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Henk Gerritsen, Essay on gardening – (seconda e ultima parte) –

A questo punto non vorrei aver dato l’impressione che si tratta di un libro esclusivamente di teoria e filosofia del giardino, non lo è per nulla. In tutte le sue parti è ricchissimo di esempi pratici di consociazioni vegetali, parla con conoscenza profonda di piante, di animali, di terreno, di coltivazione. Nomina, con cognizione di causa, centinaia di specie; rare, comuni, poco importa.
C’è solo un criterio che deve essere soddisfatto: che le piante diano un contributo sostanziale all’aspetto complessivo del giardino

Species that can bridge the gap between what I want as a plant lover – to grow special plants in my garden (who, after all, would bother to cultivate plants in one’s own garden that grow everywhere in road verges?) – and what I aim for as a designer – to evoke the most natural image possible.

Consapevole che si tratta di un compromesso tra ciò che vorremmo vedere ed evocare e ciò che Madre Natura ha deciso per quel posto; una specie di trattativa soft, il gioco di cui si parlava all’inizio.

In questo senso giudica superato l’approccio, che lui definisce “decorativo”, di Gertrude Jekyll, a favore di una visione ecologica del giardino – in soldoni meno colore e più attenzione alle tessiture e alla qualità architettonica di alcune piante. Schematizzando: una primavera fresca di blu, giallo e bianco, un’estate di colori caldi (rosa, rosso e porpora) e un finale in rosso scuro, ruggine e marrone – i colori naturali delle stagioni, senza forzature.

A questo punto il libro prende una piega meno interlocutoria e affronta alcuni aspetti pratici che diventano veri e propri comandamenti.

– Prima di tutto è bandito l’uso di sostanze chimiche.

the use of fertilizers and chemical herbicides is a mortal sin

E viene detto non da un fatuo idealista, ma da una persona che ogni giorno affronta le difficoltà e la fatica di curare un giardino; insomma, non possiamo permetterci di essere pigri, ma cerchiamo soluzioni alternative

Those who allow nature to at least take its course to a certain degree may witness fantastic results

– Secondo comandamento: cercare di lasciare il terreno indisturbato.

Ciò significa fare molti lavori a mano: tagliare ciò che non vogliamo vedere, levare le piante che si sono disseminate in quantità eccessiva, passare per i sentieri calpestabili e togliere le infestanti man mano che le vediamo crescere. Non occorrono mezzi pesanti, possiamo anche lasciare il materiale di risulta direttamente nelle aiuole come pacciamatura e nutrimento (non storcete il naso, l’ho visto fare in un bellissimo giardino che visito regolarmente e funziona – certo, se avete l’accortezza di depositare ciò che avete tagliato con un minimo di garbo).

– Terzo comandamento: essere parchi nell’uso dell’acqua.
Accettare come cambia l’aspetto del giardino nel corso dei mesi in accordo con la visione complessiva della natura circostante – prati che ingialliscono d’estate, meno fioriture, alcune piante che vanno in dormienza, etc.

A garden kept in a constant state of spring by means of ingenious sprinkling devices, while the surrounding landscape in parched, is an alienating sight: it lacks a “sense of place”.

– Quarto e ultimo comandamento (che mi ha fatto ridere assai): non lagnarsi.
Come dargli torto? Non è obbligatorio avere un giardino, di sicuro mantenerlo costa fatica, ma la scelta è nostra – molto semplice.

Those who think that even that is too much work don’t deserve to have a garden. They should pave their garden and consult an enterior designer to furnish an “outdoor room” for them.

E ora arriviamo a una delle parti più interessanti del libro, H.G. inizia a parlare della progettazione e lo fa attraverso due esempi: Waltham Place – una grande tenuta nel Berkshire – e i Priona Gardens – la sua proprietà nei Paesi Bassi.

Waltham Place

Prima di tutto alcuni consigli veloci ma estremamente ponderati (è tutto qui il piacere di leggere un libro che riporta un’esperienza sedimentata negli anni: vedere snocciolato un percorso che è stato costruito nel tempo; mi spiego meglio, non c’è niente di superficiale, anche quando parla alla spicciolata dice cose preziose perché sono il frutto di un vero lavoro sia sul campo che di profonda osservazione) riguardo al suo modo di progettare.

– Nel caso ci sia una piantumazione precedente di pregio occorre preservarla e darle ulteriore valore.

– Bisogna fare attenzione al paesaggio circostante e cercare di incorporarne la vista. In caso contrario, qualora non ci siano viste privilegiate, occorre dare profondità agli spazi e cercare di nascondere gli scorci inadeguati.

– In questo disegno di pieni e vuoti è bene tenere sotto controllo le spese e limitare l’uso di materiali non vegetali. La chiave nella scelta dei materiali deve essere la funzione

Function is key: expensive and conspicuous materials divert attention away from the plantings.

– È bene scegliere, quanto più è possibile, materiali vivi e vitali, soggetti a cambiare e a mutare il proprio aspetto col passare del tempo.

– È importante conoscere la persona che si occuperà della manutenzione del giardino; sapere quanto impegno, quanta conoscenza e quanta dedizione saranno dedicati al verde – la progettazione dovrà necessariamente tenere conto di questo fattore chiave per la buona riuscita complessiva di un lavoro.

A questo punto arriva una delle questioni più difficili da affrontare nel disegno di un giardino, la contrapposizione di progetto e planting

a garden’s success depends entirely on the design VS the planting has priority over the design

Sostanzialmente non esiste una soluzione, ma esistono casi diversi e soluzioni che di volta in volta funzionano, senza dover essere troppo rigidi nell’approccio.

For me, personally, the goal is to capture the emotion that overcomes me when I see a sublime landscape or a fabulous alpine meadow within the confines of a garden.

A questo proposito torna utile ricordare una considerazione che aveva fatto in precedenza a proposito della gestione delle parti più selvatiche: quanto più saranno ordinate e ben manutenute le zone formali, tanto più guadagneranno in incisività e rigore le zone di piantumazione spontanea. Banalmente, tenere in ordine i prati e i bordi delle aiuole, senza sconfinamenti disordinati, fa percepire immediatamente il disegno complessivo del giardino.

Riguardo all’arte topiaria, per H.G. si tratta quasi di un’ossessione e di un lento processo di appropriazione sia di idee che di tecniche.
In particolare è arrivato a padroneggiare l’arte astratta nella potatura, con riferimento alla topiaria del cimitero di Tulcan in Ecuador (consiglio vivamente di cercare delle immagini, sono davvero di una bellezza commovente) e in parte anche alla scultura di Henry Moore e ai camini di ventilazione delle architetture di Antoni Gaudì. L’individuazione di modelli soddisfacenti non è stato un processo semplice, H.R. ha sempre cercato idee astratte, divertenti e che non simboleggiassero nulla più del loro aspetto, che in sostanza testimoniassero solo la propria presenza.

It turned out to be a lucky shot. Not only the “whim topiary”, but the garden around it also gained tremendous power of expression.

La topiaria “eversiva” a Schuinesloot, inoltre, ha messo in rilievo che anche forme stravaganti e inedite (anzi, forse proprio per quello) danno un ordine, un rigore e soprattutto una logica, una base fissa immutabile sulla quale giocano i volumi sempre in movimento delle erbacee.

the design of the garden acts as a stabilizing factor.

Da qui inizia una parte di puntuale descrizione di alcune piante che ha usato nei giardini. Una descrizione molto libera, con piccole foto e garbati disegni a china.

Alla fine una buffa definizione del giardiniere, personaggio dalla quadrupla personalità: ancorato alla terra, con la testa per aria pronta a sentire il futuro, con gli occhi che osservano ardenti, ma anche consapevoli dell’impermanenza del lavoro che scorre come acqua tra le dita.

Quarantacinque euro ben spesi, secondo me ;)

Henk Gerritsen, Essay on gardening – (prima parte) –

Ho letto il saggio di H.G. e mi è molto piaciuto, spero di fare cosa gradita riportandone alcuni argomenti che ritengo interessanti e utili a chi si occupa di piante e giardini, sia in maniera professionale che come frequentatore più o meno entusiasta.
(Divido le considerazioni in due parti perché è un testo un po’ lunghino. Domani arriva il resto.)

HENK GERRITSEN
Essay on gardening
Architectura & Natura Press, Amsterdam

Non credo occorra dire chi è stato – e ancora è, negli scritti – Henk Gerritsen (1948/2008). Ha progettato alcuni giardini in Olanda e in Gran Bretagna ed è l’artefice dei Priona Gardens. Viene principalmente nominato quando si parla di Piet Oudolf, che infatti ha scritto una nota iniziale al libro, molto sentita, di schietta amicizia e grande vicinanza umana e professionale. Oudolf tributa a Gerritsen molte delle sue scelte, soprattutto la visione complessiva di un’idea nuova di giardino che è arrivato a elaborare grazie alle conversazioni avute insieme al manipolo di artisti e giardinieri che dagli anni ’80 gravitavano attorno al piccolo mondo di Hummelo e Schuinesloot.

Al momento non si trova moltissimo su web, a meno che siate fluent in olandese:
Priona Gardens
Priona
Priona su Instagram
Priona restaurant
(gli ultimi due sono i profili Instagram del ristorante di Priona).

Perennial Meadows
Garden Visit
qui trovate notizie recenti in lingua inglese.

Prima di tutto si tratta di un libro molto corposo: lungo, denso di scrittura e concetti, in un inglese ben leggibile anche per i non madrelingua, ma ugualmente, a tratti, complesso. Si sente che è un libro nato da una lunga esperienza, maturo, che porta concetti elaborati in anni di vera esperienza sia sul campo che speculativa.
Nonostante questo, riesce a mantenere con il lettore un tono interlocutorio che, letteralmente, fa entrare e accomodare nella discussione, non chiude la visione ma è aperto. Paradossalmente: dà molte risposte, ma non esclude percorsi alternativi.
Oltre allo scritto, le immagini sono molto belle, riescono a spiegare senza essere scolastiche, sono di qualità, ma non estetizzanti, sono legate al testo, ma danno suggestioni di ampio respiro.

Nell’introduzione H.G. mette subito in chiaro che avere a che fare con la natura non è un gioco ad armi pari, la natura è considerevolmente più potente

Even though nature is a reliable and transparent adversary, it sometimes makes moves that are beyond a human being’s comprehension.

È solo accettando questo assunto che possiamo agire in natura, con indomita arrendevolezza e imparando umilmente a carpirne i segreti e acquisire pratica. Consapevoli di avere a che fare con una materia che, pur affidabile e cristallina nelle sue regole, ci scappa un po’ da tutte le parti. Alla fine

Winning is not an option, and cheating is altogether useles.

E devo ammettere che sapere la natura sempre maestra e sempre corretta è anche piuttosto rilassante. So che giocheremo insieme, imparerò e ci potremo divertire; lascio a casa le sovrastrutture e vado fiduciosa incontro a una sconfitta costellata di tante piccole vittorie.

La parte successiva parla dell’ispirazione e la lega a paesaggi naturali e giardini costruiti. Parla di piante, ambienti e animali e ci trasmette la sua concezione secondo la quale

I began to understand that the function of plant communities in nature is lost when you imitate them in the restricted space of a garden.

La natura ha ampi spazi, grande capacità di ricucire, ricostruire, plasmare, eliminare, accogliere. Le campiture di fiori sono tanto belle quanto sfuggenti, mutevoli, illusorie, capricciose. Come i mazzolini di fiori di campo che abbiamo raccolto in una passeggiata: tanto freschi, giovani e pimpanti erano in terra, quanto sfiniti, mollicci, lessi risultano nelle nostre mani. Se non vogliamo votarci alla delusione sarà bene studiare un rimedio.

Riguardo all’ispirazione data dai giardini che si trova a visitare, H.G. lamenta la mancanza di “sense of place”: la sensazione che ogni cosa sia nel posto giusto e in armonia con ciò che la circonda, in poche parole la percezione che abbiamo sempre quando siamo in un paesaggio naturale – e la distingue dal genius loci che è più legato alla storia e allo spirito di un luogo sedimentato nel tempo. Ha a che fare con l’atmosfera, la luce, la congruità delle scelte, perché il giardino è un’entità ecologica di cui l’uomo è parte inestricabile; il delicato, difficile equilibrio che si crea tra esseri senzienti e piante

Gardens are by definition dynamic environments. Because there are constant interventions, the natural succession – or in other words nature’s attempt to establish equilibrium – is repeatedly interrupted.
Nevertheless, you sometimes encounter breathtakingly beautiful gardens that are the result of their guardians’ unremitting diligence.

E non esistono risposte facili che risolvano la questione una volta per tutte. Per quanto possiamo trarre ispirazione dal paesaggio, mai potremo ricavare lo stesso piacere con la pedissequa imitazione delle consociazioni vegetali spontanee

A wild plant community, however, cannot be imitated in the limited space of a garden without punishment. At best, it summons a feeling of alienation and at worst an inclination to laugh. An imitation prairie stripped of the vastness of its landscape setting is as ludicrious as an imitation rock in a flat Dutch back garden.

È ben diverso godere della vista di una prateria negli spazi immensi che la accolgono e le danno senso, rispetto agli spazi angusti di un giardino che ne comprimono la visione e l’ampio respiro.
Naturalmente è possibile prendere ispirazione dalle praterie, ricrearne l’atmosfera, imitarne le tessiture, costruire soprattutto dei rimandi con la realtà della natura che sperimentiamo nel quotidiano; insomma, non è mai facile.

to be continued…

 

ancora Biennale

Ancora un paio di righe sulla Biennale.

Vi consiglio di chiedere informazioni ai ragazzi di ASK ME! – ce l’hanno scritto sulla maglietta, li individuate facilmente. Evitate “dov’è il bagno”, loro sono il cosiddetto catalogo attivo della mostra, sono preparatissimi sui progetti esposti, pluri-laureati, conoscono le lingue e sono molto disponibili a spiegarvi le opere e vi racconteranno anche qualche aneddoto sull’allestimento.

Il Giardino delle Vergini di Piet Oudolf è da vedere – all’uscita del padiglione Italia (Arsenale). Temevo una manutenzione mannara, invece sono rimasta piacevolmente stupita di come tutto sia ben gestito. Che bravi!

Biennale Architettura 2018: alcuni progetti

Mi avvantaggio della giornata di pioggia per appuntare alcune delle cose che mi sono piaciute in questa Biennale. Non utilizzo molto il blog ultimamente ed è un vero peccato perché scrivere qui mi aiuta a fare ordine e mi dà una memoria di lungo corso; la scrittura pubblica obbliga ad un minimo di coerenza, quantomeno lessicale! E se scrivo qui ricordo meglio, butto via gli appunti volanti, elimino le foto estemporanee e soffio via l’inessenziale. Spero serva a qualcuno: la Biennale è un’esperienza che prova il fisico, magari se mi leggete riesco ad alleggerirvi il compito.
Metterò qualche immagine sul mio profilo Instagram.

Corderie-Artiglierie
(Forse qualcuno un giorno mi spiegherà la ratio della numerazione degli stand: si passa, sullo stesso corridoio, dai numeri 77, 53, 42, 80, 100 etc. Sarò un animo semplice, ma forse chi ha dato questa numerazione è davvero troppo complicato.)

N.51 – Case Design – A school in the making
N.42 – Arrea Architecture – Unveil the hidden
N.65 – Jensen & Skodvin Arkitekter AS – Protective roof over Moya spring water source
N.62 – Gumuchdjian Architects – Tread lightly, a linear festival along the transcaucasian trail

Giardini
Padiglione centrale

Vi consiglio di fermarvi al Freespace Films: oltre alle comode poltrone, i video sono davvero interessanti. In particolare segnalo quello di Christian Lund su Hiroshi Sambuichi “One with the Earth Cicle”.

Appena passata la sala delle proiezioni, fermatevi a guardare dalla finestra a due tondi di Carlo Scarpa, vale un minuto, vale un pensiero – è stata riaperta in occasione di questa Biennale.

Come pure vale una visita approfondita la sala dedicata a Luigi Caccia Dominioni (bellissimo progetto di Cino Zucchi).

Da vedere assolutamente la sala N.4 di Atelier Peter Zumthor – Dreams and promises, models of A.P.Z.
(Tra l’altro, inizialmente non avevo visto il divieto di scattare foto, e ne ho fatte alcune. Le riesumerò per Instagram. Giuro che è stato involontario e non ha causato danni.)

Per ciò che riguarda i padiglioni dei singoli partecipanti, senz’altro rivedrei la Svizzera (che ha vinto questa edizione). Ha portato un lavoro interessante sugli interni degli appartamenti contemporanei.
Mi è piaciuto anche il Giappone.

Ora è uscito il sole e vado in vivaio.
Ulteriori approfondimenti a venire, tornate!

Biennale Architettura 2018

Per chi andrà alla Biennale a Venezia – come già scrissi qui – passate al Giardino delle Vergini:

Il Giardino delle Vergini che si estende sull’area dell’ex monastero Santa Maria Vergine, demolito alla fine dell’Ottocento, è oggi un’ampia area verde di circa 14.000 metri quadri, circondata dalle alte mura dell’Arsenale. Prima degli interventi di recupero attuati dalla Biennale a partire dal 2000, l’area versava in uno stato di totale abbandono con la vegetazione infestante che ricopriva gli alberi esistenti e tutta la lunga facciata sud-est delle Tese delle Vergini. Oggi, dopo un impegnativo intervento di bonifica, il giardino non solo è diventato un suggestivo spazio verde, ma anche un luogo espositivo di grande ispirazione per gli artisti e architetti partecipanti alle esposizioni, che qui hanno creato suggestive installazioni paesaggistiche: 2008: Gustafson Porter LTD and Gustafson Guthrie Nichol LTD “Towards Paradise Garden”; 2009: Lara Favaretto “Monumentary Monument (Swamp)”; 2010: Piet Oudolf “Giardino delle Vergini”.

Con la realizzazione nel 2009 del Ponte dei Pensieri e l’ampliamento del Padiglione Italia, il Giardino costituisce il nuovo asse del percorso espositivo dell’Arsenale.

(dal sito ufficiale).

The Plant Magazine

Mi è arrivato il numero 10 della rivista The Plant Magazine (che prima si chiamava The Plant Journal).
Qui trovate alcune cose; naturalmente per leggerlo occorre acquistarlo.

The Plant Magazine

The Plant Magazine #10

Mi sembra inutile specificarlo – è abbastanza evidente – ma le cose di cui parlo qui non hanno un intento pubblicitario. Non ho una posizione in merito al marketing via web, a volte mi piace e a volte no. A volte è deprimente, altre volte intelligente e simpatico, penso che siamo ancora in una fase embrionale e sono convinta che prenderà direzioni inaspettate: mi incuriosisce.
Nella fattispecie, mi servirebbero delle cesoie ;)

Autumn Planting

Un articolo molto interessante su Dig Delve che illustra le piantumazioni autunnali del giardino. Non solo piante, ma anche note utilissime riguardo proporzioni, scorci e visione architettonica complessiva.

Dig Delve

Prima di tutto cosa scrivono loro:

Dig Delve is an online magazine focussed on the writing of garden and landscape designer Dan Pearson, edited by and with contributions from his partner, Huw.

We will primarily feature stories about gardens, horticulture, plants, landscape, nature, food growing and eating, but will also be looking at inspirational growers, producers, farmers, makers, cooks, florists, artists and craftspeople – anyone with talent, integrity and a fundamental connection to the natural world. There will be four seasonal issues a year, with stories being added every week.

In pratica una rivista online nata questa primavera, quattro numeri l’anno, le stagioni. L’ho scoperta oggi per caso e anche a una sommaria lettura lascia senza fiato. Hanno questa grande capacità, quei due, di mettere insieme immagini e scritti con la qualità e il peso delle cose vere.

E i font grandi e leggibili, l’occhio senile ringrazia!

Sanguisorba menziesii

Ci sono tante piante fiorite al momento in vivaio e ieri mi sono decisa a fare qualche foto. Ultimamente ho scelto uno sfondo che mi pare funzioni, sono le assi della capanna che c’è alla fine del campo. Cinquant’anni fa era uno stallino e ci viveva un maiale – un maiale fortunato, va detto, aveva una stanza ampia, pulita, all’ombra e nel suo trogolo finivano gli avanzi di famiglia; per lui solo acqua fresca. Certo non moriva di vecchiaia, ma nemmeno di noia e stenti.
Tutto questo per dire che se lasciate delle assi a invecchiare all’aperto, sollevate da terra e messe per costa, il legno scolora in un grigio che sembra minerale d’argento. In più, se ci mettete davanti delle piante lungagnone tipo Valeriana e un po’ a caramella tipo Sanguisorba, è una bella apparizione.

Sanguisorba menziesii e Valeriana officinalis

Sanguisorba menziesii e Valeriana officinalis

Vico Pisano 2016

Questo fine settimana, da sabato 14 alle ore 9,30 fino a domenica sera, saremo a Vico Pisano alla manifestazione Castello in Fiore. L’ingresso è gratuito, il Castello merita una visita e nel programma magari trovate qualcosa di vostro interesse. Tra l’altro mi hanno detto che in piazza fanno una focaccia buonissima…

VerdeMura e alberi in città

Segnalo un incontro davvero importante che si svolgerà in occasione di VerdeMura:

venerdì 1° aprile presso la porta Santa Maria si terrà la tavola rotonda, moderata da Francesca Marzotto Caotorta, Alberature urbane tra presente e futuro.

Interverranno Francesco Ferrini, professore di arboricoltura dell’Università di Firenze, Francesco Mati, della nota famiglia di arboricoltori pistoiesi, Antimo Palumbo, storico degli alberi e divulgatore scientifico romano e il professore Giacomo Lorenzini del dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Pisa.

È un tema molto interessante e di grande attualità – non solo in Italia, ma in tutte le città (sia le capitali, che le piccole realtà) soprattutto europee che si trovano in questi anni a gestire un patrimonio arboreo tanto fondamentale quanto problematico. Vi invito a tralasciare per un attimo gli acquisti e a dedicarvi all’incontro, sia per imparare che per partecipare alla discussione.
Se avete la possibilità di divulgare la notizia sui social, per cortesia, fatelo; credo che una cittadinanza consapevole, interessata e attiva sia quanto di più sano possiamo augurarci per la vita di tutti (alberi compresi).

responsabilità sociale

È stato lanciato oggi il sito di Prada che mostra la Corporate Social Responsability del gruppo illustrandola con atti concreti – perché le conferenze e i dibattiti non hanno mai mosso una foglia . Se andate alla pagina TERRITORIO potete dare un’occhiata alla nuova sede di Valvigna (Arezzo), progettata dall’architetto Guido Canali, ma soprattutto a come vengono presentate le architetture in un auspicato e ricercato equilibrio con la natura, i cosiddetti giardini involontari di Prada: e finalmente si vedono i nomi delle specie utilizzate! C’è qualche imprecisione qua e là, ma l’importante è che si cominci l’opera di alfabetizzazione verde.

Cabin Porn

Cabin Porn Book Trailer from Cabin Porn on Vimeo.

Capanni nella natura più o meno selvaggia.

Le regole del caos

Mi spiace dirlo perché apprezzo molto sia Kate Winslet che Alan Rickman, ma è davvero un brutto film. Io ne sono rimasta delusa sotto ogni punto di vista, sia come film in sé che nello svolgimento di un tema e nella trattazione di un argomento in parte conosciuto.

THE PLANT 7

Come vi avevo anticipato, due parole sul nuovo numero di THE PLANT (purtroppo il sito non è stato aggiornato di recente e riporta ancora la vecchia copertina).

Sul web c’è un’intervista interessante a Cristina Merino, l’editor in chief, che spiega un po’ le ragioni della pubblicazione, sostanzialmente soddisfare la curiosità sulle piante che scaturisce in maniera naturale quando le guardiamo davvero. E non occorre avere un giardino, un rastrello, leggere un manuale di orticoltura, l’orto sinergico, il cappello di paglia, basta accorgersi di una pianta e iniziare a farsi delle domande. Così entriamo leggeri e curiosi in una specie di mistero che ha poco a che fare sia con la versione svenevole che con quella agiata del giardinaggio mainstream, ma molto più interessante e vivace, più creativa e in divenire. O forse, in una parola, è un approccio giovane alle piante, che non vuole dimostrare altro che una genuina apertura verso la natura, niente status symbol, niente sfoggio di nomi o abilità particolari. È come se la lezione fosse stata assorbita nel profondo: con le piante siamo noi a dover cedere qualcosa, a dover osservare e capire, a dover aspettare o cambiare piani e progetti; l’educazione dell’uomo alla natura è preziosa, è una sottomissione dolce a qualcosa che riconosciamo grande almeno quanto noi.

Ricordo di aver letto in Scritto di notte di Ettore Sottsass della rivista ideata da Allen Ginsberg e autoprodotta con E.S. e Fernanda Pivano e altri amici artisti, “Pianeta Fresco” (che titolo imbattibile!) – se fate una ricerca approfondita su internet ne trovate alcuni pezzi e numerose illustrazioni. È poco più di una fanzine, uscita in soli due numeri fra il 1967 e il ’68, molto datata e legata al mondo beatnik, ma che, almeno nello spirito e nella libertà di invenzione, anticipa le iniziative editoriali indipendenti di oggi.
È un po’ questa la ricerca che fanno a THE PLANT, il tentativo di alleggerire il linguaggio, di portare novità nelle immagini, di far affiorare le energie nuove che ci muovono, l’esigenza del “pianeta fresco”, meno corrotto e inquinato.

Faced with the need of being constantly updated and in the latest trend, people look for quieter, less artificial lifestyles, not only in the domestic and quotidian but also in the field of creativity. Given that they work with a special sensitivity and seek new meanings in their surrounding environments all the time, artists and creative people are promoters of this movement.

Cristina Merino lo dice qui.

Beth Chatto

Ma che vivaio figo che ha Beth Chatto.

È che questa primavera devo rifare la parte davanti del vivaio (la parte dietro è stata sistemata l’anno scorso) e ho un sacco di pensieri. Beth, aiutami tu!

la cura dei piccoli spazi

Si diceva ieri del giardino della Sutton House a Londra; trovate notizie complete qui, in quest’altra pagina pdf ci sono informazioni puntuali sul progetto: la comunità che l’ha portato avanti, il coinvolgimento dei locali, il progetto ufficiale sottoposto al giudizio e alla fine interamente finanziato dal fondo per i Pocket Parks istituito dal sindaco di Londra.
Il Pocket Parks Programme fa parte di un impegno di più ampio respiro preso a partire dal 2009 da Boris Johnson: il London’s Great Outdoors (pdf), un programma di miglioramento delle strade, delle piazze, dei parchi, dei canali e delle banchine della città – sono solo sedici agili pagine e si leggono con piacere, viene spiegato perché e come un progetto di riqualificazione di questo tipo è considerato strategico su più fronti, dalla sicurezza, al piacere di vivere il proprio quartiere, alla salute pubblica.
Al momento ci sono cento pocket parks, e da questa cartina si può vedere dove sono e qual è lo stato di avanzamento dei lavori.

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L’ultima meta alternativa è il Ditchling Museum of Art + Craft nell’East Sussex, vicino a Brighton, un piccolo museo (un pocket museum?) di arte e artigianato restaurato e ampliato l’anno scorso.

how to make your life with the natural world around you (dal video introduttivo)

mete alternative

Vidi il giardino di Gertrude Jekyll presso il castello di Lindisfarne per la prima volta sul numero due (ottobre 2005) della rivista Rosanova – a tutt’oggi, secondo me, uno dei migliori e con la copertina più bella (al momento è esaurito, ma meriterebbe di essere ripubblicato).

È un giardino molto piccolo, quattro muri in pietra grigia e una porta in legno dilavato lo delimitano facendolo diventare un concentrato di vita terrestre colorata in mezzo a un mare verde punteggiato di pecore, con il mare vero lì vicino.
Ha molto più a che fare con l’arte contemporanea che con l’arte dei giardini, soprattutto perché lo fa suo malgrado, senza volontà e senza sforzo, con la potenza assoluta di un richiamo a cui non si resiste. Non per niente Roman Polanski girò qui “Cul-de-sac”.

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Il giardino di Piet Oudolf presso il centro artistico di Hauser & Wirth nel Somerset perché è fresco d’impianto, appena uscito dalle carte del progettista e dai vasetti dei vivai.

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Il pocket park della Sutton House di Londra, una casa di epoca Tudor il cui cortile è stato bonificato e riprogettato di recente.

Ma di questo (e un altro bel progetto) vi parlo domani perché merita un approfondimento e una riflessione che ora non ho tempo di fare.


(Sembra ci si diverta parecchio a Sutton House!)

Tokyo Green Space

Tokyo Green Space è un sito che si occupa di piante e di persone che portano la natura all’interno delle grandi città, nella fattispecie Tokyo, ma non solo.

DAILY STYLE #1 JARED BRAITERMAN from BELL STREET FILM on Vimeo.

GARDENISTA

Un sito che ultimamente visito spesso e che talvolta mostra ottime soluzioni per il giardino, anche solo un’atmosfera a cui ispirarsi, è GARDENISTA. Ci sono tante belle foto che illustrano in maniera chiara vari argomenti riguardanti il vivere fuori e – così mi pare perché forse è una mia mania – mostrano i luoghi intermedi dentro/fuori, con soluzioni a tratti portentose che possiamo aggiustare in base alla realtà delle nostre case e dei nostri giardini (piccoli o grandi che siano). Naturalmente si tratta di un sito in cui vengono proposti oggetti da comprare, con i limiti che ciò impone: in sostanza prezzi altissimi per cose anche banali, ma regala a piene mani idee e soluzioni ingegnose, tutto con quel gusto contemporaneo per la bella immagine.
In particolare se andate sulla photo gallery, potete inserire diversi criteri di ricerca – materiali, paesi, stili, colori, etc – e trovare proprio quel particolare carattere che desiderate dare al giardino. Oppure nella stringa di ricerca generica potete mettere il nome di una pianta e trovate gli articoli in cui viene menzionata; ho dato un’occhiata e le indicazioni sono abbastanza precise.

C’è da perdersi, ma almeno abbiamo la scusa di farlo per la nostra crescita estetico-botanica, e poi lo sanno tutti che il naufragar, eccetera.