Archive for the 'architettura' Category

The Plant Magazine

Mi è arrivato il numero 10 della rivista The Plant Magazine (che prima si chiamava The Plant Journal).
Qui trovate alcune cose; naturalmente per leggerlo occorre acquistarlo.

The Plant Magazine

The Plant Magazine #10

Mi sembra inutile specificarlo – è abbastanza evidente – ma le cose di cui parlo qui non hanno un intento pubblicitario. Non ho una posizione in merito al marketing via web, a volte mi piace e a volte no. A volte è deprimente, altre volte intelligente e simpatico, penso che siamo ancora in una fase embrionale e sono convinta che prenderà direzioni inaspettate: mi incuriosisce.
Nella fattispecie, mi servirebbero delle cesoie ;)

Autumn Planting

Un articolo molto interessante su Dig Delve che illustra le piantumazioni autunnali del giardino. Non solo piante, ma anche note utilissime riguardo proporzioni, scorci e visione architettonica complessiva.

Dig Delve

Prima di tutto cosa scrivono loro:

Dig Delve is an online magazine focussed on the writing of garden and landscape designer Dan Pearson, edited by and with contributions from his partner, Huw.

We will primarily feature stories about gardens, horticulture, plants, landscape, nature, food growing and eating, but will also be looking at inspirational growers, producers, farmers, makers, cooks, florists, artists and craftspeople – anyone with talent, integrity and a fundamental connection to the natural world. There will be four seasonal issues a year, with stories being added every week.

In pratica una rivista online nata questa primavera, quattro numeri l’anno, le stagioni. L’ho scoperta oggi per caso e anche a una sommaria lettura lascia senza fiato. Hanno questa grande capacità, quei due, di mettere insieme immagini e scritti con la qualità e il peso delle cose vere.

E i font grandi e leggibili, l’occhio senile ringrazia!

Sanguisorba menziesii

Ci sono tante piante fiorite al momento in vivaio e ieri mi sono decisa a fare qualche foto. Ultimamente ho scelto uno sfondo che mi pare funzioni, sono le assi della capanna che c’è alla fine del campo. Cinquant’anni fa era uno stallino e ci viveva un maiale – un maiale fortunato, va detto, aveva una stanza ampia, pulita, all’ombra e nel suo trogolo finivano gli avanzi di famiglia; per lui solo acqua fresca. Certo non moriva di vecchiaia, ma nemmeno di noia e stenti.
Tutto questo per dire che se lasciate delle assi a invecchiare all’aperto, sollevate da terra e messe per costa, il legno scolora in un grigio che sembra minerale d’argento. In più, se ci mettete davanti delle piante lungagnone tipo Valeriana e un po’ a caramella tipo Sanguisorba, è una bella apparizione.

Sanguisorba menziesii e Valeriana officinalis

Sanguisorba menziesii e Valeriana officinalis

Vico Pisano 2016

Questo fine settimana, da sabato 14 alle ore 9,30 fino a domenica sera, saremo a Vico Pisano alla manifestazione Castello in Fiore. L’ingresso è gratuito, il Castello merita una visita e nel programma magari trovate qualcosa di vostro interesse. Tra l’altro mi hanno detto che in piazza fanno una focaccia buonissima…

VerdeMura e alberi in città

Segnalo un incontro davvero importante che si svolgerà in occasione di VerdeMura:

venerdì 1° aprile presso la porta Santa Maria si terrà la tavola rotonda, moderata da Francesca Marzotto Caotorta, Alberature urbane tra presente e futuro.

Interverranno Francesco Ferrini, professore di arboricoltura dell’Università di Firenze, Francesco Mati, della nota famiglia di arboricoltori pistoiesi, Antimo Palumbo, storico degli alberi e divulgatore scientifico romano e il professore Giacomo Lorenzini del dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Pisa.

È un tema molto interessante e di grande attualità – non solo in Italia, ma in tutte le città (sia le capitali, che le piccole realtà) soprattutto europee che si trovano in questi anni a gestire un patrimonio arboreo tanto fondamentale quanto problematico. Vi invito a tralasciare per un attimo gli acquisti e a dedicarvi all’incontro, sia per imparare che per partecipare alla discussione.
Se avete la possibilità di divulgare la notizia sui social, per cortesia, fatelo; credo che una cittadinanza consapevole, interessata e attiva sia quanto di più sano possiamo augurarci per la vita di tutti (alberi compresi).

responsabilità sociale

È stato lanciato oggi il sito di Prada che mostra la Corporate Social Responsability del gruppo illustrandola con atti concreti – perché le conferenze e i dibattiti non hanno mai mosso una foglia . Se andate alla pagina TERRITORIO potete dare un’occhiata alla nuova sede di Valvigna (Arezzo), progettata dall’architetto Guido Canali, ma soprattutto a come vengono presentate le architetture in un auspicato e ricercato equilibrio con la natura, i cosiddetti giardini involontari di Prada: e finalmente si vedono i nomi delle specie utilizzate! C’è qualche imprecisione qua e là, ma l’importante è che si cominci l’opera di alfabetizzazione verde.

Cabin Porn

Cabin Porn Book Trailer from Cabin Porn on Vimeo.

Capanni nella natura più o meno selvaggia.

Le regole del caos

Mi spiace dirlo perché apprezzo molto sia Kate Winslet che Alan Rickman, ma è davvero un brutto film. Io ne sono rimasta delusa sotto ogni punto di vista, sia come film in sé che nello svolgimento di un tema e nella trattazione di un argomento in parte conosciuto.

THE PLANT 7

Come vi avevo anticipato, due parole sul nuovo numero di THE PLANT (purtroppo il sito non è stato aggiornato di recente e riporta ancora la vecchia copertina).

Sul web c’è un’intervista interessante a Cristina Merino, l’editor in chief, che spiega un po’ le ragioni della pubblicazione, sostanzialmente soddisfare la curiosità sulle piante che scaturisce in maniera naturale quando le guardiamo davvero. E non occorre avere un giardino, un rastrello, leggere un manuale di orticoltura, l’orto sinergico, il cappello di paglia, basta accorgersi di una pianta e iniziare a farsi delle domande. Così entriamo leggeri e curiosi in una specie di mistero che ha poco a che fare sia con la versione svenevole che con quella agiata del giardinaggio mainstream, ma molto più interessante e vivace, più creativa e in divenire. O forse, in una parola, è un approccio giovane alle piante, che non vuole dimostrare altro che una genuina apertura verso la natura, niente status symbol, niente sfoggio di nomi o abilità particolari. È come se la lezione fosse stata assorbita nel profondo: con le piante siamo noi a dover cedere qualcosa, a dover osservare e capire, a dover aspettare o cambiare piani e progetti; l’educazione dell’uomo alla natura è preziosa, è una sottomissione dolce a qualcosa che riconosciamo grande almeno quanto noi.

Ricordo di aver letto in Scritto di notte di Ettore Sottsass della rivista ideata da Allen Ginsberg e autoprodotta con E.S. e Fernanda Pivano e altri amici artisti, “Pianeta Fresco” (che titolo imbattibile!) – se fate una ricerca approfondita su internet ne trovate alcuni pezzi e numerose illustrazioni. È poco più di una fanzine, uscita in soli due numeri fra il 1967 e il ’68, molto datata e legata al mondo beatnik, ma che, almeno nello spirito e nella libertà di invenzione, anticipa le iniziative editoriali indipendenti di oggi.
È un po’ questa la ricerca che fanno a THE PLANT, il tentativo di alleggerire il linguaggio, di portare novità nelle immagini, di far affiorare le energie nuove che ci muovono, l’esigenza del “pianeta fresco”, meno corrotto e inquinato.

Faced with the need of being constantly updated and in the latest trend, people look for quieter, less artificial lifestyles, not only in the domestic and quotidian but also in the field of creativity. Given that they work with a special sensitivity and seek new meanings in their surrounding environments all the time, artists and creative people are promoters of this movement.

Cristina Merino lo dice qui.

Beth Chatto

Ma che vivaio figo che ha Beth Chatto.

È che questa primavera devo rifare la parte davanti del vivaio (la parte dietro è stata sistemata l’anno scorso) e ho un sacco di pensieri. Beth, aiutami tu!

la cura dei piccoli spazi

Si diceva ieri del giardino della Sutton House a Londra; trovate notizie complete qui, in quest’altra pagina pdf ci sono informazioni puntuali sul progetto: la comunità che l’ha portato avanti, il coinvolgimento dei locali, il progetto ufficiale sottoposto al giudizio e alla fine interamente finanziato dal fondo per i Pocket Parks istituito dal sindaco di Londra.
Il Pocket Parks Programme fa parte di un impegno di più ampio respiro preso a partire dal 2009 da Boris Johnson: il London’s Great Outdoors (pdf), un programma di miglioramento delle strade, delle piazze, dei parchi, dei canali e delle banchine della città – sono solo sedici agili pagine e si leggono con piacere, viene spiegato perché e come un progetto di riqualificazione di questo tipo è considerato strategico su più fronti, dalla sicurezza, al piacere di vivere il proprio quartiere, alla salute pubblica.
Al momento ci sono cento pocket parks, e da questa cartina si può vedere dove sono e qual è lo stato di avanzamento dei lavori.

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L’ultima meta alternativa è il Ditchling Museum of Art + Craft nell’East Sussex, vicino a Brighton, un piccolo museo (un pocket museum?) di arte e artigianato restaurato e ampliato l’anno scorso.

how to make your life with the natural world around you (dal video introduttivo)

mete alternative

Vidi il giardino di Gertrude Jekyll presso il castello di Lindisfarne per la prima volta sul numero due (ottobre 2005) della rivista Rosanova – a tutt’oggi, secondo me, uno dei migliori e con la copertina più bella (al momento è esaurito, ma meriterebbe di essere ripubblicato).

È un giardino molto piccolo, quattro muri in pietra grigia e una porta in legno dilavato lo delimitano facendolo diventare un concentrato di vita terrestre colorata in mezzo a un mare verde punteggiato di pecore, con il mare vero lì vicino.
Ha molto più a che fare con l’arte contemporanea che con l’arte dei giardini, soprattutto perché lo fa suo malgrado, senza volontà e senza sforzo, con la potenza assoluta di un richiamo a cui non si resiste. Non per niente Roman Polanski girò qui “Cul-de-sac”.

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Il giardino di Piet Oudolf presso il centro artistico di Hauser & Wirth nel Somerset perché è fresco d’impianto, appena uscito dalle carte del progettista e dai vasetti dei vivai.

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Il pocket park della Sutton House di Londra, una casa di epoca Tudor il cui cortile è stato bonificato e riprogettato di recente.

Ma di questo (e un altro bel progetto) vi parlo domani perché merita un approfondimento e una riflessione che ora non ho tempo di fare.


(Sembra ci si diverta parecchio a Sutton House!)

Tokyo Green Space

Tokyo Green Space è un sito che si occupa di piante e di persone che portano la natura all’interno delle grandi città, nella fattispecie Tokyo, ma non solo.

DAILY STYLE #1 JARED BRAITERMAN from BELL STREET FILM on Vimeo.

GARDENISTA

Un sito che ultimamente visito spesso e che talvolta mostra ottime soluzioni per il giardino, anche solo un’atmosfera a cui ispirarsi, è GARDENISTA. Ci sono tante belle foto che illustrano in maniera chiara vari argomenti riguardanti il vivere fuori e – così mi pare perché forse è una mia mania – mostrano i luoghi intermedi dentro/fuori, con soluzioni a tratti portentose che possiamo aggiustare in base alla realtà delle nostre case e dei nostri giardini (piccoli o grandi che siano). Naturalmente si tratta di un sito in cui vengono proposti oggetti da comprare, con i limiti che ciò impone: in sostanza prezzi altissimi per cose anche banali, ma regala a piene mani idee e soluzioni ingegnose, tutto con quel gusto contemporaneo per la bella immagine.
In particolare se andate sulla photo gallery, potete inserire diversi criteri di ricerca – materiali, paesi, stili, colori, etc – e trovare proprio quel particolare carattere che desiderate dare al giardino. Oppure nella stringa di ricerca generica potete mettere il nome di una pianta e trovate gli articoli in cui viene menzionata; ho dato un’occhiata e le indicazioni sono abbastanza precise.

C’è da perdersi, ma almeno abbiamo la scusa di farlo per la nostra crescita estetico-botanica, e poi lo sanno tutti che il naufragar, eccetera.

il film su Piet Oudolf

A proposito di quel breve video su Vimeo “Fall, Winter, Spring, Summer, Fall”: in sostanza si tratta di un documentario che Thomas Piper girerà durante cinque stagioni (inizia e finisce in autunno) al seguito di Piet Oudolf nei suoi giardini.
Le informazioni più precise e chiare le trovate sul tumblr di Adam Woodruff, un “garden artisan” americano, come lui si definisce.

This feature documentary will follow Piet and a number of his most important gardens across five seasons, capturing, in beautiful high-definition cinematography, all the aspects that make his designs so unique and revolutionary: painterly compositions featuring forgotten or unheralded plants; the celebration of a plant’s full life cycle including death; and the orchestration of these elements in gardens that evoke the emotional responses of being in the wild – and are, in fact, fantastically bio-diverse – but done so by meticulous design.

Vale proprio la pena di leggerlo con attenzione. E se avete fatto caso a ciò che Oudolf dice nel video

These are the drawings for Durslade. This is a meadow of one and a half acre. It’s a complex of farmhouses that’s going to renovate and become a gallery and also a place where the artists can stay. It’s meant to get lost in, so it’s quite big. I feel very much connected with Durslade and the people that asked me to do the garden.

non potete che essere come me che guardo questa pagina e non vedo l’ora che arrivi il 14 settembre!

Oudolf Durslade

nei dintorni di Firenze

Ringrazio le persone che hanno partecipato al corso di MondoRose e metto qui i nomi delle piantine che ho distribuito:

Cosmos bipinnatus ‘Purity Superior’
Eschscholzia californica
Phacelia tanacetifolia
Zinnia elegans ‘Envy’
Nigella hispanica

Avevo portato anche delle bustine di semi: oltre al Cosmos bianco, c’era un Cosmos rosso (‘Dazzler’), una margherita perenne Leucanthemum x superbum ‘Etoile d’Anvers’ e la Salvia farinacea ‘Victoria’.
Auguro a tutti un gran successo con le semine!

Per ciò che riguarda gli eventi in zona Firenze, che penso possano interessare alle persone del corso, mi sono dimenticata di nominare la fiera che si terrà a Villa Caruso Bellosguardo sabato 12 (ore 12/19) e domenica 13 (ore 10/19) aprile. Non so esattamente quali vivai parteciperanno – di sicuro MondoRose e Belfiore – però il giardino merita una visita (la struttura stessa del giardino, la statuaria, l’uso della pietra, forse anche il decadimento di alcune parti, creano un’atmosfera di antico splendore che coinvolge e forse fa riflettere) e l’ingresso è di soli tre euro.

Botanica - Villa Caruso Bellosguardo - Firenze

Fall, Winter, Spring, Summer, Fall

a breve un post, rimanete nei paraggi…

Planting: a new perspective

Il libro cui accennavo l’altro giorno è
Piet Oudolf and Noel Kingsbury, Planting: a new perspective, Timber Press, 2013

e se cliccate sulla foto potete leggerne qualche stralcio; anche se, secondo me, è da avere. Perché è un libro difficile, lento e laborioso nella lettura – non per l’inglese che, anzi, è piuttosto semplice – che obbliga a pause, a ricerche ulteriori. Perché è un libro profondamente moderno, di domani, quasi più che oggi. Parla di ciò che oggi è ancora in nuce e che sarà; come potrà/potrebbe essere il mondo. Ma non pensiate sia un libro fumoso, new age, teorico, per niente: è preciso, sul campo, angolato, dritto, lucido e informatissimo (con tantissime indicazioni sulle singole piante). Ho l’impressione sia la summa del lavoro che Oudolf (e altri, in realtà; vengono nominate molte personalità del giardinaggio contemporaneo, con grande generosità) sta portando avanti da anni e che da solo non sarebbe mai stato capace di esprimere a parole – nello stanarlo Noel Kingsbury è magistrale.
Non un instant book che si scrive e si legge in un attimo, ma una scrittura sedimentata che chiede tempo. Chissà, magari quando lo finisco – confesso, l’ho già finito, ma voglio capire anche la singola virgola – ne riparliamo.

Meanwhile, not in Italy…

Due notizie recenti hanno colpito la mia attenzione, per vari motivi. Essenzialmente si tratta del riutilizzo di pezzi di città, ed è una cosa sempre interessante: di permettere al XXI secolo di impadronirsi di vecchia roba che sta lì da troppo tempo, quasi un intralcio, per renderla viva di nuovo, utile e ganza. Perché le infrastrutture hanno un senso in quanto offrono un servizio, quando questa capacità viene meno – e cambiano tutti i parametri che muovevano cose e persone, presto si trasformano in un’occupazione indebita di spazio. E noi stessi siamo molto diversi, ci piace andare in bicicletta, stare all’aperto, sederci sotto agli alberi, coltivare i pomodori – o forse piace solo a me?! La pianificazione del territorio tiene le redini di un animale in continuo movimento; alcune gestioni reagiscono meglio di altre, forse sanno ascoltare con più attenzione i messaggi di cambiamento e indirizzano prima le energie dove c’è bisogno.

L’esperienza della High Line a New York ha segnato – e siamo solo all’inizio – un punto importante nella risposta alle nuove necessità urbane; e ora ci riprovano con la QueensWay. Nel 2011, un gruppo di residenti del Queens (un distretto della città di New York) che vive in prossimità della LIRR Rockaway Beach Branch – un servizio ferroviario urbano in disuso dal 1962 – ha formato un comitato per studiare e proporre la costruzione di un parco simile alla High Line. Al momento sono stati incaricati due studi di architettura, urban design e pianificazione territoriale per studiare e valutare la fattibilità del progetto; i residenti si riuniscono regolarmente per discutere le proposte, e l’idea procede cercando di acquisire forza e concretezza.

La seconda notizia riguarda Londra e probabilmente ha un livello di fattibilità superiore; i giornali italiani la danno come una cosa certa, ma il Guardian, in un articolo lungo e interessante, parla dell’intero progetto e poi lo ridimensiona riportandolo a un percorso iniziale di 6,5 km.
Il Sole 24 Ore ha tradotto a grandi linee l’articolo:

Partono a Londra i lavori per la realizzazione della prima pista ciblabile sopraelevata, una SkyCycle che dovrebbe coprire tutti i punti principali della città, collegandosi alle principali stazioni metropolitane. SkyCycle permetterà ai ciclisti di “volare” su tre livelli con numerosi accessi alla pista, senza intralciare il traffico dei mezzi urbani.
Il progetto è quello di un percorso di oltre 210 chilometri che si aggancerà alle infrastrutture ferroviarie a zero consumo di suolo. Strutture tubolari in vetro, prive di copertura, avvolgono una gabbia elicoidale la cui forma crea percorsi fluidi e dinamici che popolano tetti di edifici e vecchie linee ferroviarie. Il progetto, sarà curato dagli studi di Exterior Architecture, Foster and Partners e Space Syntax e una volta realizzato permetterà ad oltre 6 milioni di londinesi di recarsi al lavoro in bicicletta. Il pedaggio sarà a pagamento, ma il prezzo sarà inferiore alla metà del costo del biglietto metro o bus. Il sindaco Boris Johnson ha già dato il via ai lavori per la prima tratta, che collegherebbe Liverpool Street con l’East London.

Il progetto è giustamente molto ambizioso, Sam Martin di Exterior Architecture dice che il sogno è quello di potersi svegliare a Parigi, andare in bicicletta alla Gare du Nord, prendere il treno per Stratford per poi proseguire in bici verso il centro di Londra in pochi minuti – abbastanza esaltante anche solo pensarci. E tutto nasce dal progetto di quando era ancora studente di un impiegato, Oli Clark, sviluppato a pezzi successivi quasi come un passatempo all’interno di Exterior Architecture.
D’ora in poi potrò fantasticare di arrivare a Londra col mio ferrovecchio!