Dal 12 ottobre 2010 al 2 maggio 2011, alla Turbine Hall, presso la galleria d’arte moderna e contemporanea Tate Modern di Londra, l’artista cinese Ai Weiwei espone l’opera Sunflower Seeds 2010.
Il video è un piccolo documentario che spiega come è stata concepita e realizzata l’opera; mi rendo conto che quando si legge la durata – 14 minuti e 42 – si perda all’istante la voglia di vederlo, ma in questo caso si sbaglia: è un documento bellissimo, interessante e a tratti quasi commovente – non di quella commozione becera e insincera di cui è pieno il mondo, ma un sentimento empatico che ci fa comprendere realtà anche molto lontane dal nostro quotidiano.
Sono stati riprodotti in porcellana milioni di semi di girasole ancora nei gusci, ciascuno affinato, dipinto e cotto nella città di Jingdezhen. Non si è trattato di un lavoro industriale, ma è il frutto del mestiere di centinaia di mani operose. Questi cento milioni (100.000.000.000) di semi sono stati riversati nella grande Turbine Hall, creando un paesaggio infinito. Sunflower Seeds ci invita a guardare più da vicino al fenomeno del “Made in China” e alla geopolitica dello scambio culturale ed economico odierno.
A questa pagina trovate un breve testo che spiega l’opera in maniera semplice e chiara, qui sono citate alcune frasi dell’artista.
Ai associa i semi di girasole – la merenda più comune tra i ragazzi – alla brutale Rivoluzione Culturale (1966/76) di Mao Zedong. Mentre gli individui venivano privati della libertà, l’immagine di propaganda raffigurava il presidente come un sole e i cittadini come una massa di girasoli rivolti verso di lui. Nonostante tutto, Ai ricorda la condivisione dei semi di girasole come un gesto di compassione umana, che rendeva possibili spazi di piacere, amicizia e gentilezza durante un periodo di povertà estrema, repressione e incertezza.
Nella foto, scattata a metà luglio di quest’anno, vedete in primissimo piano i fiori gialli di Silphium perfoliatum, dietro cui spiccano l’azzurro violaceo dell’Agastache rugosa ‘Liquorice Blue’ e le foglie glauche dell’Allium fistulosum. .
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Boltonia decurrens
Il primo fiore della Boltonia decurrens, sullo sfondo la Verbena bonariensis. .
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Si chiama anche K. ‘C. M. Prichard’ dei giardini e fiorisce molto tardi, in genere non prima della seconda metà di settembre. Mi piace perché regala una sfumatura d’arancio anche in zone climatiche in cui i colori autunnali non sono così eclatanti come al nord e le infiorescenze sono insolitamente tonde. Inoltre, arrivando tardi, prepara lentamente l’esplosione del fiore che rimane fresco e allegro a lungo.
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Nella foto si vedono:
a sinistra e a destra le foglie brune del Cotinus coggygria ‘Royal Purple’, i puntini nebulosi dell’Eragrostis trichodes, le spighe compatte erette e luminose del Pennisetum macrorum, le margherite a centro rosa dell’Aster lateriflorus ‘Lady in Black’, a sinistra in secondo piano i fiori rossi della Salvia microphylla ‘Royal Bumble’, le ombrelle piatte sfiorite ma belle del Sedum ‘Autumn Joy’ e il marrone metallico del Carex tenuiculmis.
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