Monthly Archive for December, 2019

Henk Gerritsen, Essay on gardening – (seconda e ultima parte) –

A questo punto non vorrei aver dato l’impressione che si tratta di un libro esclusivamente di teoria e filosofia del giardino, non lo è per nulla. In tutte le sue parti è ricchissimo di esempi pratici di consociazioni vegetali, parla con conoscenza profonda di piante, di animali, di terreno, di coltivazione. Nomina, con cognizione di causa, centinaia di specie; rare, comuni, poco importa.
C’è solo un criterio che deve essere soddisfatto: che le piante diano un contributo sostanziale all’aspetto complessivo del giardino

Species that can bridge the gap between what I want as a plant lover – to grow special plants in my garden (who, after all, would bother to cultivate plants in one’s own garden that grow everywhere in road verges?) – and what I aim for as a designer – to evoke the most natural image possible.

Consapevole che si tratta di un compromesso tra ciò che vorremmo vedere ed evocare e ciò che Madre Natura ha deciso per quel posto; una specie di trattativa soft, il gioco di cui si parlava all’inizio.

In questo senso giudica superato l’approccio, che lui definisce “decorativo”, di Gertrude Jekyll, a favore di una visione ecologica del giardino – in soldoni meno colore e più attenzione alle tessiture e alla qualità architettonica di alcune piante. Schematizzando: una primavera fresca di blu, giallo e bianco, un’estate di colori caldi (rosa, rosso e porpora) e un finale in rosso scuro, ruggine e marrone – i colori naturali delle stagioni, senza forzature.

A questo punto il libro prende una piega meno interlocutoria e affronta alcuni aspetti pratici che diventano veri e propri comandamenti.

– Prima di tutto è bandito l’uso di sostanze chimiche.

the use of fertilizers and chemical herbicides is a mortal sin

E viene detto non da un fatuo idealista, ma da una persona che ogni giorno affronta le difficoltà e la fatica di curare un giardino; insomma, non possiamo permetterci di essere pigri, ma cerchiamo soluzioni alternative

Those who allow nature to at least take its course to a certain degree may witness fantastic results

– Secondo comandamento: cercare di lasciare il terreno indisturbato.

Ciò significa fare molti lavori a mano: tagliare ciò che non vogliamo vedere, levare le piante che si sono disseminate in quantità eccessiva, passare per i sentieri calpestabili e togliere le infestanti man mano che le vediamo crescere. Non occorrono mezzi pesanti, possiamo anche lasciare il materiale di risulta direttamente nelle aiuole come pacciamatura e nutrimento (non storcete il naso, l’ho visto fare in un bellissimo giardino che visito regolarmente e funziona – certo, se avete l’accortezza di depositare ciò che avete tagliato con un minimo di garbo).

– Terzo comandamento: essere parchi nell’uso dell’acqua.
Accettare come cambia l’aspetto del giardino nel corso dei mesi in accordo con la visione complessiva della natura circostante – prati che ingialliscono d’estate, meno fioriture, alcune piante che vanno in dormienza, etc.

A garden kept in a constant state of spring by means of ingenious sprinkling devices, while the surrounding landscape in parched, is an alienating sight: it lacks a “sense of place”.

– Quarto e ultimo comandamento (che mi ha fatto ridere assai): non lagnarsi.
Come dargli torto? Non è obbligatorio avere un giardino, di sicuro mantenerlo costa fatica, ma la scelta è nostra – molto semplice.

Those who think that even that is too much work don’t deserve to have a garden. They should pave their garden and consult an enterior designer to furnish an “outdoor room” for them.

E ora arriviamo a una delle parti più interessanti del libro, H.G. inizia a parlare della progettazione e lo fa attraverso due esempi: Waltham Place – una grande tenuta nel Berkshire – e i Priona Gardens – la sua proprietà nei Paesi Bassi.

Waltham Place

Prima di tutto alcuni consigli veloci ma estremamente ponderati (è tutto qui il piacere di leggere un libro che riporta un’esperienza sedimentata negli anni: vedere snocciolato un percorso che è stato costruito nel tempo; mi spiego meglio, non c’è niente di superficiale, anche quando parla alla spicciolata dice cose preziose perché sono il frutto di un vero lavoro sia sul campo che di profonda osservazione) riguardo al suo modo di progettare.

– Nel caso ci sia una piantumazione precedente di pregio occorre preservarla e darle ulteriore valore.

– Bisogna fare attenzione al paesaggio circostante e cercare di incorporarne la vista. In caso contrario, qualora non ci siano viste privilegiate, occorre dare profondità agli spazi e cercare di nascondere gli scorci inadeguati.

– In questo disegno di pieni e vuoti è bene tenere sotto controllo le spese e limitare l’uso di materiali non vegetali. La chiave nella scelta dei materiali deve essere la funzione

Function is key: expensive and conspicuous materials divert attention away from the plantings.

– È bene scegliere, quanto più è possibile, materiali vivi e vitali, soggetti a cambiare e a mutare il proprio aspetto col passare del tempo.

– È importante conoscere la persona che si occuperà della manutenzione del giardino; sapere quanto impegno, quanta conoscenza e quanta dedizione saranno dedicati al verde – la progettazione dovrà necessariamente tenere conto di questo fattore chiave per la buona riuscita complessiva di un lavoro.

A questo punto arriva una delle questioni più difficili da affrontare nel disegno di un giardino, la contrapposizione di progetto e planting

a garden’s success depends entirely on the design VS the planting has priority over the design

Sostanzialmente non esiste una soluzione, ma esistono casi diversi e soluzioni che di volta in volta funzionano, senza dover essere troppo rigidi nell’approccio.

For me, personally, the goal is to capture the emotion that overcomes me when I see a sublime landscape or a fabulous alpine meadow within the confines of a garden.

A questo proposito torna utile ricordare una considerazione che aveva fatto in precedenza a proposito della gestione delle parti più selvatiche: quanto più saranno ordinate e ben manutenute le zone formali, tanto più guadagneranno in incisività e rigore le zone di piantumazione spontanea. Banalmente, tenere in ordine i prati e i bordi delle aiuole, senza sconfinamenti disordinati, fa percepire immediatamente il disegno complessivo del giardino.

Riguardo all’arte topiaria, per H.G. si tratta quasi di un’ossessione e di un lento processo di appropriazione sia di idee che di tecniche.
In particolare è arrivato a padroneggiare l’arte astratta nella potatura, con riferimento alla topiaria del cimitero di Tulcan in Ecuador (consiglio vivamente di cercare delle immagini, sono davvero di una bellezza commovente) e in parte anche alla scultura di Henry Moore e ai camini di ventilazione delle architetture di Antoni Gaudì. L’individuazione di modelli soddisfacenti non è stato un processo semplice, H.R. ha sempre cercato idee astratte, divertenti e che non simboleggiassero nulla più del loro aspetto, che in sostanza testimoniassero solo la propria presenza.

It turned out to be a lucky shot. Not only the “whim topiary”, but the garden around it also gained tremendous power of expression.

La topiaria “eversiva” a Schuinesloot, inoltre, ha messo in rilievo che anche forme stravaganti e inedite (anzi, forse proprio per quello) danno un ordine, un rigore e soprattutto una logica, una base fissa immutabile sulla quale giocano i volumi sempre in movimento delle erbacee.

the design of the garden acts as a stabilizing factor.

Da qui inizia una parte di puntuale descrizione di alcune piante che ha usato nei giardini. Una descrizione molto libera, con piccole foto e garbati disegni a china.

Alla fine una buffa definizione del giardiniere, personaggio dalla quadrupla personalità: ancorato alla terra, con la testa per aria pronta a sentire il futuro, con gli occhi che osservano ardenti, ma anche consapevoli dell’impermanenza del lavoro che scorre come acqua tra le dita.

Quarantacinque euro ben spesi, secondo me ;)

Henk Gerritsen, Essay on gardening – (prima parte) –

Ho letto il saggio di H.G. e mi è molto piaciuto, spero di fare cosa gradita riportandone alcuni argomenti che ritengo interessanti e utili a chi si occupa di piante e giardini, sia in maniera professionale che come frequentatore più o meno entusiasta.
(Divido le considerazioni in due parti perché è un testo un po’ lunghino. Domani arriva il resto.)

HENK GERRITSEN
Essay on gardening
Architectura & Natura Press, Amsterdam

Non credo occorra dire chi è stato – e ancora è, negli scritti – Henk Gerritsen (1948/2008). Ha progettato alcuni giardini in Olanda e in Gran Bretagna ed è l’artefice dei Priona Gardens. Viene principalmente nominato quando si parla di Piet Oudolf, che infatti ha scritto una nota iniziale al libro, molto sentita, di schietta amicizia e grande vicinanza umana e professionale. Oudolf tributa a Gerritsen molte delle sue scelte, soprattutto la visione complessiva di un’idea nuova di giardino che è arrivato a elaborare grazie alle conversazioni avute insieme al manipolo di artisti e giardinieri che dagli anni ’80 gravitavano attorno al piccolo mondo di Hummelo e Schuinesloot.

Al momento non si trova moltissimo su web, a meno che siate fluent in olandese:
Priona Gardens
Priona
Priona su Instagram
Priona restaurant
(gli ultimi due sono i profili Instagram del ristorante di Priona).

Perennial Meadows
Garden Visit
qui trovate notizie recenti in lingua inglese.

Prima di tutto si tratta di un libro molto corposo: lungo, denso di scrittura e concetti, in un inglese ben leggibile anche per i non madrelingua, ma ugualmente, a tratti, complesso. Si sente che è un libro nato da una lunga esperienza, maturo, che porta concetti elaborati in anni di vera esperienza sia sul campo che speculativa.
Nonostante questo, riesce a mantenere con il lettore un tono interlocutorio che, letteralmente, fa entrare e accomodare nella discussione, non chiude la visione ma è aperto. Paradossalmente: dà molte risposte, ma non esclude percorsi alternativi.
Oltre allo scritto, le immagini sono molto belle, riescono a spiegare senza essere scolastiche, sono di qualità, ma non estetizzanti, sono legate al testo, ma danno suggestioni di ampio respiro.

Nell’introduzione H.G. mette subito in chiaro che avere a che fare con la natura non è un gioco ad armi pari, la natura è considerevolmente più potente

Even though nature is a reliable and transparent adversary, it sometimes makes moves that are beyond a human being’s comprehension.

È solo accettando questo assunto che possiamo agire in natura, con indomita arrendevolezza e imparando umilmente a carpirne i segreti e acquisire pratica. Consapevoli di avere a che fare con una materia che, pur affidabile e cristallina nelle sue regole, ci scappa un po’ da tutte le parti. Alla fine

Winning is not an option, and cheating is altogether useles.

E devo ammettere che sapere la natura sempre maestra e sempre corretta è anche piuttosto rilassante. So che giocheremo insieme, imparerò e ci potremo divertire; lascio a casa le sovrastrutture e vado fiduciosa incontro a una sconfitta costellata di tante piccole vittorie.

La parte successiva parla dell’ispirazione e la lega a paesaggi naturali e giardini costruiti. Parla di piante, ambienti e animali e ci trasmette la sua concezione secondo la quale

I began to understand that the function of plant communities in nature is lost when you imitate them in the restricted space of a garden.

La natura ha ampi spazi, grande capacità di ricucire, ricostruire, plasmare, eliminare, accogliere. Le campiture di fiori sono tanto belle quanto sfuggenti, mutevoli, illusorie, capricciose. Come i mazzolini di fiori di campo che abbiamo raccolto in una passeggiata: tanto freschi, giovani e pimpanti erano in terra, quanto sfiniti, mollicci, lessi risultano nelle nostre mani. Se non vogliamo votarci alla delusione sarà bene studiare un rimedio.

Riguardo all’ispirazione data dai giardini che si trova a visitare, H.G. lamenta la mancanza di “sense of place”: la sensazione che ogni cosa sia nel posto giusto e in armonia con ciò che la circonda, in poche parole la percezione che abbiamo sempre quando siamo in un paesaggio naturale – e la distingue dal genius loci che è più legato alla storia e allo spirito di un luogo sedimentato nel tempo. Ha a che fare con l’atmosfera, la luce, la congruità delle scelte, perché il giardino è un’entità ecologica di cui l’uomo è parte inestricabile; il delicato, difficile equilibrio che si crea tra esseri senzienti e piante

Gardens are by definition dynamic environments. Because there are constant interventions, the natural succession – or in other words nature’s attempt to establish equilibrium – is repeatedly interrupted.
Nevertheless, you sometimes encounter breathtakingly beautiful gardens that are the result of their guardians’ unremitting diligence.

E non esistono risposte facili che risolvano la questione una volta per tutte. Per quanto possiamo trarre ispirazione dal paesaggio, mai potremo ricavare lo stesso piacere con la pedissequa imitazione delle consociazioni vegetali spontanee

A wild plant community, however, cannot be imitated in the limited space of a garden without punishment. At best, it summons a feeling of alienation and at worst an inclination to laugh. An imitation prairie stripped of the vastness of its landscape setting is as ludicrious as an imitation rock in a flat Dutch back garden.

È ben diverso godere della vista di una prateria negli spazi immensi che la accolgono e le danno senso, rispetto agli spazi angusti di un giardino che ne comprimono la visione e l’ampio respiro.
Naturalmente è possibile prendere ispirazione dalle praterie, ricrearne l’atmosfera, imitarne le tessiture, costruire soprattutto dei rimandi con la realtà della natura che sperimentiamo nel quotidiano; insomma, non è mai facile.

to be continued…