui.

The Plant Journal

Guardate un po’ cosa mi è arrivato:

"The Plant Journal"

THE PLANT #8

quando ormai avevo perso ogni speranza, ecco un bel pacchetto che mi aspetta alla buca delle lettere. Sono 160 pagine (le due di pubblicità sono solo in copertina, dentro è tutta ciccia) a un primo sguardo molto dense. Leggo e vi racconto presto.

PS: l’etichetta che vedete sotto al titolo della rivista è un mio discutibile intervento, non fa parte della grafica.

Approfitto di queste righe per augurare a tutti quelli che capitano qui un anno di novità e incontri fortunati!

Cabin Porn

Cabin Porn Book Trailer from Cabin Porn on Vimeo.

Capanni nella natura più o meno selvaggia.

mazzolini e Fox Fodder Farm

Avevo già parlato di Saipua e di Worlds End Farm. Soprattutto ero molto stupita di essermi appassionata a un modo di gestire i fiori che di solito mi lascia indifferente quando non contrariata: la composizione di fiori recisi è una pratica spesso così artificiosa da diventare molesta. Ma quando si sa fare, che gioia! È un po’ come dell’aria fresca che entra in casa in una giornata opprimente.

A luglio mi è capitato di fare dei mazzolini per un’amica sposa, due bambine e quello che ho chiamato bouquet virile – sì, perché ho pensato fosse giusto addobbare anche le mani del povero sposo e siccome si tratta di persone spiritose la mia idea è stata accolta. Ho fatto molte prove, soprattutto per testare la resistenza dei fiori, delle foglie e delle spighe: coglievo e mettevo nell’acqua e verificavo che tutto rimanesse bello fresco almeno un giorno e una notte (questa lunga estate calda ha fatto lo stesso con noi, molte prove di resistenza fisica). Il giorno del matrimonio però ho voluto fare tutto in fretta, non ho composto niente in anticipo perché volevo che tutto fosse molto naturale, poco pensato, estemporaneo e veloce. Alla fine ero abbastanza soddisfatta – non ho immagini, per il momento.

Tutto questo per dire che ho scoperto le composizioni di fiori di Fox Fodder Farm e sono bellissime! Guardate anche le foto su Instagram, si impara un sacco e si educa il gusto ad accostamenti imprevisti ma molto spontanei, proprio come in natura.

Sanguisorba

Sanguisorba officinalis, 17 luglio 2015

Sanguisorba officinalis

Vitex

Vitex agnus-castus 'Latifolia', vivaio, 2 luglio 2015

Vitex agnus-castus 'Latifolia'

Non capisco perché si vedano pochi Vitex nei giardini: piante con un’ottima resistenza al caldo, una fioritura generosissima (questa è solo la prima, si ripeterà abbondantemente all’inizio dell’autunno) che anche quando è passata rimane gradevole coi suoi grappoli eretti di piccole bacche, frequentate dagli insetti, con fiori profumati, foglie aromatiche e non accenno alle qualità estetiche perché sono evidenti.
Qui la vedete a terra in vivaio, è una pianta di tre anni alta circa 230 cm e ampia 260. Non l’ho mai davvero potata, ho solo spuntato (a marzo inoltrato, per non dire aprile; rivegeta molto tardi in primavera, quindi attenzione a non compostarla affrettatamente!) alcune cime dei rami che uscivano dal (mio) perimetro ideale. Tende a crescere ancora per assestarsi su un’altezza di 4 metri; non ho ancora deciso se la lascerò arrivare a tanto, mi piace così, quindi continuerò l’attività di cesoie.

Lì accanto c’è una giovanissima Akebia quinata che dovrebbe coprire la pergolina in fondo alla serra, e sotto un cespo di Erigeron karvinskianus che è così bello, abbondante e fiorito da aprile a novembre compresi – se trovate una piantina di Erigeron in un vaso acquistato è un suo omaggio (gradito?).

Vitex agnus-castus 'Latifolia', fiori blu

Vitex, particolare del fiore

un grande classico

"Echinacea Eryngium Stipa"

Echinacea, Eryngium, Stipa

"Stipa, Eryngium, Echinacea"

un abbinamento classico

È vero, si tratta di un grande classico dei giardini e della fotografia, ma ci sono tante piccole e grandi differenze nell’aspetto dell’E. purpurea e della tennesseensis: la prima ha fiori più grandi e un vistoso cono centrale in rilievo, i petali sono scesi e le foglie medie, la seconda ha fiori più piccoli con petali che invece di tendere verso il basso si alzano, le foglie poi sono lunghe e lineari, con nervature molto evidenti; il portamento è assai diverso, questa arriva al massimo a un’altezza di 60 cm e forma un piccolo cespuglio morbido in movimento, la purpurea è più rigida e adatta anche a composizioni invernali.