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in divenire

Stamani stavo scrivendo una mail e l’ho terminata dicendo:

“Auguro a tutti voi/noi di recuperare presto il buonumore e la vita di ogni giorno – che mai ci è sembrata così preziosa!”

A quel punto mi è venuto spontaneo interrogarmi su come, grazie al vivaio, grazie alle piante, posso dare a chi mi conosce una piccola visione di quello che saranno o potranno essere i mesi a venire. Poiché ora è bene stare fermi e sentirci parte di una strategia comune, ma è altrettanto importante proiettarci nella vivacità che arriverà.

Prima di tutto le fiere: Verdemura è stata spostata al fine settimana del 16 e 17 maggio, la Tre giorni per il giardino al Castello di Masino sarà il weekend del 30 e 31 maggio e Orticola non ha ancora comunicato una data, ma sarà entro la metà di giugno.

Credo che se c’è una lezione da imparare da questa situazione è di considerarci parte di un mondo grande, in divenire, che è in grado di rimetterci al nostro posto e sparigliare le carte come, quando e quanto vuole, quindi abituiamoci a scrivere i nostri impegni a lapis sul calendario.

Nel 2018 e 2019 ho organizzato due incontri di semina ad aprile. Quest’anno è molto difficile stabilire delle date e non tutto può essere seminato nella stagione calda, ma cercherò di portare avanti la consuetudine degli incontri operosi e magari aggiungere nuove attività.

Indicativamente si andrà ai mesi di maggio e giugno. Verrà data notizia in maniera tempestiva appena la situazione lo permetterà.

Lo so che è presto, ma è bello tenere agganciato il nostro buonumore alla bella stagione e all’operosità delle nostre mani.

chiuso/aperto

Purtroppo l’incontro di sabato 7 marzo di Stefano Pucci “Alpi Apuane, uniche e irripetibili” non avrà luogo ed è posticipato a data da destinarsi.

Il vivaio sarà aperto il fine settimana: pochi fiori, ma tanti germogli e tanta voglia che questo momento passi.

il rosmarino è una Salvia

Ebbene sì, i rumor sono confermati: l’arbusto che tutti conosciamo con il nome di rosmarino è, da indagini sul DNA, una Salvia. Lo riporta un articolo della rivista The Garden – la pubblicazione della RHS per gli abbonati, che un tempo permetteva di leggere alcuni articoli in pdf e ora non offre più questo servizio gratuito, ma ho visto che ci sono dei podcast (non li ho ancora ascoltati). Ne traduco qui uno stralcio:

John David, capo della sezione di tassonomia botanica della RHS, ha riconosciuto che, data la popolarità della pianta in questione, la modifica del nome non sarà accolta senza resistenze.

“È comprensibile che chiunque sia coinvolto nel giardinaggio trovi ostici i cambiamenti di nome, soprattutto se si tratta di piante note e ampiamente coltivate come il rosmarino. Tuttavia, non possiamo ignorare ciò che ci dice la scienza e la chiarezza riguardo al DNA di una pianta ci aiuta a capire meglio le sue esigenze colturali. I giardinieri amatoriali non devono allarmarsi: il nome comune “rosmarino” rimarrà.”

(Grazie John, we do appreciate)

Un altro genere che confluirà in Salvia è la Perovskia atriplicifolia che si chiamerà Salvia yangii – il rosmarino è Salvia rosmarinus. Fa strano, ma è proprio così.

meteo Lucca 2019

Prima di tutto buon anno :)
Secondo poi, vorrei agevolarvi il mio meticoloso conto dei giorni di pioggia dello scorso anno, riferito esclusivamente alla città di Lucca e preso cercando di essere precisa, ma in modo amatoriale.

– gennaio = 5 giorni di pioggia
– febbraio = 3
– marzo = 1
– aprile = 9
– maggio = 7
– giugno = 0
– luglio = 3
– agosto = 0
– settembre = 3
– ottobre = 6
– novembre = 20
– dicembre = 9
_________________________________ tot. 66 giorni di pioggia

È piuttosto inutile, oltre a essere grossolano, ma mi andava di farlo e vorrei ripeterlo anche per il 2020.
(Se può avere un valore, è la quotidianità di prendere nota, il piacere di tenere una piccola agendina e dare concretezza a quello che si dice di solito senza saperlo bene, per un’impressione sommaria e soggettiva. Con questo conto potrò portare dei fatti e non solo delle sensazioni.)

Comunque oggi c’è il sole e fa freddo.

Se altri l’hanno fatto sarei ben contenta che lo condividessero. Lo trovo interessante.

Henk Gerritsen, Essay on gardening – (seconda e ultima parte) –

A questo punto non vorrei aver dato l’impressione che si tratta di un libro esclusivamente di teoria e filosofia del giardino, non lo è per nulla. In tutte le sue parti è ricchissimo di esempi pratici di consociazioni vegetali, parla con conoscenza profonda di piante, di animali, di terreno, di coltivazione. Nomina, con cognizione di causa, centinaia di specie; rare, comuni, poco importa.
C’è solo un criterio che deve essere soddisfatto: che le piante diano un contributo sostanziale all’aspetto complessivo del giardino

Species that can bridge the gap between what I want as a plant lover – to grow special plants in my garden (who, after all, would bother to cultivate plants in one’s own garden that grow everywhere in road verges?) – and what I aim for as a designer – to evoke the most natural image possible.

Consapevole che si tratta di un compromesso tra ciò che vorremmo vedere ed evocare e ciò che Madre Natura ha deciso per quel posto; una specie di trattativa soft, il gioco di cui si parlava all’inizio.

In questo senso giudica superato l’approccio, che lui definisce “decorativo”, di Gertrude Jekyll, a favore di una visione ecologica del giardino – in soldoni meno colore e più attenzione alle tessiture e alla qualità architettonica di alcune piante. Schematizzando: una primavera fresca di blu, giallo e bianco, un’estate di colori caldi (rosa, rosso e porpora) e un finale in rosso scuro, ruggine e marrone – i colori naturali delle stagioni, senza forzature.

A questo punto il libro prende una piega meno interlocutoria e affronta alcuni aspetti pratici che diventano veri e propri comandamenti.

– Prima di tutto è bandito l’uso di sostanze chimiche.

the use of fertilizers and chemical herbicides is a mortal sin

E viene detto non da un fatuo idealista, ma da una persona che ogni giorno affronta le difficoltà e la fatica di curare un giardino; insomma, non possiamo permetterci di essere pigri, ma cerchiamo soluzioni alternative

Those who allow nature to at least take its course to a certain degree may witness fantastic results

– Secondo comandamento: cercare di lasciare il terreno indisturbato.

Ciò significa fare molti lavori a mano: tagliare ciò che non vogliamo vedere, levare le piante che si sono disseminate in quantità eccessiva, passare per i sentieri calpestabili e togliere le infestanti man mano che le vediamo crescere. Non occorrono mezzi pesanti, possiamo anche lasciare il materiale di risulta direttamente nelle aiuole come pacciamatura e nutrimento (non storcete il naso, l’ho visto fare in un bellissimo giardino che visito regolarmente e funziona – certo, se avete l’accortezza di depositare ciò che avete tagliato con un minimo di garbo).

– Terzo comandamento: essere parchi nell’uso dell’acqua.
Accettare come cambia l’aspetto del giardino nel corso dei mesi in accordo con la visione complessiva della natura circostante – prati che ingialliscono d’estate, meno fioriture, alcune piante che vanno in dormienza, etc.

A garden kept in a constant state of spring by means of ingenious sprinkling devices, while the surrounding landscape in parched, is an alienating sight: it lacks a “sense of place”.

– Quarto e ultimo comandamento (che mi ha fatto ridere assai): non lagnarsi.
Come dargli torto? Non è obbligatorio avere un giardino, di sicuro mantenerlo costa fatica, ma la scelta è nostra – molto semplice.

Those who think that even that is too much work don’t deserve to have a garden. They should pave their garden and consult an enterior designer to furnish an “outdoor room” for them.

E ora arriviamo a una delle parti più interessanti del libro, H.G. inizia a parlare della progettazione e lo fa attraverso due esempi: Waltham Place – una grande tenuta nel Berkshire – e i Priona Gardens – la sua proprietà nei Paesi Bassi.

Waltham Place

Prima di tutto alcuni consigli veloci ma estremamente ponderati (è tutto qui il piacere di leggere un libro che riporta un’esperienza sedimentata negli anni: vedere snocciolato un percorso che è stato costruito nel tempo; mi spiego meglio, non c’è niente di superficiale, anche quando parla alla spicciolata dice cose preziose perché sono il frutto di un vero lavoro sia sul campo che di profonda osservazione) riguardo al suo modo di progettare.

– Nel caso ci sia una piantumazione precedente di pregio occorre preservarla e darle ulteriore valore.

– Bisogna fare attenzione al paesaggio circostante e cercare di incorporarne la vista. In caso contrario, qualora non ci siano viste privilegiate, occorre dare profondità agli spazi e cercare di nascondere gli scorci inadeguati.

– In questo disegno di pieni e vuoti è bene tenere sotto controllo le spese e limitare l’uso di materiali non vegetali. La chiave nella scelta dei materiali deve essere la funzione

Function is key: expensive and conspicuous materials divert attention away from the plantings.

– È bene scegliere, quanto più è possibile, materiali vivi e vitali, soggetti a cambiare e a mutare il proprio aspetto col passare del tempo.

– È importante conoscere la persona che si occuperà della manutenzione del giardino; sapere quanto impegno, quanta conoscenza e quanta dedizione saranno dedicati al verde – la progettazione dovrà necessariamente tenere conto di questo fattore chiave per la buona riuscita complessiva di un lavoro.

A questo punto arriva una delle questioni più difficili da affrontare nel disegno di un giardino, la contrapposizione di progetto e planting

a garden’s success depends entirely on the design VS the planting has priority over the design

Sostanzialmente non esiste una soluzione, ma esistono casi diversi e soluzioni che di volta in volta funzionano, senza dover essere troppo rigidi nell’approccio.

For me, personally, the goal is to capture the emotion that overcomes me when I see a sublime landscape or a fabulous alpine meadow within the confines of a garden.

A questo proposito torna utile ricordare una considerazione che aveva fatto in precedenza a proposito della gestione delle parti più selvatiche: quanto più saranno ordinate e ben manutenute le zone formali, tanto più guadagneranno in incisività e rigore le zone di piantumazione spontanea. Banalmente, tenere in ordine i prati e i bordi delle aiuole, senza sconfinamenti disordinati, fa percepire immediatamente il disegno complessivo del giardino.

Riguardo all’arte topiaria, per H.G. si tratta quasi di un’ossessione e di un lento processo di appropriazione sia di idee che di tecniche.
In particolare è arrivato a padroneggiare l’arte astratta nella potatura, con riferimento alla topiaria del cimitero di Tulcan in Ecuador (consiglio vivamente di cercare delle immagini, sono davvero di una bellezza commovente) e in parte anche alla scultura di Henry Moore e ai camini di ventilazione delle architetture di Antoni Gaudì. L’individuazione di modelli soddisfacenti non è stato un processo semplice, H.R. ha sempre cercato idee astratte, divertenti e che non simboleggiassero nulla più del loro aspetto, che in sostanza testimoniassero solo la propria presenza.

It turned out to be a lucky shot. Not only the “whim topiary”, but the garden around it also gained tremendous power of expression.

La topiaria “eversiva” a Schuinesloot, inoltre, ha messo in rilievo che anche forme stravaganti e inedite (anzi, forse proprio per quello) danno un ordine, un rigore e soprattutto una logica, una base fissa immutabile sulla quale giocano i volumi sempre in movimento delle erbacee.

the design of the garden acts as a stabilizing factor.

Da qui inizia una parte di puntuale descrizione di alcune piante che ha usato nei giardini. Una descrizione molto libera, con piccole foto e garbati disegni a china.

Alla fine una buffa definizione del giardiniere, personaggio dalla quadrupla personalità: ancorato alla terra, con la testa per aria pronta a sentire il futuro, con gli occhi che osservano ardenti, ma anche consapevoli dell’impermanenza del lavoro che scorre come acqua tra le dita.

Quarantacinque euro ben spesi, secondo me ;)

Henk Gerritsen, Essay on gardening – (prima parte) –

Ho letto il saggio di H.G. e mi è molto piaciuto, spero di fare cosa gradita riportandone alcuni argomenti che ritengo interessanti e utili a chi si occupa di piante e giardini, sia in maniera professionale che come frequentatore più o meno entusiasta.
(Divido le considerazioni in due parti perché è un testo un po’ lunghino. Domani arriva il resto.)

HENK GERRITSEN
Essay on gardening
Architectura & Natura Press, Amsterdam

Non credo occorra dire chi è stato – e ancora è, negli scritti – Henk Gerritsen (1948/2008). Ha progettato alcuni giardini in Olanda e in Gran Bretagna ed è l’artefice dei Priona Gardens. Viene principalmente nominato quando si parla di Piet Oudolf, che infatti ha scritto una nota iniziale al libro, molto sentita, di schietta amicizia e grande vicinanza umana e professionale. Oudolf tributa a Gerritsen molte delle sue scelte, soprattutto la visione complessiva di un’idea nuova di giardino che è arrivato a elaborare grazie alle conversazioni avute insieme al manipolo di artisti e giardinieri che dagli anni ’80 gravitavano attorno al piccolo mondo di Hummelo e Schuinesloot.

Al momento non si trova moltissimo su web, a meno che siate fluent in olandese:
Priona Gardens
Priona
Priona su Instagram
Priona restaurant
(gli ultimi due sono i profili Instagram del ristorante di Priona).

Perennial Meadows
Garden Visit
qui trovate notizie recenti in lingua inglese.

Prima di tutto si tratta di un libro molto corposo: lungo, denso di scrittura e concetti, in un inglese ben leggibile anche per i non madrelingua, ma ugualmente, a tratti, complesso. Si sente che è un libro nato da una lunga esperienza, maturo, che porta concetti elaborati in anni di vera esperienza sia sul campo che speculativa.
Nonostante questo, riesce a mantenere con il lettore un tono interlocutorio che, letteralmente, fa entrare e accomodare nella discussione, non chiude la visione ma è aperto. Paradossalmente: dà molte risposte, ma non esclude percorsi alternativi.
Oltre allo scritto, le immagini sono molto belle, riescono a spiegare senza essere scolastiche, sono di qualità, ma non estetizzanti, sono legate al testo, ma danno suggestioni di ampio respiro.

Nell’introduzione H.G. mette subito in chiaro che avere a che fare con la natura non è un gioco ad armi pari, la natura è considerevolmente più potente

Even though nature is a reliable and transparent adversary, it sometimes makes moves that are beyond a human being’s comprehension.

È solo accettando questo assunto che possiamo agire in natura, con indomita arrendevolezza e imparando umilmente a carpirne i segreti e acquisire pratica. Consapevoli di avere a che fare con una materia che, pur affidabile e cristallina nelle sue regole, ci scappa un po’ da tutte le parti. Alla fine

Winning is not an option, and cheating is altogether useles.

E devo ammettere che sapere la natura sempre maestra e sempre corretta è anche piuttosto rilassante. So che giocheremo insieme, imparerò e ci potremo divertire; lascio a casa le sovrastrutture e vado fiduciosa incontro a una sconfitta costellata di tante piccole vittorie.

La parte successiva parla dell’ispirazione e la lega a paesaggi naturali e giardini costruiti. Parla di piante, ambienti e animali e ci trasmette la sua concezione secondo la quale

I began to understand that the function of plant communities in nature is lost when you imitate them in the restricted space of a garden.

La natura ha ampi spazi, grande capacità di ricucire, ricostruire, plasmare, eliminare, accogliere. Le campiture di fiori sono tanto belle quanto sfuggenti, mutevoli, illusorie, capricciose. Come i mazzolini di fiori di campo che abbiamo raccolto in una passeggiata: tanto freschi, giovani e pimpanti erano in terra, quanto sfiniti, mollicci, lessi risultano nelle nostre mani. Se non vogliamo votarci alla delusione sarà bene studiare un rimedio.

Riguardo all’ispirazione data dai giardini che si trova a visitare, H.G. lamenta la mancanza di “sense of place”: la sensazione che ogni cosa sia nel posto giusto e in armonia con ciò che la circonda, in poche parole la percezione che abbiamo sempre quando siamo in un paesaggio naturale – e la distingue dal genius loci che è più legato alla storia e allo spirito di un luogo sedimentato nel tempo. Ha a che fare con l’atmosfera, la luce, la congruità delle scelte, perché il giardino è un’entità ecologica di cui l’uomo è parte inestricabile; il delicato, difficile equilibrio che si crea tra esseri senzienti e piante

Gardens are by definition dynamic environments. Because there are constant interventions, the natural succession – or in other words nature’s attempt to establish equilibrium – is repeatedly interrupted.
Nevertheless, you sometimes encounter breathtakingly beautiful gardens that are the result of their guardians’ unremitting diligence.

E non esistono risposte facili che risolvano la questione una volta per tutte. Per quanto possiamo trarre ispirazione dal paesaggio, mai potremo ricavare lo stesso piacere con la pedissequa imitazione delle consociazioni vegetali spontanee

A wild plant community, however, cannot be imitated in the limited space of a garden without punishment. At best, it summons a feeling of alienation and at worst an inclination to laugh. An imitation prairie stripped of the vastness of its landscape setting is as ludicrious as an imitation rock in a flat Dutch back garden.

È ben diverso godere della vista di una prateria negli spazi immensi che la accolgono e le danno senso, rispetto agli spazi angusti di un giardino che ne comprimono la visione e l’ampio respiro.
Naturalmente è possibile prendere ispirazione dalle praterie, ricrearne l’atmosfera, imitarne le tessiture, costruire soprattutto dei rimandi con la realtà della natura che sperimentiamo nel quotidiano; insomma, non è mai facile.

to be continued…

 

The Planthunter

Sto leggendo il libro di Georgina Reid (foto di Daniel Shipp), The Planthunter, Timber Press. Come dicevo su Instagram, è una lettura quasi per parole chiave: verità, bellezza, caos e piante; ma soprattutto all’interno, più in piccolo, ci sono parole che risuonano meglio e chiariscono alcuni concetti del nostro rapporto con le piante, la natura, il giardino e la cura di esso.

Al momento mi sono fermata a quel che dice David Whitworth:

“In a way, gardeners are always building to a point that never arrives. I often think I’ll fix something and then just sit back, have a cup of tea and enjoy it, but it doesn’t happen. I’ve realized I prefer the rearranging, the tending, the watering. I think “to tend” is my favorite verb. It implies that you are creative, or nurturing, but almost invisibly so. It’s also aspirational. To tend is to sustain a state of caring.”

Per certi versi, essere giardinieri è costruire senza arrivare mai alla fine. Penso spesso che ultimerò un lavoro e poi mi siederò tranquillo a godermi una tazza di tè, ma non succede mai. Mi sono reso conto di preferire il riordino, la cura, il dare l’acqua. Credo che “prendersi cura” sia il mio verbo preferito. Chiama in causa la creatività, il nutrimento, ma in maniera quasi invisibile. È un’ispirazione. “To tend” è sostenere nel tempo la cura.
Mia libera, discutibile traduzione.

To tend in inglese può essere anche detto condurre e servire, nella doppia accezione che ci vede al comando – per così dire – ma anche assoggettati a quel che comandiamo. Che con le piante è una condizione comune e imprescindibile.

The Garden (e i porcospini)

Le giornate iniziano a farsi fredde e corte, così si ha tempo per leggere di più. L’ho già nominata altre volte, ma The Garden – la rivista della RHS – offre sempre spunti interessanti, utili e importanti, basati su ricerche sul campo che spesso durano anni. Ovviamente non è interamente disponibile online, ma ci sono molti articoli in pdf sul sito. Direi: cliccate e leggetene tutti ;)

PS: sul numero di ottobre 2018 c’è un invito a dare il benvenuto ai porcospini nei nostri giardini; così, per dire.

Biennale Architettura 2018: alcuni progetti

Mi avvantaggio della giornata di pioggia per appuntare alcune delle cose che mi sono piaciute in questa Biennale. Non utilizzo molto il blog ultimamente ed è un vero peccato perché scrivere qui mi aiuta a fare ordine e mi dà una memoria di lungo corso; la scrittura pubblica obbliga ad un minimo di coerenza, quantomeno lessicale! E se scrivo qui ricordo meglio, butto via gli appunti volanti, elimino le foto estemporanee e soffio via l’inessenziale. Spero serva a qualcuno: la Biennale è un’esperienza che prova il fisico, magari se mi leggete riesco ad alleggerirvi il compito.
Metterò qualche immagine sul mio profilo Instagram.

Corderie-Artiglierie
(Forse qualcuno un giorno mi spiegherà la ratio della numerazione degli stand: si passa, sullo stesso corridoio, dai numeri 77, 53, 42, 80, 100 etc. Sarò un animo semplice, ma forse chi ha dato questa numerazione è davvero troppo complicato.)

N.51 – Case Design – A school in the making
N.42 – Arrea Architecture – Unveil the hidden
N.65 – Jensen & Skodvin Arkitekter AS – Protective roof over Moya spring water source
N.62 – Gumuchdjian Architects – Tread lightly, a linear festival along the transcaucasian trail

Giardini
Padiglione centrale

Vi consiglio di fermarvi al Freespace Films: oltre alle comode poltrone, i video sono davvero interessanti. In particolare segnalo quello di Christian Lund su Hiroshi Sambuichi “One with the Earth Cicle”.

Appena passata la sala delle proiezioni, fermatevi a guardare dalla finestra a due tondi di Carlo Scarpa, vale un minuto, vale un pensiero – è stata riaperta in occasione di questa Biennale.

Come pure vale una visita approfondita la sala dedicata a Luigi Caccia Dominioni (bellissimo progetto di Cino Zucchi).

Da vedere assolutamente la sala N.4 di Atelier Peter Zumthor – Dreams and promises, models of A.P.Z.
(Tra l’altro, inizialmente non avevo visto il divieto di scattare foto, e ne ho fatte alcune. Le riesumerò per Instagram. Giuro che è stato involontario e non ha causato danni.)

Per ciò che riguarda i padiglioni dei singoli partecipanti, senz’altro rivedrei la Svizzera (che ha vinto questa edizione). Ha portato un lavoro interessante sugli interni degli appartamenti contemporanei.
Mi è piaciuto anche il Giappone.

Ora è uscito il sole e vado in vivaio.
Ulteriori approfondimenti a venire, tornate!

via Pontemaggiore

Se frequentate la zona ve ne sarete già accorti: via Pontemaggiore – dove si trova il vivaio! – è chiusa al traffico. Il Comune di Capannori ha avviato i lavori per estendere la rete fognaria e la strada resterà inagibile per qualche tempo – sul foglio che il Comune ha affisso sulla rete c’è scritto dal 26 febbraio al 26 marzo, ma chissà.
Naturalmente per me è un disagio non indifferente, ma vorrei facilitare le persone che vogliono venire in vivaio, quindi, se avete questo desiderio, chiamatemi (349/6687289) e vi forniremo un varco!

Grazie per la pazienza e scusate l’inconveniente.

VerdeMura 2018

Come alcuni già sapranno – la notizia è uscita sui giornali locali – la mostra mercato primaverile di Lucca ha cambiato posto: da Porta Santa Maria (zona nord-est delle mura) a Porta San Donato (parte ovest delle mura). Qui trovate il comunicato del Comune.

Devo dire la verità, a me piace di più la zona di Santa Maria, ma chissà, voglio essere aperta al cambiamento, soprattutto in un giorno come oggi: tanti auguri a tutti!

nomi che cambiano

Ripetendo il mantra:

Scientific accuracy is important, but sometimes compromises have to be made.

(L’accuratezza scientifica è importante, ma talvolta qualche compromesso è necessario.)

appuntiamoci alcuni nomi scientifici di piante che sono/stanno cambiati/cambiando, cambieranno – questo pasticcio perché alcuni sono in mutazione già da tempo, ma incontrano qualche resistenza a essere memorizzati.

Vi rimando alla pagina di Guy L. Nesom in cui si fa una disamina dei cambiamenti nella famiglia delle Asteraceae/Compositae. Enjoy!

René Redzepi

Come ho già scritto, ho un account Instagram @ilpostodellemargherite dal 16 ottobre dell’anno scorso. Per lo più carico foto di fiori, piante, giardini – anche parecchi semi – e seguo persone che hanno gli stessi interessi: si dà e si prende, si impara e (forse) si insegna.

Per ora vi segnalo @reneredzepinoma che, come avevo già segnalato, è “una specie di animale da pascolo, scopritore di erbe, alghe, licheni e cose vegetali curiose”. Vi consiglio soprattutto le Instagram Stories, dove esce tutto il suo genuino, impetuoso, a tratti pazzo temperamento pronto a provare qualsiasi erbetta in cui incappa.

C’è tanto da ammirare in una persona così avida di esperienze e generosa nel donarle; senza filtri e con molte risate.

mostre mercato

È stata aggiornata la pagina delle mostre mercato. Ora sembra che manchi ancora molto tempo, ma settembre è dietro l’angolo, vi consiglio di uscire in giardino e prendere nota di quello che vi serve, a presto :)

wild at heart

Ci sono questa canzone di Niccolò Fabi e questo articolo di Christian Raimo – se state vivendo un momento di tristezza, achtung!, magari non ascoltatela/leggetelo in sequenza ma fate passare qualche ora frivola tra una e l’altro – bellissimi.

E c’è questo libro

il cui sottotitolo DESIGNING PLANT COMMUNITIES FOR RESILIENT LANDSCAPES è rincuorante e apre nuovi modi di costruire un futuro umano appagante e inclusivo, incurante della rapacità di alcuni. Lo sto leggendo e mi sta insegnando tante cose che presto cercherò di fare vostre.

E poi c’è anche quest’altro libro

che voglio comprare al più presto.

Basteranno le giornate di pioggia?

PS: grazie a chi legge il sito e a chi compra le mie piantine! (L’imbarazzante verità è che vi voglio bene.)

VerdeMura e alberi in città

Segnalo un incontro davvero importante che si svolgerà in occasione di VerdeMura:

venerdì 1° aprile presso la porta Santa Maria si terrà la tavola rotonda, moderata da Francesca Marzotto Caotorta, Alberature urbane tra presente e futuro.

Interverranno Francesco Ferrini, professore di arboricoltura dell’Università di Firenze, Francesco Mati, della nota famiglia di arboricoltori pistoiesi, Antimo Palumbo, storico degli alberi e divulgatore scientifico romano e il professore Giacomo Lorenzini del dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Pisa.

È un tema molto interessante e di grande attualità – non solo in Italia, ma in tutte le città (sia le capitali, che le piccole realtà) soprattutto europee che si trovano in questi anni a gestire un patrimonio arboreo tanto fondamentale quanto problematico. Vi invito a tralasciare per un attimo gli acquisti e a dedicarvi all’incontro, sia per imparare che per partecipare alla discussione.
Se avete la possibilità di divulgare la notizia sui social, per cortesia, fatelo; credo che una cittadinanza consapevole, interessata e attiva sia quanto di più sano possiamo augurarci per la vita di tutti (alberi compresi).

lo sapevo!

Per caso sono inciampata su questa fotografia (qui la trovate più grande) che ha confermato i miei sospetti: anche a Dan piacciono le margherite che lo superano in altezza!

The Plant #8

– Prima di tutto c’è un articolo ben fatto e illustrato sui giardini che i rifugiati siriani allestiscono nei centri di accoglienza in Giordania.

Un’intervista a Gilles Clément a proposito del giardino che ha creato a Melle, un piccolo paese a ovest della Francia, fra Nantes e Bordeaux: il Giardino d’Acqua e Ortica. Mi piace perché su The Plant le interviste sono lunghe e approfondite e spesso vertono sugli ultimi lavori o addirittura quello che verrà fatto nel prossimo futuro, non si limitano a ripercorrere la carriera di un paesaggista, ma lo incalzano sul presente.
Sul progetto e su G. Clément ho opinioni contrastanti e rimango irrisolta, però questo giardino lo vorrei vedere.

– Un articolo su un designer che non mi piace. Ma al momento ho grossi problemi ad accettare qualsiasi oggetto che abbia la pretesa di non deperire a breve – tutta roba che ci rimane tra i piedi per troppo, troppo tempo.

– Un approfondimento sul lavoro di Camilla Goddard, apicoltrice urbana a Londra.

– Un articolo davvero molto interessante sulla cura degli alberi nei giardini tradizionali del Giappone e la spiegazione dello stretto legame fra natura e cultura nel dispiegamento della bellezza di un giardino.

– Una visita a Chernobyl.

Georgia O’Keeffe.

– Un approfondimento sulla coltivazione del Ficus lyrata.

E molte altre cose, immagini, disegni – un po’ di materiale lo trovate qui.

Catalogo della Vita

Ogni tanto facendo lo slalom in rete si incontrano siti interessanti, e io mi sento proprio grata che esista internet e desiderosa di condividere. Soprattutto penso sia un mezzo potentissimo per parlare e trovare notizie su argomenti che coinvolgono meno persone rispetto alla pastasciutta – ciò detto, a me la pastasciutta piace molto. E poi chissà, magari un giorno andremo di moda anche noi impallinati con le piante e ci saranno siti con milioni di visite e agli orti botanici si entrerà solo con prenotazione di mesi e mesi prima; sarebbe bello e io voglio crederci.

Ci penso da un po’ e ancora di più mi è balzato agli occhi durante la serata A.Di.P.A.: perché non ci impegnamo tutti a fare proselitismo verde? Alla fine ci si trova sempre a parlare tra simili: io certo non dovevo convincere nessuno ad amare e conoscere le piante, i soci A.Di.P.A. sono bravissimi e ne sanno più di me. Per carità, è bello condividere, ma adesso abbiamo bisogno di crescere di numero. Semplicemente perché il posto dove viviamo sia accogliente, pulito, amato e curato, e più le persone conoscono la natura, più saranno rispettose e attente, anche capaci di opporsi con forza ad alcune pratiche considerate di prassi e mai messe in discussione (penso alle capitozzature, all’uso dei pesticidi un tanto al chilo, etc… ). Dovrebbe nascere la campagna “Porta con te un amico che non ne sa niente”: ad una mostra mercato, all’orto botanico, a rinvasare le orchidee, a dividere i mughetti, a seminare le zinnie, a cogliere i pomodori, quello che state facendo al momento. Amici, andiamo e moltiplicatevi!

Nella fattispecie, stavamo parlando di internet e siti interessanti. C’è il Catalogue of Life, un database online che raccoglie, con grande accuratezza scientifica, un’infinità di specie animali, vegetali e non solo. Voi inserite il nome (anche comune) nella stringa di ricerca e vi saltano fuori parecchie caratteristiche – ad esempio il luogo d’origine, che è sempre molto utile ai fini della coltivazione.
Oppure c’è la Lista rossa delle specie in pericolo di estinzione grazie alla quale conosciamo piante e animali che hanno difficoltà a sopravvivere nel proprio habitat – avreste mai detto che l’Armeria pseudarmeria fosse endangered?

prosa d’autunno

So che con l’autunno scatta la commozione e dovrei forse proporre fotografie di struggimento: foglie che virano al rosso rugginoso, bacche che racchiudono segreti, castagne pungenti, funghi, atmosfere boschive e tutta la retorica sia in immagini che in rievocazioni poetiche. Però, appunto, molto spesso è mestiere e non riesce più a comunicare niente a parte una blanda condivisione, un sentimento generico.

La verità, per me, è che mi accorgo che è arrivato davvero l’autunno quando il mio olio di cocco diventa burro. Prendo la boccetta, svito e rovescio nelle mani ma non esce niente; è un attimo.
Posso aver visto mille foglie rosse, cento petali che cadono, ma la vera prova che è arrivato l’autunno è solo nella mia boccetta di olio di cocco.