Monthly Archive for January, 2014

The Garden – RHS

Penso che se leggete questo blog sapete anche dell’esistenza della Royal Horticultural Society – per comodità RHS – il più importante ente no profit britannico per la buona pratica del giardinaggio; l’obiettivo fondamentale dell’associazione è aiutare le persone a condividere la passione per le piante, incentivare l’eccellenza nell’orticoltura e favorire l’ispirazione naturalistica. Potete leggere tutto, ma davvero TUTTO a proposito della RHS sul loro sito che è molto ben fatto, completo, vivace e soddisfacente. Naturalmente, essendo un’associazione, ci si può iscrivere e diventarne membri, quindi usufruire di numerose facilitazioni legate al mondo dei giardini e delle piante: ingressi privilegiati, sconti particolari, ma soprattutto ricevere ogni mese la rivista “The Garden”. È una pubblicazione piuttosto snella ma densa di notizie – per la verità inerenti allo sfaccettato, incredibile mondo del giardinaggio anglosassone – e contenuti abbastanza approfonditi e spesso inediti. Nel numero di dicembre dell’anno scorso ci sono un paio di articoli interessanti che potete leggere in formato pdf direttamente dal sito: uno riguarda i giardini nei territori di guerra (Afghanistan, Israele e Palestina) e un altro spiega come prendersi cura degli alberi appena messi a dimora. Penso infatti che la parte più valida della rivista siano proprio gli approfondimenti di tecnica del giardinaggio – ce ne sono molti fra i pdf scaricabili, se scorrete i vari mesi del 2013 ne troverete – che vanno sotto il nome di Garden practice. Perché imparare dai più bravi è bello.

Meanwhile, not in Italy…

Due notizie recenti hanno colpito la mia attenzione, per vari motivi. Essenzialmente si tratta del riutilizzo di pezzi di città, ed è una cosa sempre interessante: di permettere al XXI secolo di impadronirsi di vecchia roba che sta lì da troppo tempo, quasi un intralcio, per renderla viva di nuovo, utile e ganza. Perché le infrastrutture hanno un senso in quanto offrono un servizio, quando questa capacità viene meno – e cambiano tutti i parametri che muovevano cose e persone, presto si trasformano in un’occupazione indebita di spazio. E noi stessi siamo molto diversi, ci piace andare in bicicletta, stare all’aperto, sederci sotto agli alberi, coltivare i pomodori – o forse piace solo a me?! La pianificazione del territorio tiene le redini di un animale in continuo movimento; alcune gestioni reagiscono meglio di altre, forse sanno ascoltare con più attenzione i messaggi di cambiamento e indirizzano prima le energie dove c’è bisogno.

L’esperienza della High Line a New York ha segnato – e siamo solo all’inizio – un punto importante nella risposta alle nuove necessità urbane; e ora ci riprovano con la QueensWay. Nel 2011, un gruppo di residenti del Queens (un distretto della città di New York) che vive in prossimità della LIRR Rockaway Beach Branch – un servizio ferroviario urbano in disuso dal 1962 – ha formato un comitato per studiare e proporre la costruzione di un parco simile alla High Line. Al momento sono stati incaricati due studi di architettura, urban design e pianificazione territoriale per studiare e valutare la fattibilità del progetto; i residenti si riuniscono regolarmente per discutere le proposte, e l’idea procede cercando di acquisire forza e concretezza.

La seconda notizia riguarda Londra e probabilmente ha un livello di fattibilità superiore; i giornali italiani la danno come una cosa certa, ma il Guardian, in un articolo lungo e interessante, parla dell’intero progetto e poi lo ridimensiona riportandolo a un percorso iniziale di 6,5 km.
Il Sole 24 Ore ha tradotto a grandi linee l’articolo:

Partono a Londra i lavori per la realizzazione della prima pista ciblabile sopraelevata, una SkyCycle che dovrebbe coprire tutti i punti principali della città, collegandosi alle principali stazioni metropolitane. SkyCycle permetterà ai ciclisti di “volare” su tre livelli con numerosi accessi alla pista, senza intralciare il traffico dei mezzi urbani.
Il progetto è quello di un percorso di oltre 210 chilometri che si aggancerà alle infrastrutture ferroviarie a zero consumo di suolo. Strutture tubolari in vetro, prive di copertura, avvolgono una gabbia elicoidale la cui forma crea percorsi fluidi e dinamici che popolano tetti di edifici e vecchie linee ferroviarie. Il progetto, sarà curato dagli studi di Exterior Architecture, Foster and Partners e Space Syntax e una volta realizzato permetterà ad oltre 6 milioni di londinesi di recarsi al lavoro in bicicletta. Il pedaggio sarà a pagamento, ma il prezzo sarà inferiore alla metà del costo del biglietto metro o bus. Il sindaco Boris Johnson ha già dato il via ai lavori per la prima tratta, che collegherebbe Liverpool Street con l’East London.

Il progetto è giustamente molto ambizioso, Sam Martin di Exterior Architecture dice che il sogno è quello di potersi svegliare a Parigi, andare in bicicletta alla Gare du Nord, prendere il treno per Stratford per poi proseguire in bici verso il centro di Londra in pochi minuti – abbastanza esaltante anche solo pensarci. E tutto nasce dal progetto di quando era ancora studente di un impiegato, Oli Clark, sviluppato a pezzi successivi quasi come un passatempo all’interno di Exterior Architecture.
D’ora in poi potrò fantasticare di arrivare a Londra col mio ferrovecchio!

seminare

Siccome è tra le cose che mi vengono chieste più spesso, nel 2008 (come passa il tempo!) scrissi a proposito della semina. Ora manca poco al momento in cui saremo indaffarati con placche, terriccio e annaffiatoio, quindi riciclo i tre spezzoni in questione, sperando di fare cosa gradita: semina 1, semina 2, semina 3.

aggiornamento

Stiamo aggiornando le pagine fisse del sito. Per ciò che riguarda il catalogo, è un lavoro un po’ più lungo e delicato, ci vorrà qualche settimana.

barbaforte

… e non stiamo parlando del rosso dei Barbapapà! Siamo in ambito salse piccanti, cren e wasabi, due cose diverse che a volte vengono confuse. Fanno parte della stessa Famiglia, le Brassicaceae o Cruciferae, di entrambe si utilizza la radice dal sapore pungente che, strano a dirsi, si sente più nel retro del naso e in fondo alla lingua invece che in bocca. Però il cren (biancastro) si ricava dalla Armoracia rusticana e il wasabi (verde chiaro brillante) dalla Wasabia wasabi. Se le cercate su internet trovate tantissime informazioni, quindi non sto qui a tediarvi, aggiungo solo un paio di cose che mi sembra manchino.

Armoracia rusticana
Parti utilizzate: foglie e radici.
Uso in cucina: le giovani foglie fresche hanno un aroma gradevole e delicato e sono eccellenti in insalate, panini, soprattutto con lo sgombro affumicato. La radice fresca si grattugia sola o con aggiunta di mela per preparare un ottimo condimento per il pesce oppure si mescola ad aceto e panna per accompagnare roast beef, pollo freddo o uova sode. La salsa di cren può essere leggermente scaldata, ma la cottura distrugge gli oli volatili che danno il sapore pungente tanto caratteristico.
Coltivazione: […] Il cren è difficile da estirpare quando è ben stabilizzato perché i pezzetti di radice lasciati nel terreno si sviluppano dando origine a nuove piante. Si dice che protegga le patate dalla dorifora.
Raccolta: le foglie si raccolgono in primavera e si usano fresche. Le radici si estraggono in autunno e si usano fresche in cucina oppure a scopo medicinale per cataplasmi e sciroppi, o ancora macerate in aceto e miele. Le radici si conservano bene in sabbia umida.

Deni Bown, The Royal Horticultural Society (a cura di), L’enciclopedia delle erbe, Cairo Editore (per Gardenia), Milano, 2011
(traduzione di: Encyclopedia of Herbs, Dorling Kindersley Limited, London, 1995)
Un bel libro, soprattutto il secondo volume, con descrizioni precise e approfondite il giusto; nel primo volume ci sono le fotografie.

Così se me lo chiedono ancora, a cena, sarò prontissima a rispondere.

allenamento al nuovo

Oggi, primo giorno dell’anno, avrei una proposta: includere nelle preferenze (floreali) un colore nuovo. Per me è facile, mi piacciono tutti i colori, però sento spesso che no il rosso no, il giallo bleah, l’arancio non ce lo vedo, eccetera. Di solito colori vivaci, le tinte smortaccione piacciono a tutti. Insomma, non fatevi irrigidire dai pregiudizi sul colore e apritevi al nuovo. Io, che ho un serio problema con i fiori grandi e in massa compatta, cercherò di risolverlo. Dai, abbiamo un anno per rinfrescare lo sguardo!