Monthly Archive for September, 2013

Anemanthele lessoniana ‘Sirocco’

Questa è la pianta che ha vinto il primo premio per le graminacee a Murabilia 2013:

Anemanthele lessoniana 'Sirocco'

Anemanthele lessoniana 'Sirocco'

È originaria della Nuova Zelanda e un tempo si chiamava Stipa arundinacea; sul catalogo dove ho acquistato i semi leggo che si tratta di una varietà che prende una tinta rosa e ambra più intensa rispetto alla specie.

Riporto qui quel che scrive Neil Lucas nel libro Designing with Grasses, Timber Press:

A most graceful and useful clump-forming evergreen that happily tolerates a range of conditions from full sun to fairly deep shade with apparent equanimity, even surviving under the canopy of established trees in the driest of conditions. Happy also in most soils except wet, this is one of the very few true grasses to accept such wide-ranging sunlight levels and as a result is much valued by gardeners, especially for dry shade. Forming extremely graceful mounds of leaves gently cascading from a central tight clump that does not split easily, the leaves follow a constantly changing pattern of greens, tans, oranges and reds, though in deepest shade they tend to remain green. Easy to establish. Masses of tiny pinkish red flowers on lax stems are produced profusely enough to cover the plant in a gauzy cascade of pink.

La motivazione del premio è: utilizzata in giardino in zone di ombra secca dove poche piante riescono a dare risultati. Sono molto contenta che abbia vinto una pianta e trovo più congeniale alle mostre di piante che, appunto, siano loro le protagoniste. Alla fine, riconoscendo il valore di una pianta, indirettamente si premia la scelta del vivaista, l’impegno nel riprodurla, il desiderio di proporre novità, le buone letture a tema, oltre che creare attenzione su determinate caratteristiche di coltivazione che magari passerebbero inosservate.
Grazie!

Pascale, agricoltura

Sull’inserto della domenica del Corriere della Sera di un paio di settimane fa – La Lettura #92, 25 agosto – c’era un articolo interessante di Antonio Pascale: Perché l’agricoltura è sparita dai romanzi, che (incredibile! l’ho cercato sicura che non ci fosse, e invece c’è) trovate per intero online.

Gli articoli di Pascale sono spesso interessanti perché cercano di stanarci dalle nostre abitudini di pensiero e dalla convenienza sociale di riflettere tutti allo stesso modo, godendoci la nostra superficialità e gustando la pubblica approvazione. Non dico di essere sempre d’accordo con quel che scrive, ma gli riconosco il merito di sollevare argomenti che mettono allo scoperto e ci portano su strade poco battute.

In questo caso prende il mito del ruralismo che vede nella civiltà contadina la sola riserva di valori non contaminati dalla civiltà moderna, industriale e cittadina e ci fa notare che, apparentemente efficace su piccola scala, appena si estende la visione, perde di verità e cozza con la realtà della vita sia passata che presente. In sostanza, per credere davvero che i vecchi tempi (prima della “rivoluzione verde”) siano da rimpiangere, occorre rimuovere molte variabili scomode, ad esempio il miglioramento di tutti gli indicatori del benessere fisico dovuto ai cambiamenti nella composizione della dieta: oggi siamo più forti e meno soggetti alle malattie, che vogliamo ammetterlo o no. È come se tutti, su questo argomento, avessimo un immaginario falsato e dovessimo reintegrare parecchie nozioni fondamentali.
Per farlo cita e consiglia diverse letture che riporto qui:

Spero che l’argomento interessi anche a voi – a me molto – e grazie a Pascale per l’indicazione dei libri.

Tra l’altro mi chiedo quando ne uscirà uno suo (è uno scrittore bravissimo).