Yearly Archive for 2009

Three Men Went to Mow

Le gioie dell’attribuzione!

Penso capiti a tutti quelli che amano le piante di nominarle di continuo – nel silenzio della propria coscienza, voglio dire. E’ come quando da bimbetti si impara a leggere e diventa inevitabile seguire tutte le scritte che ci stanno attorno; e forse si schiudono dei significati fino ad allora impensabili.

E’ importante conoscere il nome latino delle piante, dirò di più: è divertente e interessante come imparare una nuova lingua.
E’ bello stendersi su un prato d’erba alta, fragrante, essere rapiti dai rumori misteriosi del campo, vedere una moltitudine di fiori diversi e alberi e foglie e non capirci un’acca.
Le due cose non sono per forza contrapposte, ma possono armonizzarsi in un benessere privilegiato. Non è facilissimo, a me ad esempio capita che nel bel mezzo di una passeggiata si impigli lo sguardo su un’essenza che non conosco o che forse conosco ma che, acc!, proprio in quel momento non mi sovviene e, in qualche maniera, il piacere della passeggiata è turbato, velato dalla coscienza che reclama attenzione. Non tanto per il fatto di ignorare qualche nome – ne ignoro (ahimè) moltissimi e me ne faccio una ragione – ma perché talvolta mi piacerebbe girare per la campagna come un animale, cogli occhi tondi e perfettamente felici nella loro inconsapevolezza. Godere di una gioia primeva.

Allo stesso modo, mi piace il gioco, intellettuale ma anche un po’ scemo, dei nostri amici James Alexander-Sinclair, Joe Swift e Clive West di nominare le piante. Nella fattispecie, sono nel giardino di James, Blackpitts House, e si divertono a individuare il Genere (talvolta anche la Specie o il nome comune) di alcune essenze che tendono a disseminarsi spontaneamente. Si tratta di piante molto conosciute, ma la pronuncia inglese è insidiosa.

Nell’ordine, vengono nominate:
Hesperis
Verbascum
Aquilegia
Allium
Digitalis
Sisyrinchium
Lavatera
Nigella

poppies, papaveri, cioè Papaver
Clematis fargesii

hollyhocks, malvoni, cioè Alcea
Alchemilla mollis
Stipa arundinacea
Anemanthele lessoniana
Epilobium
Astrantia
Fraxinus excelsa
Taraxacum

news

Riguardo all’incontro del 27 novembre, prima di tutto due date: VerdeMura il 26, 27 e 28 marzo e Murabilia il 3, 4 e 5 settembre 2010 – argomenti privilegiati saranno Opuntia, orchidee e piante commestibili. Appuntatevi queste fondamentali occasioni di svago, divertimento, approfondimento, ammattimento, lavoro, gioie varie e delusioni eventuali; prenotate baby sitter, ferie, datevi malati, ma le mostre mercato sono una cosa seria e una tappa obbligata, nonchà© una fatica garantita.

Secondo poi, desidero segnalare una nuova iniziativa web, il portale Stile Naturale, che si presenta come veicolo informativo di tutte le novità  e/o realtà  consolidate della green economy.

Vale a dire, far conoscere piccole e medie aziende che operano nell’ambito delle energie rinnovabili, del biologico, sempre privilegiando realtà  imprenditoriali italiane che amano e rispettano l’ambiente e le persone. Per adesso il portale è appena nato, quindi non è ancora ricco di materiale, ma è giusto sperare che un’iniziativa del genere incontri fama e fortuna.

made in Japan /parte 3

Da Gardens Illustrated #41 – aprile 1999, Marc Peter Keane:

Volgiamo ora la nostra attenzione al giardino. Allo stesso modo in cui i kimono stanno maldestramente appesi ai muri, così i giardinieri renderanno sapidi i loro giardini con lanterne di pietra e ponti rossi per creare un “look giapponese” – il risultato sarà  spesso, tristemente, un frutto aspro. Sabbia bianca, rocce, uno o due pini ritorti – nessuno di questi elementi sarà  in grado di creare l’essenza di un giardino giapponese.
La domanda che vi dovreste porre è “cosa sto cercando?” Se, come con il kimono trofeo, lo scopo è di reinventare il mezzo, allora, in tutte le maniere, usate gli elementi del giardino giapponese, ma in questo caso usateli con coraggio. Fate giochi di prestigio, capovolgeteli, usateli come farebbe un alchimista e temprateli sul fuoco. Se, invece, l’intento è ricreare il ritmo e l’equilibrio, la tessitura e il timbro del giardino giapponese per avvicinarvi al senso di armonia e pace che esso ispira, allora gli ingredienti da soli non sono sufficienti.

E’ meritorio cercare di comprendere il contenuto e non solo la forma esteriore delle cose che prendiamo a prestito da un’altra cultura. Così facendo, sarà  forse possibile produrre un nuovo e distinto approccio al progetto di giardini che non sarà  né giapponese né locale, ma sostenuto da radici complesse e nutrito in vari territori.

Trovo che ciò sia vero per me, quando progetto un giardino. Mentre di sicuro prendo ispirazione dagli antichi giardini del Giappone, così come da antichi libri di giardinaggio, la musa mi parla da nuove e apparentemente sconnesse fonti. Per esempio, i colori e le fantasie dei tessuti rustici di Okinawa, mi hanno ispirato il disegno di una recinzione fatta di assicelle di legno tinto e tessuto per il giardino di un tempio a Kyoto. In una residenza privata, il movimento ritmico senza fine delle onde dell’oceano è stato tradotto in una spirale di muschio incisa attraverso un’ampia campitura di sabbia. Un giardino sovrastante il palco di un teatro tradizionale No ha trovato un legame con esso attraverso un magnifico pino nero e un gruppo di piccole canne di bambù – immagini che sono sempre raffigurate sul retro del sipario del palco No.

Nessuno degli elementi menzionati si trova all’interno della tavolozza tradizionale dei giardini giapponesi, ma nessuno ne è alieno, e questo tipo di approccio interpretativo alla progettazione di giardini potrebbe forse essere la maniera migliore di discernere l’agro dal dolce.

the end

made in Japan / parte 2

Da Gardens Illustrated #41 – aprile 1999, Marc Peter Keane:

Niente può dimostrarlo più chiaramente del ponte rosso curvo, che è diventato il simbolo ubiquo del giardino “giapponese”. Forse è la vivacità  del ponte ad attirare l’attenzione dell’occhio straniero – ma c’è di più da sapere riguardo ad esso; il contesto culturale è assai più ampio e complesso. In Giappone, spesso, le scelte hanno radici religiose – lungo l’ingresso si raggiunge un altare, ad esempio, oppure si attraversa uno stagno verso un’isola di culto dentro un recinto sacro. Inoltre, il ponte curvo è originario della Cina, quindi, riproporlo nel tentativo di ricreare un autentico giardino giapponese, potrebbe non essere l’approccio migliore. Quando il ponte è usato semplicemente come macchia di colore, senza comprendere nulla del contesto di partenza, è relegato a mera folie.

Il kimono offre un’ulteriore analogia che illustrerà  il mio punto di vista.
Se visitate Kitano Shrine nel nord di Kyoto il 25 di ogni mese, condividerete l’esperienza con una piccola armata di “cacciatori di affari” che si accaniscono sui banchi del mercato delle pulci. Lungo una viuzza interna stipata di persone ci sono numerosi banchetti che vendono vecchi abiti – un bottino ambito dagli stranieri a caccia di kimono con la fodera interna dipinta. Questi indumenti furono sviluppati nella metà  del periodo Edo (1600-1868) dalla classe dei mercanti, il rango più basso della suddivisione in quattro classi. I mercanti indossavano abiti che riflettevano le loro vite sotto dominio. Dal momento che era proibito mostrare ornamenti, presentavano una facciata sobria alla società  indossando kimono scuri. Le fodere interne erano in contrasto, riccamente decorate con paesaggi ricamati, ritratti e alberi in fiore. Gli stranieri adesso se ne appropriano, li portano a casa e, senza indugio, li rivoltano e li appendono al muro come decorazioni. La dualità  del kimono, e la sua qualità  di dissimulazione del gusto, è persa completamente nella sua rinascita all’interno dell’interior design occidentale.

Il kimono illustra la diffusa inclinazione alla malintesa interpretazione delle altre culture, alla percezione di esse attraverso lenti graduate sul proprio mondo. Ciò che un tempo vestiva il corpo, adesso orna una stanza. Così il kimono si reincarna e assume un nuovo significato per un nuovo posto in un’altra era. Non c’è nulla di sbagliato in questo, ma non va dimenticato che la stanza in questione non è rappresentativa dell’architettura giapponese, né dell’interior design giapponese e neppure dell’estetica giapponese. Se si capisce questo dall’inizio, allora si sperimenta di più e più felicemente. Ma se il kimono è appeso con la convinzione che la sua sola presenza renderà  la stanza giapponese, allora il proprietario non rivela altro che pochezza e vacuità  di comprendonio.

to be continued

made in Japan / parte 1

Mi sono stati dati certi vecchi numeri di Gardens Illustrated, alcuni del 2004, un paio del 2003 e singoli del 1999 e del 2001. Sono buffi da guardare, soprattutto per ciò che riguarda la grafica: grandi lenzuolate bianche con ampi margini, meno fotografie a tutta pagina, meno boxini con annotazioni, trafiletti di scrittura più corposi, una filigrana tutto sommato più in bianco e nero con immagini sobrie di contorno.
Un’ulteriore differenza si nota nelle didascalie, quelle di oggi sono notevolmente più accurate nell’individuare i nomi delle essenze, anche nelle immagini che includono diverse specie, sono tutte catalogate e scritte in maniera puntuale – caratteristica che accresce il valore della rivista ai miei occhi, sempre avidi di nomi e notizie concrete; nei numeri del tempo che fu, le didascalie sono più stringate e meno ricche di informazioni.

Vorrei soffermarmi su un articolo di un garden designer americano, Marc Peter Keane, a proposito del giardino giapponese.
Come si vede dal suo sito, lui ha vissuto in Giappone per quindici anni (forse di più ora, chissà ) e si è occupato di giardini sia in forma teorica sia pratica e credo che le sue riflessioni possano tornarci utili in un tentativo di comprensione tra culture, consapevoli di poterci incontrare solo per brevi tratti, ma pronti al viaggio.
In particolare, mi accingo a tradurre un suo articolo, bello e illuminante, apparso su G.I. #41 (aprile 1999), in parte riportato qui in inglese. Spero di farcela, perdonerete gli errori – già  sento seccare le fauci e andarmi insieme la vista…

Fuori dalla finestra delle mia casa a Kyoto c’è un albero di cachi dai rami scuri e carico di frutti arancio luminescenti. Se amate giocare d’azzardo con il gusto, siete avvertiti: i cachi sono pieni di insidie. Ce ne sono di dolcissimi, la cui succosa ricchezza vi manderà  in sollucchero, ma altrettanti sono agri, il cui gusto astringente allega i denti e altera il viso in una smorfia. Inoltre, i frutti, dolci o aspri che siano, appaiono del tutto simili, esemplificando la massima che è ciò che è all’interno che conta – il contenuto sulla forma. Nella stessa maniera, è meritorio cercare di comprendere il contenuto e non solo la forma esteriore delle cose che prendiamo a prestito da una cultura straniera.

to be continued

Pagine verdi

Torna il consueto incontro di novembre con gli organizzatori di Murabilia. Quest’anno è particolarmente interessante, si intitola “Pagine verdi: carta, etere, rete” e verte sulla comunicazione; ecco il programma:

ore 10 – apertura lavori

Nuovi modelli di business nel web 2.0 – il settore gardening
Marco Guidi (Università  di Pisa)

Progetti di comunicazione nell’epoca del web 2.0 – storie e idee
Luca Mori (Università  di Pisa)

SEO e social media marketing – il sito di Murabilia
Valentina Bartalini (Università  di Pisa)

Blog di giardinaggio – comunicare via web a costi minimi
Paolo Tasini (giardiniere)
Mimma Pallavicini (giornalista)

Il sito web aziendale e il catalogo online – spunti di riflessione per il mondo del gardening
Alessio Lucarotti (Mediaus)

ore 12 – dibattito
ore 13 – chiusura lavori

coordinamento prof. Marco Guidi

A Lucca presso l’Orto Botanico (casermetta del baluardo San Regolo, sulle mura), venerdଠ27 novembre 2009. Siete (siamo) tutti invitati!

(qui l’avviso, qui la locandina in pdf)

il carrozzone

Durante l’estate non riesco mai ad andare in vacanza per più di qualche giorno di seguito, tutto ciಠa causa del vivaio. Ma non intendo lamentarmi, in fondo nessuno mi ha obbligata ad aprire un vivaio, avrei potuto dedicare il mio tempo ad una attività  più “regolamentata”, con le canoniche ferie agostane, i week-end liberi e via dicendo; ci sono i pro e ci sono i contro. Devo ammettere che verso il 20 luglio, quando le giornate sono lunghe e torride, con il sole che non dà  tregua fin dalla mattina presto, tendo a mettere in discussione parecchie scelte… ma tant’è, fino ad ora ho retto. Capirete bene che le occasioni di svago in giornata sono la manna dal cielo e per fortuna Lucca si trova in un crocevia ricco di bei posti.

Quest’anno sono riuscita a fare una mitica gita in carrozza (nota: si tratta di grandi carrozze, tipo vagoni del vecchio west, non di carrozzelle leziose da matrimonio) al parco di San Rossore che consiglio a tutti. Come potete vedere dal sito, che è davvero molto chiaro e attendibile, ci sono tre possibili percorsi: breve (durata media un’ora e mezza), medio (due ore) e lungo (tre ore). Io vi consiglio il percorso lungo che arriva fino alla spiaggia; forse vi sembrerà  che tre ore siano interminabili, soprattutto con dei figlioli al seguito, ma vi assicuro che passano in un baleno. Antonio Di Sacco, che conduce la carrozza, è bravissimo a spiegare la storia del parco e ad illustrare le varie specie che si incontrano lungo il cammino. Si ha l’opportunità , cosଠrara purtroppo per noi italiani potatori senza criterio, di vedere le essenze autoctone della macchia mediterranea finalmente in tutta la loro maestà  – sà¬, perchà© gli alberi lasciati liberi di crescere secondo la propria natura sono dei veri sovrani che ci concedono la loro munifica ombra -, trotterellando al passo gentile dei cavalli da tiro.

Totoro

Spero che molti di voi abbiano visto il film d’animazione “Il mio vicino Totoro” di Hayao Miyazaki, uscito per la prima volta nel 1988, tradotto in italiano e distribuito nelle nostre sale dal settembre di quest’anno.

In poche parole, è la storia di due sorelline, Satsuki e Mei (undici e quattro anni) che si trasferiscono in campagna e qui scoprono che il loro vicino è un essere buffo e potente, appunto, Totoro. Non mi dilungo nell’illustrare la trama perchà© per prima non amo che mi vengano spiattellate le storie a parole – e comunque basta una semplice ricerca su Google perchà© ogni curiosità  venga soddisfatta – e poi credo valga di più la corrente sotterranea di entusiasmo contagioso che viaggia più veloce di un gattobus.
Non per niente Totoro stesso è senza parole, accessorio di cui lui, cosଠforte e smisurato, non ha certo bisogno per ammaliarci! Quell’enorme bocca non si capisce mai bene se è in procinto di mangiarci o scoppiare in una risata, ventata, ringhio, sbadiglio, un po’ come la natura che nello spazio di un attimo puಠdecidere di far splendere il sole, scompigliarci la messa in piega, defogliare un albero o ben altro.

Guardate qui la fedele (dice bene il proprietario del blog: al limite del maniacale) ricostruzione della casa delle bambine in Giappone, con il giardino ed il grande canforo (Cinnamomum camphora) sacro.

Carlina acaulis

A Masino mi hanno regalato un “segnatempo”, vale a dire una Carlina acaulis.

Come potete leggere su Wikipedia:
“Le popolazioni rurali utilizzano questa pianta per le previsioni del tempo, infatti le squame del capolino si aprono a stella con tempo secco e si chiudono con l’umido (comunque si chiudono sempre dopo il tramonto del sole per riaprirsi al mattino successivo). Questo probabilmente per proteggere il polline dalla pioggia. I capolini hanno forti caratteristiche igroscopiche.”

Ho sempre desiderato seminare la Carlina e ora che ce l’ho accanto la tentazione è fortissima; chissà  che a gennaio, quando davvero deciderಠla nuova produzione, non abbia cambiato idea. In questi ultimi anni ho appagato il desiderio di grandi margherite con la Berkheya purpurea, una sontuosa sudafricana che fiorisce a intervalli successivi da giugno a ottobre.
Ma quanto sono belle le piante spinose, esagerate e cattive!

Pietrasanta

Domani, domenica 20 settembre dalle 9 fino al tramonto, ci trovate a Pietrasanta. Un’occasione per vedere la bella piazza, mettere a dimora gli acquisti e per godere di qualche sporadica, preziosa fioritura invernale.

La Versiliana

Venerdଠ11 settembre verrà  inaugurata l’edizione autunnale del Country e Garden Show a Marina di Pietrasanta, nel parco di villa La Versiliana. La mostra mercato sarà  aperta dalle 10 alle 20 venerdà¬, sabato e domenica, l’ingresso è gratuito; nel pomeriggio sono previsti spettacoli di intrattenimento e magia per bambini. Qui trovate l’indirizzo e alcune notizie sul parco e sulla villa.

le beniamine

L’ossessione per le prairie plants trova sempre nuovi spunti per rinfocolarsi. E’ probabile sia la moda del momento, anche questo mese c’è un Silphium perfoliatum che fa capolino (beh, visti i suoi due metri e mezzo d’altezza, capolino è un eufemismo) a pag. 72 di GARDENS ILLUSTRATED.

Persa nei meandri di internet, segnalo un interessante database, il Native Plant Information Network dove è possibile ricercare per nome scientifico o comune (in inglese) le piante native dell’America settentrionale. Ci sono tante belle immagini insieme a dettagliate indicazioni di provenienza e curiosità  che risultano utili quando ci accingiamo a coltivarle in giardino.
Altre belle foto e consigli sul sito del vivaio Prairie Nursery a Westfield nel Wisconsin – proprio dietro l’angolo :-)

omissis

Come sempre dimentico di mettere nel catalogo alcune piante.
Si tratta di omissioni innocenti, un po’ dovute al timore che le semine siano troppo, troppo difficili e non riescano, quindi preferisco essere cauta e dire Silphium perfoliatum o Phlomis russeliana solo quando ne ho una cassetta piena, bella fiera e pimpante; in altri casi un po’ mi vergogno di nominare il “carciofone” Cynara scolymus ‘Violet de Provence’, penso che piacerà  solo a me, sottovalutando la follia di chi mi apprezza – peraltro era una bustina di semi allegata a GARDENS ILLUSTRATED di qualche mese fa. Oppure sono regali, come il granturco colorato, Zea mays ‘Quadricolour’ (grazie Elena!). Il più delle volte si tratta di semplici dimenticanze, cercherಠdi sistemare e aggiornare il catalogo quanto prima.

A proposito di Phlomis russeliana – per dire come cambia la prospettiva tra chi coltiva e il consumatore finale – l’altro giorno ne stavo rinvasando alcuni esemplari dalle foglie un po’ ingiallite e rimiravo estasiata, complimentandomi con me stessa, le belle radici ben formate e grassocce di piante seminate il 15 aprile. Mi sono sentita come un ortopedico che ammira la struttura ossea di un suo paziente, incurante dell’aspetto fisico esteriore. Nuts!

alberi e motoseghe

Stavo girovagando e ho visto gli alberi che sta disegnando Gipi e la storia che ne nasce, mi è sembrato bello e metto uno spunto qui:

affacciarsi alla vita

Stiamo aggiornando le pagine del catalogo: alcune piante seminate e trapiantate in primavera sono già  pronte per essere messe a dimora, altre hanno bisogno di qualche settimana in più per affrancarsi e sgranchire le radici a terra.

stay tuned!

l’insalata era nell’orto

per diventare un bravo ortolano o un
piccolo giardiniere non servono
attrezzature costose nà© noiosi
corsi di formazione, ci vuole
solo un po’ di curiosità 

Se in questi giorni di fiere vi trovate a passare per uno stand di libri potreste comprare questo che è davvero carino. Ci sono poche nozioni, piccole notizie che stanno alla base di tutto l’edificio organico, espresse con un linguaggio simpatico e corredate di disegni come li possiamo fare tutti; sono le parole che una brava maestra elementare usa con i suoi bambini.

comunicazione di servizio

Chiediamo scusa a coloro che ci hanno scritto nei giorni prima di Pasqua, ma ci sono stati dei problemi con la linea telefonica e non era possibile connettersi alla rete. Ora sembra che tutto sia tornato a posto.

errata corrige

La manifestazione VerdeMura, che si svolgerà  a Lucca il prossimo fine settimana, avrà  luogo fra il baluardo San Martino e la porta Santa Maria, non dove venne indicato inizialmente (come segnalai lo scorso novembre). Noi saremo più o meno nella stessa posizione dell’edizione precedente – stand n° 113.

Per l’occasione, riporto dal sito:

L’orto botanico rimarrà  aperto con ingresso libero dalle 10:00 alle 17:00.
Saranno effettuate visite gratuite, tenute da guide qualificate, secondo le seguenti modalità :
– venerdଠ27 marzo 13:30-15:30
– sabato 28 marzo 10:30-15:30
– domenica 29 marzo 10:30-15:30
Sarà  possibile visitare la mostra delle erbe aromatiche allestita dai giardinieri dell’orto, ai visitatori sarà  donata una piantina aromatica appositamente realizzata.

oggi ore 11:44


[anche Google si ricorda dell’equinozio di primavera]

update: qui c’è un vento gelido che sega via le orecchie, nel più tipico stile marzolino!

per non pensare alla pioggia

Leggo su Gardenia di marzo che insieme al prossimo numero sarà  possibile, pagando un sovrapprezzo di 5,90 euro, portare a casa il primo volume de “La grande enciclopedia del Garden Design”, traduzione della “Royal Horticultural Encyclopedia of Garden Design”. Non conosco la pubblicazione, ma di solito i libri curati dalla RHS sono piuttosto utili e gradevoli da leggere, divulgativi al punto giusto.

(se pigiate sulla copertina si apre un link alla pagina della casa editrice e potrete avere una piccola anteprima dei contenuti del volume – in inglese)