Yearly Archive for 2013

There Is a Light That Never Goes Out

Manca poco a Natale e dappertutto si trovano consigli sui regali più indicati da fare alle persone che si occupano del proprio giardino. Guanti, grembiuli, cesoie, cappelli impermeabili, annaffiatoi, stivali di gomma, casette per gli uccelli sono gli oggetti proposti più spesso, ci sono di tutti i prezzi, più o meno impegnativi. Poi arrivano gli oggetti per la casa che hanno un rimando al giardino, magari un fiore disegnato, oppure richiamano semplicemente uno stile di vita rilassato e con tanto tempo libero da trascorrere a fare ciò che rasserena: bere un tè, assaporare un dolce, raccogliere frutti di bosco in un cestino. Va tutto bene, però secondo me si dimentica sempre il regalo più gradito, la cosa che in assoluto le persone con un giardino apprezzano più di tutte le forbici da poto e i rastrelli e le lampade con gli uccellini. È un regalo immateriale dal valore inestimabile: qualche ora di lavoro qualificato. Nel momento in cui arrivano le giornate calde di primavera, quando l’erba cresce a ritmo sostenuto, tornare a casa e trovare il prato ben tosato, con tutte le piccole rifiniture curate a forbici; oppure la potatura giusta per quell’albero che ricade sulla strada; un’energica passata di decespugliatore sul poggio scosceso; la siepe ridimensionata a mano libera, non con la lama elettrica che smezza le foglie e spezza i rametti; quell’enorme limone che iniziava a dare segni di sofferenza nel vaso, rinvasato di fresco e rincalzato di stallatico in una nuova conca. Devo continuare? Chi lavora davvero nel proprio giardino sa di cosa parlo; regalate qualche ora di libertà e bellezza senza fatica e ci farete felici.

The Plant #5

Prima di tutto ci sono solo tre pagine di pubblicità su centoquarantatré; lo dico per quelli che si scandalizzano per la quantità di pubblicità che contengono le riviste – a me quella esplicita non dà fastidio, mi dice chiaramente: sono una rivista e ho bisogno di pubblicità per campare. Discorso completamente diverso sono quelle camuffate (le marchette), che acchiappano la nostra buona fede e la maltrattano, mandandoci in confusione; ma siamo tutti adulti nell’anno 2013 e farci fessi non è così facile. (Che poi è paradossale: quante meno pubblicità troviamo, tanto più le ricorderemo. Quando siamo di fronte a un muro di rimandi è difficile che qualcosa faccia presa, rimane una sensazione di rumore di fondo più sgradevole che efficace.)
Un’altra cosa piccola e piacevole è la carta: bianca e opaca, tipo libro; si può sottolineare, non luccica troppo ed è discretamente spessa al tatto.
Riguardo al contenuto, dico che ci sono almeno un paio di articoli che rimangono. La lunga intervista ad Alys Fowler, con foto originali. Le risposte di Alys sono quanto di più contemporaneo si possa leggere a proposito della pratica in giardino e dell’idea generale che abbiamo di esso – il dominio che siamo abituati ad avere con le cose che ci circondano fallisce miseramente nel confronto con il verde, che per sua stessa natura impone un altro passo tutto da imparare.

Gardening works on a different scale. I look out and there are things I don’t like about the garden this year. I have to wait a whole year before I can change that. So being on a totally different cycle to society is quite nice. It doesn’t matter how much I want a tomato right now – I can’t have one! […] once you learn how to garden, you see that control is actually quite useless. It doesn’t work. The garden will do its own thing.

Se state attenti alle parole vi accorgete che non è il solito linguaggio, ma ha il sapore croccante della presa diretta dal suo orto. Fowler è molto qui e oggi, tanto quanto Clément può suonare a volte accademico. Ci insegna addirittura a misurare il ph del terreno con il cavolo rosso! semplicemente si affetta il cavolo, si fa bollire in poca acqua, si filtra il succo così ottenuto e poi lo si fa reagire con diversi tipi di terreno: se è acido il liquido diventa rosso, viola se è neutro e giallognolo se è alcalino.
C’è poi un articolo sui parchi progettati da Isamu Noguchi che sinceramente non ho capito. Se conoscete un po’ sua biografia e le sue opere forse la difficoltà ad avvicinarsi a lui risulta più chiara, è un artista complesso e se non si va a fondo il rischio è di rimbalzare sulla superficie e alla fine non dire niente. È quello che mi pare succeda spesso parlando di Giappone, ne subiamo il fascino ma non andiamo oltre, mentre la differenza culturale ci fa spettatori un po’ vuoti. Dan Pearson in Spirit dice che bisogna andare outside the comfort of your own culture, e forse è vero.
Una frase che mi ha fatto ridere:

To learn to witness nature as it happens without always wanting to influence it, hinder it, orchestrate it, craft an experience out of it, blog it – or for Christ sake – Instagram it.

Sarah Ryhanen di Worlds End Farm la dice alla fine dell’articolo sulla fattoria nella quale coltiva i fiori per il suo negozio. La più aperta e comica delle contraddizioni per una che di mestiere, appunto, orchestra, ammaestra, blogga e instagramma fiori e lo fa bene. (Se andate alla pagina della scuola in cui Sarah Ryhanen e Nicolette Owen insegnano l’arte di sistemare i fiori, nel blog il 23 settembre c’è una gallery dei lavori degli studenti che lascia proprio senza fiato, composizioni di una freschezza e un’inventiva notevoli – forse che gli studenti, liberi dall’idea di soddisfare qualcuno, riescano a produrre meglio delle maestre?)

E alla fine, Borgen Island in Svezia, solo foto. E per fortuna non se ne trovano su internet – sospetto perché difficili da infiocchettare: pura, meravigliosa roccia liscia che affiora su orizzonte piatto.
Da ultimo, la foresta di Fukushima, anche qui solo foto e una sola bella didascalia.

Mi ritengo soddisfatta dell’acquisto, avevo il terrore si trattasse di una di quelle riviste fighette tutto fumo e niente arrosto, invece per ora c’è sostanza.

Two-Minute Magazines

Per ora un video:

tutto ok

Dopo varie vicissitudini, oggi mi è arrivato il #5 della rivista THE PLANT. L’ho sfogliata solo un attimo, ma presto saprò farvene un resoconto dettagliato. Stay tuned!

misteri

Come già scrissi, mi sono abbonata a THE PLANTA journal about ordinary plants and other greenery. Era fine agosto e avevo chiesto mi venisse mandato il numero in corso e il successivo – esce due volte l’anno. Prima mi hanno scritto che non gli risultava il pagamento (e mi era appena arrivata la ricevuta addirittura cartacea), al che ho verificato e ho mandato il resoconto della carta che comprovava la mia regolarità. Allora mi hanno risposto che sì, avevo pagato, ma nel frattempo il numero in questione (#4 Marantha – The aesthetic appeal of a pattern, che mi interessava) era esaurito e mi avrebbero mandato il successivo.
Ora il #5 è uscito, mi arriverà mai?

Se qualcuno si fosse abbonato prima di me e avesse notizie in merito, per favore si faccia avanti.

Anemanthele lessoniana ‘Sirocco’

Questa è la pianta che ha vinto il primo premio per le graminacee a Murabilia 2013:

Anemanthele lessoniana 'Sirocco'

Anemanthele lessoniana 'Sirocco'

È originaria della Nuova Zelanda e un tempo si chiamava Stipa arundinacea; sul catalogo dove ho acquistato i semi leggo che si tratta di una varietà che prende una tinta rosa e ambra più intensa rispetto alla specie.

Riporto qui quel che scrive Neil Lucas nel libro Designing with Grasses, Timber Press:

A most graceful and useful clump-forming evergreen that happily tolerates a range of conditions from full sun to fairly deep shade with apparent equanimity, even surviving under the canopy of established trees in the driest of conditions. Happy also in most soils except wet, this is one of the very few true grasses to accept such wide-ranging sunlight levels and as a result is much valued by gardeners, especially for dry shade. Forming extremely graceful mounds of leaves gently cascading from a central tight clump that does not split easily, the leaves follow a constantly changing pattern of greens, tans, oranges and reds, though in deepest shade they tend to remain green. Easy to establish. Masses of tiny pinkish red flowers on lax stems are produced profusely enough to cover the plant in a gauzy cascade of pink.

La motivazione del premio è: utilizzata in giardino in zone di ombra secca dove poche piante riescono a dare risultati. Sono molto contenta che abbia vinto una pianta e trovo più congeniale alle mostre di piante che, appunto, siano loro le protagoniste. Alla fine, riconoscendo il valore di una pianta, indirettamente si premia la scelta del vivaista, l’impegno nel riprodurla, il desiderio di proporre novità, le buone letture a tema, oltre che creare attenzione su determinate caratteristiche di coltivazione che magari passerebbero inosservate.
Grazie!

Pascale, agricoltura

Sull’inserto della domenica del Corriere della Sera di un paio di settimane fa – La Lettura #92, 25 agosto – c’era un articolo interessante di Antonio Pascale: Perché l’agricoltura è sparita dai romanzi, che (incredibile! l’ho cercato sicura che non ci fosse, e invece c’è) trovate per intero online.

Gli articoli di Pascale sono spesso interessanti perché cercano di stanarci dalle nostre abitudini di pensiero e dalla convenienza sociale di riflettere tutti allo stesso modo, godendoci la nostra superficialità e gustando la pubblica approvazione. Non dico di essere sempre d’accordo con quel che scrive, ma gli riconosco il merito di sollevare argomenti che mettono allo scoperto e ci portano su strade poco battute.

In questo caso prende il mito del ruralismo che vede nella civiltà contadina la sola riserva di valori non contaminati dalla civiltà moderna, industriale e cittadina e ci fa notare che, apparentemente efficace su piccola scala, appena si estende la visione, perde di verità e cozza con la realtà della vita sia passata che presente. In sostanza, per credere davvero che i vecchi tempi (prima della “rivoluzione verde”) siano da rimpiangere, occorre rimuovere molte variabili scomode, ad esempio il miglioramento di tutti gli indicatori del benessere fisico dovuto ai cambiamenti nella composizione della dieta: oggi siamo più forti e meno soggetti alle malattie, che vogliamo ammetterlo o no. È come se tutti, su questo argomento, avessimo un immaginario falsato e dovessimo reintegrare parecchie nozioni fondamentali.
Per farlo cita e consiglia diverse letture che riporto qui:

Spero che l’argomento interessi anche a voi – a me molto – e grazie a Pascale per l’indicazione dei libri.

Tra l’altro mi chiedo quando ne uscirà uno suo (è uno scrittore bravissimo).

The Plant

Mi sono abbonata a questa rivista

dovrebbero arrivarmi il numero in corso, Issue 04 – Marantha – The easthetic appeal of a pattern, e il successivo; per ora mi è arrivata solo la ricevuta di pagamento.
Mi piace molto il sottotitolo THE PLANT – A journal about ordinary plants and other greenery, perché è easy e poi apprezzo la foto di copertina con le foglie di Hosta che stanno seccando.
Appena mi arriva (speriamo presto!) vi faccio sapere.

quiz

Soluzione del quesito di ieri, in senso orario dalla margherita grande in alto a sinistra: Silphium perfoliatum, Rudbeckia triloba, Coreopsis verticillata ‘Moonbeam’, Coreopsis tripteris, Inula racemosa ‘Sonnenspear’. Facile, no?

cinque margherite gialle

Qualcuno sa indovinare i nomi di queste margherite?

cinque margherite gialle - Asteraceae/Compositae

Asteraceae

Se lo sapete e avete voglia di mandare un’email, a Murabilia passate a ritirare un vasetto del nove di una di esse. Domani la soluzione.

Prego astenersi colleghi burloni.

What a Plant Knows

Inizia il primo ottobre:

e io mi sono già iscritta.
È un corso online gratuito – a meno che non si voglia ricevere un certificato ufficiale, allora costa 39 dollari – organizzato da Coursera.

Se scorrete l’elenco dei corsi ne vedrete moltissimi e di sicuro qualcosa vi interesserà. Al momento ne sto seguendo uno sulla nutrizione, soprattutto per vedere come funziona, poi ci sarà quello sull’arte, che di sicuro approfondirò di più. Perché comunque è lasciata alla volontà del singolo la possibilità di approfondire o restare sulla superficie dell’argomento; vengono sempre consigliate letture e percorsi più impegnativi. Boh, si vedrà.

oggi in vivaio

Buddleja x weyeriana 'Sungold' - 2/7/2013

Buddleja x weyeriana 'Sungold'

Venezia

Ho fatto alcune foto

Oudolf Vergini 1

Oudolf e Siza

al Giardino delle Vergini

Oudolf Vergini 2

Oudolf - Giardino delle Vergini

che Piet Oudolf progettò nel 2010 per la Biennale di Architettura.
È stata una sorpresa vederlo curato e ben tenuto a tre anni dall’impianto; veniamo da un inverno e una primavera particolarmente piovosi e forse questo ha aiutato, ma l’irrigazione funziona bene, come pure il diserbo manuale, il taglio del prato tutt’intorno e la pulizia dei bordi. Si diceva, la primavera è stata fresca e protratta nel tempo, e di sicuro ha il merito di aver prolungato e diluito le fioriture; in effetti c’era pochissimo fiorito (metà giugno): qualche Geranium, la Kalimeris, qualche Echinacea, una Achillea, almeno un paio di varietà di Echinops. Gli Eupatorium sono pronti, le graminacee belle pimpanti.

Oudolf Vergini 4

Oudolf a Venezia

Dal punto di vista dell’impianto niente da dire, è tutto ben equilibrato. Il giardino è più grande di quanto pensassi e le masse sono solide e proporzionate, le graminacee danno leggerezza e le fioriture sono piccole e aggraziate. È tutto molto giusto, anche un filo monotono, ma credo che in origine ci fossero più piante verticali (i temibilissimi anemoni del Giappone sono pronti a mangiarsi tutto lo spazio, nella competizione vincono sempre loro), manca infatti un po’ di slancio in alto, qualche punto esclamativo, qualche Verbascum, qualche Inula, qualcosa che squaderni la compattezza delle masse.
C’è da dire che il contesto è meraviglioso, la consistenza liquida e rosa di Venezia

Oudolf 5

Arsenale - Venezia

che alle Corderie diventa tangibile nei passaggi tra luce forte e ombra forte e poi ombra più leggera degli alberi – appena usciti dal padiglione Italia (opere molto belle, lo consiglio), buio, si va in un giardino di ciliegi a chioma aperta, frondosi, sanissimi ed enormi e poi ci si incammina per le Vergini, che arriva dopo una piccola strozzatura. Le alberature sono preesistenti e importanti, come pure le architetture antiche, chiare, di mattoni a vista, con finestroni aperti sul cielo.

Oudolf Vergini 6

Piet Oudolf + Alvaro Siza

C’è il padiglione che nel 2012 progettò Alvaro Siza (lo vedete anche nella prima foto in alto) e che spero non venga mai rimosso – di solito le installazioni sono temporanee, è abbastanza curioso (e fortunato!) che questa sia rimasta – perché dialoga alla perfezione con il giardino di Oudolf, tanto da chiedermi se fosse altrettanto riuscito prima dell’inserimento dei grossi muri scialbati opachi e poi tinti di bordeaux scuro che racchiudono un vecchio platano enorme e chiarissimo, come la piccola ghiaia tutta intorno.

No, decisamente non saprei dire se il giardino di Oudolf mi convince del tutto. La sensazione è che sia Oudolf che fa Oudolf, e nella scelta di mettere in scena le sue piante preferite, dimentichi (volutamente?) che il teatro è piuttosto ingombrante e insidioso, che a duecento metri c’è il mare. Non c’è niente di neutro nel paesaggio architettonico e lagunare di Venezia, c’è sempre un po’ di Mediterraneo e un po’ di oriente, un po’ di contemplazione bizantina che forse vibra corde difficili da trovare. Le parti più riuscite sono le strisce di graminacee che restituiscono un diaframma che ci avvicina alla luce e al riverbero del nostro sole e mare.

Oudolf Vergini 3

graminacee al Giardino delle Vergini

Verbena + Cephalaria

Verbena bonariensis + Cephalaria gigantea

Verbena bonariensis + Cephalaria gigantea

Penstemon + Carex

Penstemon digitalis 'Husker Red' + Carex testacea

Penstemon digitalis 'Husker Red' + Carex testacea

colore per terra

So che non dovrei dire certe cose, ma per me questo è un giardino:

(immagine di John Lehr)

Stipa al vento

invito

8 e 9 giugno 2013 - vivai Lucca

accorrete numerosi!

Scrivere la natura

È uscito “Scrivere la natura” di Davide Sapienza e Franco Michieli, edito da Zanichelli. Non l’ho letto, ma nella presentazione sono proposti i pdf dell’indice e dell’introduzione e sembra interessante. Se riesco a leggerlo, poi ne scrivo qui (chissà come, chissà quando).

a Masino

Masino 2013 - selezione di merito - il posto delle margherite - tre giorni per il giardino - premio

4 maggio 2013