Archive for the 'considerazioni' Category

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Aroma-Zone

Mi vengono spesso chieste notizie riguardo alle (eventuali) caratteristiche medicamentose, officinali o semplicemente culinarie delle piante che coltivo. Di solito metto le mani avanti, dichiaro la mia totale ignoranza in materia e chiarisco che la mia è una produzione ornamentale. È certo che facendo questo mestiere ormai da qualche anno e avendo un interesse vero per le piante, qualche nozione l’ho imparata e qualche utilizzo collaterale lo conosco; a volte, se l’argomento mi interessa, vado a cercare, mi informo e combino qualche intruglio di dubbia efficacia. Sì, sono ancora viva.
Se vi piace pasticciare con creme, essenze, estratti e tutto quel che serve per fabbricare a casa vostra cosmetici partendo dalle sostanze di base pure e biologiche, dovete conoscere Aroma-Zone. Leggo e riassumo dal loro catalogo: A-Z è un sito internet nato nel 2000 dalla passione della famiglia Vausselin (padre e madre ingegneri chimici, figlia ingegnere di produzione) per gli oli essenziali e le piante. Ma la cosa secondo me più interessante e per la quale davvero il sito è impagabile sono le fiche technique: per ogni prodotto c’è una scheda tecnica dettagliatissima, con il nome scientifico, la parte utilizzata, il paese d’origine e un sacco di altre informazioni utili.

Io sono stata nel negozio di Parigi e mi hanno dovuta trascinare via a forza, per dire.

nomi che cambiano

Ripetendo forte dentro di noi il mantra:

scientific accuracy is important, but sometimes compromises have to be made

vi invito a leggere sulla rivista della Royal Horticultural Society di luglio l’articolo Why do plant names change, con un approfondimento su Aster/Symphyotrichum.
Amici, ce la possiamo fare, forse.

fioriture veloci

Tra le cose che mi vengono chieste più spesso – con la voce bassa e la ruga in fronte – c’è: “ma quando fiorisce?”, aspettandosi in risposta quanto meno “l’anno prossimo”, se non “nel giro di un paio d’anni, forse tre”. Ebbene, amici, state sereni: la maggior parte delle erbacee perenni fiorisce il primo anno. Con i dovuti distinguo, se a settembre metto a dimora una Digitalis purpurea, un’Euphorbia characias o qualsiasi altra pianta a fioritura primaverile, dovrò aspettare la fine dell’inverno per vederne i fiori, ma moltissime erbacee estivo-autunnali seminate a marzo fanno i fiori nel giro di tre/quattro mesi.
Vi agevolo una foto:

22 luglio 2014 - il posto delle margherite

22 luglio 2014

Nell’immagine potete distinguere:
Verbena rigida = semina 7 marzo, inizio germinazione 2 aprile, rinvaso 21 maggio
Linaria purpurea = semina 7 marzo, inizio germinazione 19 marzo, rinvaso 16 aprile
Eryngium yuccifolium = semina 7 marzo, inizio germinazione 6 aprile, rinvaso 20 aprile (era Pasqua!).

E se non siete convinti, eccone un’altra:

il posto delle margherite - 22.7.2014

22.07.2014

qui ci sono una Verbena hastata ‘Pink Spires’ (semina 7 marzo, inizio germinazione 2 aprile, rinvaso 3 giugno), un’Echinacea purpurea ‘Alba’ (semina 12 marzo, inizio germinazione 26 marzo, rinvaso 17 aprile) e un’Agastache rugosa (semina 14 maggio, rinvaso 15 giugno).

Potrei metterne altre, anzi, addirittura alcune hanno già fiorito e terminato, la Salvia nemorosa, ad esempio. Per non parlare della Verbena bonariensis e della Gaura lindheimeri, praticamente sempre in fiore, come pure molte varietà di Nepeta, l’Helenium e la Boltonia.

Symphyo… che?

In fondo a un libro bellissimo che sto leggendo – ve ne parlerò presto, neanche allora l’avrò finito, ma voglio assolutamente dirne il meglio – c’è una nota sui nomi delle piante. Ripeto, è un libro preciso, competente e professionale, e anch’esso afferma:

Scientific accuracy is important, but sometimes compromises have to be made.

(L’accuratezza scientifica è importante, ma talvolta qualche compromesso è necessario.)

Insomma, non voglio farla lunga, ma preparatevi a ripetere a voce alta Symphyotrichum. In particolare Symphyotrichum ericoides, Symphyotrichum laeve, Symphyotrichum turbinellus, che una volta erano Aster. L’Eupatorium maculatum ora si chiama Eupatoriadelphus maculatus e il Limonium latifolium è L. platyphyllum.

Comunque sappiate che non sempre i tassonomisti sono d’accordo fra loro. E siamo daccapo un’altra volta!

The Garden – RHS

Penso che se leggete questo blog sapete anche dell’esistenza della Royal Horticultural Society – per comodità RHS – il più importante ente no profit britannico per la buona pratica del giardinaggio; l’obiettivo fondamentale dell’associazione è aiutare le persone a condividere la passione per le piante, incentivare l’eccellenza nell’orticoltura e favorire l’ispirazione naturalistica. Potete leggere tutto, ma davvero TUTTO a proposito della RHS sul loro sito che è molto ben fatto, completo, vivace e soddisfacente. Naturalmente, essendo un’associazione, ci si può iscrivere e diventarne membri, quindi usufruire di numerose facilitazioni legate al mondo dei giardini e delle piante: ingressi privilegiati, sconti particolari, ma soprattutto ricevere ogni mese la rivista “The Garden”. È una pubblicazione piuttosto snella ma densa di notizie – per la verità inerenti allo sfaccettato, incredibile mondo del giardinaggio anglosassone – e contenuti abbastanza approfonditi e spesso inediti. Nel numero di dicembre dell’anno scorso ci sono un paio di articoli interessanti che potete leggere in formato pdf direttamente dal sito: uno riguarda i giardini nei territori di guerra (Afghanistan, Israele e Palestina) e un altro spiega come prendersi cura degli alberi appena messi a dimora. Penso infatti che la parte più valida della rivista siano proprio gli approfondimenti di tecnica del giardinaggio – ce ne sono molti fra i pdf scaricabili, se scorrete i vari mesi del 2013 ne troverete – che vanno sotto il nome di Garden practice. Perché imparare dai più bravi è bello.

seminare

Siccome è tra le cose che mi vengono chieste più spesso, nel 2008 (come passa il tempo!) scrissi a proposito della semina. Ora manca poco al momento in cui saremo indaffarati con placche, terriccio e annaffiatoio, quindi riciclo i tre spezzoni in questione, sperando di fare cosa gradita: semina 1, semina 2, semina 3.

allenamento al nuovo

Oggi, primo giorno dell’anno, avrei una proposta: includere nelle preferenze (floreali) un colore nuovo. Per me è facile, mi piacciono tutti i colori, però sento spesso che no il rosso no, il giallo bleah, l’arancio non ce lo vedo, eccetera. Di solito colori vivaci, le tinte smortaccione piacciono a tutti. Insomma, non fatevi irrigidire dai pregiudizi sul colore e apritevi al nuovo. Io, che ho un serio problema con i fiori grandi e in massa compatta, cercherò di risolverlo. Dai, abbiamo un anno per rinfrescare lo sguardo!

There Is a Light That Never Goes Out

Manca poco a Natale e dappertutto si trovano consigli sui regali più indicati da fare alle persone che si occupano del proprio giardino. Guanti, grembiuli, cesoie, cappelli impermeabili, annaffiatoi, stivali di gomma, casette per gli uccelli sono gli oggetti proposti più spesso, ci sono di tutti i prezzi, più o meno impegnativi. Poi arrivano gli oggetti per la casa che hanno un rimando al giardino, magari un fiore disegnato, oppure richiamano semplicemente uno stile di vita rilassato e con tanto tempo libero da trascorrere a fare ciò che rasserena: bere un tè, assaporare un dolce, raccogliere frutti di bosco in un cestino. Va tutto bene, però secondo me si dimentica sempre il regalo più gradito, la cosa che in assoluto le persone con un giardino apprezzano più di tutte le forbici da poto e i rastrelli e le lampade con gli uccellini. È un regalo immateriale dal valore inestimabile: qualche ora di lavoro qualificato. Nel momento in cui arrivano le giornate calde di primavera, quando l’erba cresce a ritmo sostenuto, tornare a casa e trovare il prato ben tosato, con tutte le piccole rifiniture curate a forbici; oppure la potatura giusta per quell’albero che ricade sulla strada; un’energica passata di decespugliatore sul poggio scosceso; la siepe ridimensionata a mano libera, non con la lama elettrica che smezza le foglie e spezza i rametti; quell’enorme limone che iniziava a dare segni di sofferenza nel vaso, rinvasato di fresco e rincalzato di stallatico in una nuova conca. Devo continuare? Chi lavora davvero nel proprio giardino sa di cosa parlo; regalate qualche ora di libertà e bellezza senza fatica e ci farete felici.

The Plant #5

Prima di tutto ci sono solo tre pagine di pubblicità su centoquarantatré; lo dico per quelli che si scandalizzano per la quantità di pubblicità che contengono le riviste – a me quella esplicita non dà fastidio, mi dice chiaramente: sono una rivista e ho bisogno di pubblicità per campare. Discorso completamente diverso sono quelle camuffate (le marchette), che acchiappano la nostra buona fede e la maltrattano, mandandoci in confusione; ma siamo tutti adulti nell’anno 2013 e farci fessi non è così facile. (Che poi è paradossale: quante meno pubblicità troviamo, tanto più le ricorderemo. Quando siamo di fronte a un muro di rimandi è difficile che qualcosa faccia presa, rimane una sensazione di rumore di fondo più sgradevole che efficace.)
Un’altra cosa piccola e piacevole è la carta: bianca e opaca, tipo libro; si può sottolineare, non luccica troppo ed è discretamente spessa al tatto.
Riguardo al contenuto, dico che ci sono almeno un paio di articoli che rimangono. La lunga intervista ad Alys Fowler, con foto originali. Le risposte di Alys sono quanto di più contemporaneo si possa leggere a proposito della pratica in giardino e dell’idea generale che abbiamo di esso – il dominio che siamo abituati ad avere con le cose che ci circondano fallisce miseramente nel confronto con il verde, che per sua stessa natura impone un altro passo tutto da imparare.

Gardening works on a different scale. I look out and there are things I don’t like about the garden this year. I have to wait a whole year before I can change that. So being on a totally different cycle to society is quite nice. It doesn’t matter how much I want a tomato right now – I can’t have one! […] once you learn how to garden, you see that control is actually quite useless. It doesn’t work. The garden will do its own thing.

Se state attenti alle parole vi accorgete che non è il solito linguaggio, ma ha il sapore croccante della presa diretta dal suo orto. Fowler è molto qui e oggi, tanto quanto Clément può suonare a volte accademico. Ci insegna addirittura a misurare il ph del terreno con il cavolo rosso! semplicemente si affetta il cavolo, si fa bollire in poca acqua, si filtra il succo così ottenuto e poi lo si fa reagire con diversi tipi di terreno: se è acido il liquido diventa rosso, viola se è neutro e giallognolo se è alcalino.
C’è poi un articolo sui parchi progettati da Isamu Noguchi che sinceramente non ho capito. Se conoscete un po’ sua biografia e le sue opere forse la difficoltà ad avvicinarsi a lui risulta più chiara, è un artista complesso e se non si va a fondo il rischio è di rimbalzare sulla superficie e alla fine non dire niente. È quello che mi pare succeda spesso parlando di Giappone, ne subiamo il fascino ma non andiamo oltre, mentre la differenza culturale ci fa spettatori un po’ vuoti. Dan Pearson in Spirit dice che bisogna andare outside the comfort of your own culture, e forse è vero.
Una frase che mi ha fatto ridere:

To learn to witness nature as it happens without always wanting to influence it, hinder it, orchestrate it, craft an experience out of it, blog it – or for Christ sake – Instagram it.

Sarah Ryhanen di Worlds End Farm la dice alla fine dell’articolo sulla fattoria nella quale coltiva i fiori per il suo negozio. La più aperta e comica delle contraddizioni per una che di mestiere, appunto, orchestra, ammaestra, blogga e instagramma fiori e lo fa bene. (Se andate alla pagina della scuola in cui Sarah Ryhanen e Nicolette Owen insegnano l’arte di sistemare i fiori, nel blog il 23 settembre c’è una gallery dei lavori degli studenti che lascia proprio senza fiato, composizioni di una freschezza e un’inventiva notevoli – forse che gli studenti, liberi dall’idea di soddisfare qualcuno, riescano a produrre meglio delle maestre?)

E alla fine, Borgen Island in Svezia, solo foto. E per fortuna non se ne trovano su internet – sospetto perché difficili da infiocchettare: pura, meravigliosa roccia liscia che affiora su orizzonte piatto.
Da ultimo, la foresta di Fukushima, anche qui solo foto e una sola bella didascalia.

Mi ritengo soddisfatta dell’acquisto, avevo il terrore si trattasse di una di quelle riviste fighette tutto fumo e niente arrosto, invece per ora c’è sostanza.

Pascale, agricoltura

Sull’inserto della domenica del Corriere della Sera di un paio di settimane fa – La Lettura #92, 25 agosto – c’era un articolo interessante di Antonio Pascale: Perché l’agricoltura è sparita dai romanzi, che (incredibile! l’ho cercato sicura che non ci fosse, e invece c’è) trovate per intero online.

Gli articoli di Pascale sono spesso interessanti perché cercano di stanarci dalle nostre abitudini di pensiero e dalla convenienza sociale di riflettere tutti allo stesso modo, godendoci la nostra superficialità e gustando la pubblica approvazione. Non dico di essere sempre d’accordo con quel che scrive, ma gli riconosco il merito di sollevare argomenti che mettono allo scoperto e ci portano su strade poco battute.

In questo caso prende il mito del ruralismo che vede nella civiltà contadina la sola riserva di valori non contaminati dalla civiltà moderna, industriale e cittadina e ci fa notare che, apparentemente efficace su piccola scala, appena si estende la visione, perde di verità e cozza con la realtà della vita sia passata che presente. In sostanza, per credere davvero che i vecchi tempi (prima della “rivoluzione verde”) siano da rimpiangere, occorre rimuovere molte variabili scomode, ad esempio il miglioramento di tutti gli indicatori del benessere fisico dovuto ai cambiamenti nella composizione della dieta: oggi siamo più forti e meno soggetti alle malattie, che vogliamo ammetterlo o no. È come se tutti, su questo argomento, avessimo un immaginario falsato e dovessimo reintegrare parecchie nozioni fondamentali.
Per farlo cita e consiglia diverse letture che riporto qui:

Spero che l’argomento interessi anche a voi – a me molto – e grazie a Pascale per l’indicazione dei libri.

Tra l’altro mi chiedo quando ne uscirà uno suo (è uno scrittore bravissimo).

april showers

Anche i rospi, le ranocchie e i tritoni sono stufi di questo tempo piovoso.

fiere d’autunno

Una novità che riguarda l’edizione autunnale: è prevista l’apertura dal venerdì pomeriggio alle ore 14,30. Devo dire la verità, questa comunicazione mi ha lasciata un po’ perplessa; anche ora sono qui con un’espressione tipo punto interrogativo.

meriggi gnàlidi

Il giorno ad urlapicchio

Ci son dei giorni smègi e lombidiosi
col cielo dago e un fònzero gongruto
ci son meriggi gnàlidi e budriosi
che plògidan sul mondo infragelluto,

ma oggi è un giorno a zìmpagi e zirlecchi
un giorno tutto gnacchi e timparlini,
le nuvole buzzìllano, i bernecchi
ludèrchiano coi fèrnagi tra i pini;

è un giorno per le vànvere, un festicchio
un giorno carmidioso e prodigiero,
è il giorno a cantilegi, ad urlapicchio
in cui m’hai detto “t’amo per davvero”.

Fosco Maraini

Funzionerà per evocare un po’ di sole e caldo? Oggi ho visto anche tre rondini, che notoriamente non fanno primavera, però almeno un paio di giorni decenti, chissà.

Cieli silenziosi

Ultimamente mi è capitato di leggere e piano piano interessarmi al mercimonio degli uccelli da mangiare o canori. È stata una cosa involontaria e, devo dire, piuttosto dolorosa da sapere; più che altro non mi ero mai resa conto delle reali dimensioni del fenomeno. Avevo una vaga percezione di quel che sta succedendo ai pesci – nella mia coscienza i pesci stanno assieme agli uccelli, non saprei dire perché -, con la pesca intensiva, l’inquinamento, la razzia di certe prelibatezze, ma di uccellini mi sembra sempre di vederne e sentirne tanti! e invece no. Da ultimo, ho letto Più lontano ancora di Jonathan Franzen e apriti cielo.
È una collezione di saggi di vario genere e argomento, ma essendo F. un birdwatcher, quando viene mandato a Cipro e incontra alcuni membri del Committee Against Bird Slaughter (Cabs), risulta particolarmente dentro la questione e ne restituisce un quadro tanto triste quanto veritiero: uccellagione con i bastoncini di vischio a Cipro, caccia indiscriminata ai migratori a Malta, alterne visioni di caccia selvaggia o selettiva nel nostro paese, pratica o disgusto dell’illegalità, le due facce dell’Italia.

Questa mia è una piccola voce egoista che vuole continuare a sentire i canti e i rumoracci dei pennuti, come a loro tocca il volume della mia radiolina da campo. E siccome sono in arrivo giornate fredde, domani vado a spargere un po’ di semi oleosi al vivaio. Intanto ho fatto questo test canoro prendendoci parecchio. E qui ci possiamo preparare alla primavera.

Dal quiz canoro: ma se la cincia bigia americana dice “cheese burger”, la nostra cinciallegra dirà “pasta al sugo”?

fiamma alta forever

Che poi si fa presto a dire ambiente, natura, paesaggio… io quando accendo il camino disbosco un’area pari all’estensione del Canton Ticino. È che il fuoco dev’essere sempre allegro e vivace, mica il triste ciocco fisso!

Avete mai buttato le foglie di alloro (Laurus nobilis) sul fuoco? Fanno un crepitio celestiale. Funziona anche con l’agrifoglio (Ilex aquifolium).

idee imprenditoriali


È buffa questa immagine fuoriscala, così potrebbe essere anche una tazza da tè.
Poi la vediamo così

e tutto torna alle giuste proporzioni. A me fa venire in mente le vignette della Settimana Enigmistica dove c’era sempre un esploratore un po’ scemo dentro un calderone sul fuoco con la tribù di cannibali che gli passano una carota per insaporire il (suo) brodo; chissà se le risate a denti stretti hanno ancora un pubblico (vivente, intendo).
Al momento non riesco a immaginare niente di più piacevole di un bel bagno caldo all’aperto. La temperatura è ancora mite, è tutto verde e rigoglioso e con una evidente spinta a godere gli ultimi favori di ciascuna giornata: ci si aggrappa, ostinati, a ogni minuto in meno di luce. E c’è anche il senso di libertà che dà l’uso del fuoco invece della corrente elettrica; essere svincolati dal posto, poter di volta in volta farci un brodino umano sulla spiaggia d’inverno, in una radura del bosco, su un prato, dove ci pare.

E in Inghilterra hanno pensato a questo servizio e offrono in affitto sia vasche da bagno che saune con riscaldamento a legna – forniscono anche quella.

E nonostante io non abbia mai in simpatia i messaggi edificanti, soprattutto se rivolti ai giovani, mi sento di promuovere il grande divertimento dello stare fuori a far casino con acqua e fuoco: we believe that every minute spent actively in the fresh air, away from tv-screens and computers, heightens our environmental sensitivity – especially that of young people.

after Murabilia 2012

È solo il martedì dopo Murabilia e mi vengono un sacco di pensieri. Niente sulla fiera in sé, che è stata la solita, per me. Non ho grandi appunti, tranne piccole pulci che non ho neanche voglia di tirare fuori: sono le solite cose di logistica spicciola, le carrette, i cartelli, i percorsi – mi annoio anche solo a pensarci. Solo una cosa: perché le conferenze tutte in orario mercato?
[Spiegone per i poco pratici = se le conferenze sono in orario fiera, è difficile che chi è fisso al proprio stand si possa muovere e parteciparvi; allo stesso modo il pubblico è poco propenso a interrompere il giro di acquisti e meraviglia botanica.]
Ne riporto una parte:

Venerdì 7 settembre
ore 18.00 – Aloe. Dall’Africa a Boccanegra, Ursula Drioli Salghetti

Sabato 8 settembre
ore 11.30 – Adipa 25 anni e non li dimostra, Pasquale Naccarati, Angelo Lippi
ore 15.00 – Giardinaggio Italia/Gran Bretagna: due realtà a confronto, Christopher Brickell, Roy Lancaster, Jim Jermyn, Alison Jermyn, Carlo Pagani, Maurizio Usai. Coordina Guido Piacenza
ore 17.45 – Diario di un cacciatore di piante dei nostri tempi: viaggio in Korea, Bleddyn Wynn-Jones (Crûg Farm Plants)

Domenica 9 settembre
ore 11.00 – Trekking botanico in Nepal, Michel Lumen (Lumen Plantes Vivaces)

ce ne sono almeno un paio a cui avrei partecipato volentieri – nella fattispecie quella di sabato alle tre del pomeriggio, per non essere vaga. E naturalmente non sono l’unica, di sicuro condivido l’interesse con alcuni colleghi e parte del pubblico. Perché non si sposta almeno un evento al di fuori dell’orario della mostra, magari quello che si pensa possa coinvolgere più persone, magari quello che può suscitare un dibattito vero?

Perché alla fine mi sembra di notare che la produzione e il mercato di piante insolite (“speciali”, come dicono a Masino, con un’espressione felice) in Italia sia sempre più risicato, che si facciano sempre i soliti discorsi fino allo sfinimento, che le facce siano sempre quelle, al limite un po’ invecchiate (io per prima), che la passione vada bene come spunto iniziale ma non possa essere un surrogato della capacità (parlo dell’ambito lavorativo). Avevo scritto una cosa a questo proposito in una email che per l’occasione riesumerò dalla memoria del computer:

ho l’impressione che un vivaismo sano e maturo si nutra prima di tutto di professionalità e grandi numeri. È un vivaismo diffuso, capillare, di qualità, attento, professionale, che accontenta tutti non perché si piega alla maggioranza, ma perché ha così tante sfaccettature che ogni esigenza è corrisposta nel concreto. E ogni cosa è necessaria perché tutto l’insieme funzioni, servono e lavorano sia le grandi aziende generaliste che le piccolissime di nicchia, ma senza un’assurda gerarchia di buoni e cattivi, conta la qualità, e la qualità dovrebbe essere ovunque, nel piccolo come nel grande. Penso ad esempio al mercato musicale dove esistono e coesistono il mainstream e il mercato indie, oppure il cinema da multisala e d’essai; e le categorie non sono così separate: chi non ha avuto esperienza di orribili e pretenziosi film di nicchia e invece ottime commedie da botteghino? I livelli, in qualche modo, comunicano e si vitalizzano l’un l’altro. Perché nel grande sta il piccolo, per legge di natura. Un manipolo di adepti alimenta un rivolo troppo scarso che rischia di scomparire dietro ogni curva.

(Santocielo, come sono pomposa quando scrivo le email! portate pazienza.)
E questo stato di cose, l’esiguità di domanda e offerta, immiserisce anche le persone, sono convinta, le spinge ad attaccarsi ancora di più al loro piccolo orto, piccolo vivaio, piccola esperienza, perdendo di vitalità e acquisendo cinismo con il passare del tempo.

Non so, a volte ho l’impressione che le mostre mercato di giardinaggio siano come le riserve in cui vive il panda gigante “nascosto tra il fitto fogliame della foresta, l’animale vive un’esistenza solitaria, incontrando i suoi simili solo occasionalmente” (dal sito del WWF)…

le lumache la sanno lunga

Ora che Murabilia ci parla anche attraverso Twitter, vengo a sapere che le foglie delle Hosta sono commestibili.

Qui trovate una ricetta.

nomina nuda tenemus

A fine giugno sono stata in gita a Roma con mio figlio; non abbiamo visto giardini, se non incidentalmente, abbiamo piuttosto assorbito un po’ di metropoli, di scavi sotto il sole, di vedute sopraelevate, di bocche della verità. Il giro classico, insomma, che deve essere fatto a una certa età – la sua, come io feci a suo tempo, adolescente.

Siamo stati anche alla Fondazione MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo (Centro per la documentazione e la valorizzazione delle arti contemporanee) per riequilibrare la sovraesposizione all’arte antica inevitabile a Roma. Non voglio entrare nel merito delle collezioni, ma restare in tema vegetale; in particolare, nella Galleria 1, erano illustrati i cinque progetti finalisti (fra cui il vincitore) del concorso YAP (Young Architects Program) – il programma prevede che ogni anno uno studio di architettura emergente progetti un’installazione capace di offrire ai visitatori uno spazio per gli eventi estivi del museo e un luogo con “ombra, acqua e spazi per il relax” (dal sito). Tra questi Amazing Sun: Exploring the Sun di YellowOffice, uno studio di landscape design di Milano (informazioni che leggo sul loro sito). Niente da dire sul progetto, non è questo il punto, ma date un’occhiata all’elenco delle piante (che era esibito in forma di slide anche all’interno dell’esposizione) da utilizzare: la tassonomia è sballata. Ora, io non ho nessun titolo per insegnare niente a nessuno, tengo care le cose che so – semplici nozioni imparate negli anni di pratica più che di studio specifico – ma il MAXXI dispone di un comitato scientifico, di numerosi assistenti, di un organico numericamente consistente e senza dubbio preparato; perché questo svarione macroscopico? Se si utilizza una classificazione scientifica, soprattutto se si è uno studio di landscape design o una fondazione come il MAXXI, la precisione è d’obbligo, non si tratta di essere dei nerd della botanica.

Cortaderia selloana
Molinia caerulea subsp. arundinacea ‘Transparent’
Molinia caerulea ‘Moorhexe’
Cimicifuga (manca la specie)
Festuca mairei
Deschampsia cespitosa ‘Goldtau’
Persicaria amplexicaulis ‘Orangefield’
Eupatorium maculatum ‘Riesenschirm’
Anemone robustissima
Eupatorium rugosum ‘Chocolate’
Aster ‘Oktoberlicht’
Aster ?
Tricyrtis formosana ‘Purple Beauty’
Allium (manca la specie)
Salvia officinalis
Lavandula stoechas

G.I. #182

Mi è capitata una cosa buffa questo mese con GARDENS ILLUSTRATED. L’ho sfogliato subito con curiosità, anche se ultimamente mi è sembrato peggiorato – ma i numeri invernali delle riviste sul giardino risentono sempre della stagione -, verso la fine ho trovato questa immagine (pag. 88):


(la riporto piccola perché non ho voglia di avere sotto gli occhi una lenzuolata che non mi piace appena apro il sito; se la volete vedere più in dettaglio, con un click agganciate immagini più chiare)

e ho pensato “che roba brutta!” e sono andata oltre, senza soffermarmi sulla didascalia. Qualche giorno dopo risfoglio, stessa scena “certo che anche in Inghilterra hanno i loro bei mostri”. C’è voluta una terza lettura perché facessi caso alla nota: planted at the campus of the Politecnico di Milano (!).
La mia speranza è che siano brutti solo i rendering e che la natura degli alberi si riprenda l’armonia di un intreccio meno artificioso. E dire che i rami condotti a cordone, a spalliera, a ventaglio, “addomesticati” in forme impostate a me piacciono molto!