news

February 2nd, 2010

Abbiamo aggiunto un form (a pallini!) per i contatti.

scrutare il paesaggio

January 29th, 2010

Siamo soliti considerare ciò che ci sta attorno come qualcosa di eterno, o almeno pari alla nostra durata, inamovibile, grazie all’inerzia propria delle cose e facente parte, con l’andare del tempo, oltre che del paesaggio fuori di noi, anche del nostro mondo interiore. Eppure le cose cambiano, a dispetto della nostra scarsa partecipazione. Il paesaggio agricolo, in particolare, forse per il fatto di circondarci e quasi assorbirci, sembra sempre lì, in piano o in collina, docile al nostro sguardo. Ma tutti abbiamo i ricordi dei nostri nonni, vecchi di un secolo, oppure più recenti, dei genitori, o i nostri stessi ricordi; e sono racconti stupefacenti di un passato tutto sommato vicino, ma animato da elementi diversissimi, sconosciuti, da non credere.
Per carattere sono poco incline alla nostalgia, mi interessa sempre di più quel che sarà, e come un allampanato detective scruto gli indizi del futuro presente; alla fine, investigare le avvisaglie e fare ipotesi bislacche è molto più divertente. Anzi, direi che conoscere il passato è utile soprattutto per impostare un’indagine fruttuosa sul futuro - e agire - altrimenti è accademia. Insomma: più segugi e meno seduti!

Per tornare al paesaggio, stamane ho trovato questa immagine

e le considerazioni ad essa legate “Cartelloni pubblicitari come segnali deboli della crisi”.

Perché alla fine il paesaggio non è solo le cose belle che decido di vedere, che il mio sguardo seleziona dopo un accurato lavoro di epurazione, ma è soprattutto ciò che davvero c’è.
E se al posto di tutti quei cartelli in disarmo piantassero dei begli alberi, un pioppo cipressino (Populus nigra var. italica) qui, un olmo (Ulmus minor) là, in fondo un bel carpino (Carpinus betulus)? In una sorta di cortocircuito, al posto del nostalgico “una volta qui era tutta campagna”, diremmo ai nostri figli “una volta qui era tutta pubblicità”.
Oppure, come dice l’autore della foto:
Se l’agenzia fosse veramente creativa, proporrebbe questi scheletri vuoti agli enti del turismo come guerriglia “Oggi pubblicizziamo il vostro territorio, che forse non conoscete, o non vi siete mai fermati a osservare”.

anno nuovo, fiere nuove

January 26th, 2010

Stiamo decidendo le fiere di giardinaggio alle quali parteciperemo quest’anno, a partire dal mese di marzo. A breve la pagina delle mostre mercato verrà aggiornata con le nuove date.

primavera 2010

January 18th, 2010

Mimma Pallavicini si è spesa in, immagino, un lavoro lungo e ingrato di verifica di numeri di telefono, date, indirizzi e varie corrispondenze sia web che fisiche, per regalarci un elenco davvero completo degli

“Appuntamenti ed eventi verdi 2010″

Si parla quindi di mostre mercato già consolidate, piccole fiere in centri minori animate da tanta passione e manodopera ruspante, corsi di coltivazione, congressi, associazionismo; insomma, che siano horti, Plant and Design, scambio di semi, plantarum, caccia all’uovo pasquale, plant vivaces, ce n’è per tutti i gusti e, soprattutto, ovunque voi siate.
Grazie Mimma!

Three Men Went to Mow

December 11th, 2009


Le gioie dell’attribuzione!

Penso capiti a tutti quelli che amano le piante di nominarle di continuo - nel silenzio della propria coscienza, voglio dire. E’ come quando da bimbetti si impara a leggere e diventa inevitabile seguire tutte le scritte che ci stanno attorno; e forse si schiudono dei significati fino ad allora impensabili.

E’ importante conoscere il nome latino delle piante, dirò di più: è divertente e interessante come imparare una nuova lingua.
E’ bello stendersi su un prato d’erba alta, fragrante, essere rapiti dai rumori misteriosi del campo, vedere una moltitudine di fiori diversi e alberi e foglie e non capirci un’acca.
Le due cose non sono per forza contrapposte, ma possono armonizzarsi in un benessere privilegiato. Non è facilissimo, a me ad esempio capita che nel bel mezzo di una passeggiata si impigli lo sguardo su un’essenza che non conosco o che forse conosco ma che, acc!, proprio in quel momento non mi sovviene e, in qualche maniera, il piacere della passeggiata è turbato, velato dalla coscienza che reclama attenzione. Non tanto per il fatto di ignorare qualche nome - ne ignoro (ahimè) moltissimi e me ne faccio una ragione - ma perché talvolta mi piacerebbe girare per la campagna come un animale, cogli occhi tondi e perfettamente felici nella loro inconsapevolezza. Godere di una gioia primeva.

Allo stesso modo, mi piace il gioco, intellettuale ma anche un po’ scemo, dei nostri amici James Alexander-Sinclair, Joe Swift e Clive West di nominare le piante. Nella fattispecie, sono nel giardino di James, Blackpitts House, e si divertono a individuare il Genere (talvolta anche la Specie o il nome comune) di alcune essenze che tendono a disseminarsi spontaneamente. Si tratta di piante molto conosciute, ma la pronuncia inglese è insidiosa.

Nell’ordine, vengono nominate:
Hesperis
Verbascum
Aquilegia
Allium
Digitalis
Sisyrinchium
Lavatera
Nigella

poppies, papaveri, cioè Papaver
Clematis fargesii

hollyhocks, malvoni, cioè Alcea
Alchemilla mollis
Stipa arundinacea
Anemanthele lessoniana
Epilobium
Astrantia
Fraxinus excelsa
Taraxacum

news

December 4th, 2009

Riguardo all’incontro del 27 novembre, prima di tutto due date: Verdemura il 26, 27 e 28 marzo e Murabilia il 3, 4 e 5 settembre 2010 - argomenti privilegiati saranno Opuntia, orchidee e piante commestibili. Appuntatevi queste fondamentali occasioni di svago, divertimento, approfondimento, ammattimento, lavoro, gioie varie e delusioni eventuali; prenotate baby sitter, ferie, datevi malati, ma le mostre mercato sono una cosa seria e una tappa obbligata, nonché una fatica garantita.

Secondo poi, desidero segnalare una nuova iniziativa web, il portale Stile Naturale, che si presenta come veicolo informativo di tutte le novità e/o realtà consolidate della green economy.

Vale a dire, far conoscere piccole e medie aziende che operano nell’ambito delle energie rinnovabili, del biologico, sempre privilegiando realtà imprenditoriali italiane che amano e rispettano l’ambiente e le persone. Per adesso il portale è appena nato, quindi non è ancora ricco di materiale, ma è giusto sperare che un’iniziativa del genere incontri fama e fortuna.

made in Japan /parte 3

December 1st, 2009

Da Gardens Illustrated #41 - aprile 1999, Marc Peter Keane:

Volgiamo ora la nostra attenzione al giardino. Allo stesso modo in cui i kimono stanno maldestramente appesi ai muri, così i giardinieri renderanno sapidi i loro giardini con lanterne di pietra e ponti rossi per creare un “look giapponese” - il risultato sarà spesso, tristemente, un frutto aspro. Sabbia bianca, rocce, uno o due pini ritorti - nessuno di questi elementi sarà in grado di creare l’essenza di un giardino giapponese.
La domanda che vi dovreste porre è “cosa sto cercando?” Se, come con il kimono trofeo, lo scopo è di reinventare il mezzo, allora, in tutte le maniere, usate gli elementi del giardino giapponese, ma in questo caso usateli con coraggio. Fate giochi di prestigio, capovolgeteli, usateli come farebbe un alchimista e temprateli sul fuoco. Se, invece, l’intento è ricreare il ritmo e l’equilibrio, la tessitura e il timbro del giardino giapponese per avvicinarvi al senso di armonia e pace che esso ispira, allora gli ingredienti da soli non sono sufficienti.

E’ meritorio cercare di comprendere il contenuto e non solo la forma esteriore delle cose che prendiamo a prestito da un’altra cultura. Così facendo, sarà forse possibile produrre un nuovo e distinto approccio al progetto di giardini che non sarà né giapponese né locale, ma sostenuto da radici complesse e nutrito in vari territori.

Trovo che ciò sia vero per me, quando progetto un giardino. Mentre di sicuro prendo ispirazione dagli antichi giardini del Giappone, così come da antichi libri di giardinaggio, la musa mi parla da nuove e apparentemente sconnesse fonti. Per esempio, i colori e le fantasie dei tessuti rustici di Okinawa, mi hanno ispirato il disegno di una recinzione fatta di assicelle di legno tinto e tessuto per il giardino di un tempio a Kyoto. In una residenza privata, il movimento ritmico senza fine delle onde dell’oceano è stato tradotto in una spirale di muschio incisa attraverso un’ampia campitura di sabbia. Un giardino sovrastante il palco di un teatro tradizionale No ha trovato un legame con esso attraverso un magnifico pino nero e un gruppo di piccole canne di bambù - immagini che sono sempre raffigurate sul retro del sipario del palco No.

Nessuno degli elementi menzionati si trova all’interno della tavolozza tradizionale dei giardini giapponesi, ma nessuno ne è alieno, e questo tipo di approccio interpretativo alla progettazione di giardini potrebbe forse essere la maniera migliore di discernere l’agro dal dolce.

the end

made in Japan / parte 2

December 1st, 2009

Da Gardens Illustrated #41 - aprile 1999, Marc Peter Keane:

Niente può dimostrarlo più chiaramente del ponte rosso curvo, che è diventato il simbolo ubiquo del giardino “giapponese”. Forse è la vivacità del ponte ad attirare l’attenzione dell’occhio straniero - ma c’è di più da sapere riguardo ad esso; il contesto culturale è assai più ampio e complesso. In Giappone, spesso, le scelte hanno radici religiose - lungo l’ingresso si raggiunge un altare, ad esempio, oppure si attraversa uno stagno verso un’isola di culto dentro un recinto sacro. Inoltre, il ponte curvo è originario della Cina, quindi, riproporlo nel tentativo di ricreare un autentico giardino giapponese, potrebbe non essere l’approccio migliore. Quando il ponte è usato semplicemente come macchia di colore, senza comprendere nulla del contesto di partenza, è relegato a mera folie.

Il kimono offre un’ulteriore analogia che illustrerà il mio punto di vista.
Se visitate Kitano Shrine nel nord di Kyoto il 25 di ogni mese, condividerete l’esperienza con una piccola armata di “cacciatori di affari” che si accaniscono sui banchi del mercato delle pulci. Lungo una viuzza interna stipata di persone ci sono numerosi banchetti che vendono vecchi abiti - un bottino ambito dagli stranieri a caccia di kimono con la fodera interna dipinta. Questi indumenti furono sviluppati nella metà del periodo Edo (1600-1868) dalla classe dei mercanti, il rango più basso della suddivisione in quattro classi. I mercanti indossavano abiti che riflettevano le loro vite sotto dominio. Dal momento che era proibito mostrare ornamenti, presentavano una facciata sobria alla società indossando kimono scuri. Le fodere interne erano in contrasto, riccamente decorate con paesaggi ricamati, ritratti e alberi in fiore. Gli stranieri adesso se ne appropriano, li portano a casa e, senza indugio, li rivoltano e li appendono al muro come decorazioni. La dualità del kimono, e la sua qualità di dissimulazione del gusto, è persa completamente nella sua rinascita all’interno dell’interior design occidentale.

Il kimono illustra la diffusa inclinazione alla malintesa interpretazione delle altre culture, alla percezione di esse attraverso lenti graduate sul proprio mondo. Ciò che un tempo vestiva il corpo, adesso orna una stanza. Così il kimono si reincarna e assume un nuovo significato per un nuovo posto in un’altra era. Non c’è nulla di sbagliato in questo, ma non va dimenticato che la stanza in questione non è rappresentativa dell’architettura giapponese, né dell’interior design giapponese e neppure dell’estetica giapponese. Se si capisce questo dall’inizio, allora si sperimenta di più e più felicemente. Ma se il kimono è appeso con la convinzione che la sua sola presenza renderà la stanza giapponese, allora il proprietario non rivela altro che pochezza e vacuità di comprendonio.

to be continued

made in Japan / parte 1

December 1st, 2009

Mi sono stati dati certi vecchi numeri di Gardens Illustrated, alcuni del 2004, un paio del 2003 e singoli del 1999 e del 2001. Sono buffi da guardare, soprattutto per ciò che riguarda la grafica: grandi lenzuolate bianche con ampi margini, meno fotografie a tutta pagina, meno boxini con annotazioni, trafiletti di scrittura più corposi, una filigrana tutto sommato più in bianco e nero con immagini sobrie di contorno.
Un’ulteriore differenza si nota nelle didascalie, quelle di oggi sono notevolmente più accurate nell’individuare i nomi delle essenze, anche nelle immagini che includono diverse specie, sono tutte catalogate e scritte in maniera puntuale - caratteristica che accresce il valore della rivista ai miei occhi, sempre avidi di nomi e notizie concrete; nei numeri del tempo che fu, le didascalie sono più stringate e meno ricche di informazioni.

Vorrei soffermarmi su un articolo di un garden designer americano, Marc Peter Keane, a proposito del giardino giapponese.
Come si vede dal suo sito, lui ha vissuto in Giappone per quindici anni (forse di più ora, chissà) e si è occupato di giardini sia in forma teorica sia pratica e credo che le sue riflessioni possano tornarci utili in un tentativo di comprensione tra culture, consapevoli di poterci incontrare solo per brevi tratti, ma pronti al viaggio.
In particolare, mi accingo a tradurre un suo articolo, bello e illuminante, apparso su G.I. #41 (aprile 1999), in parte riportato qui in inglese. Spero di farcela, perdonerete gli errori - già sento seccare le fauci e andarmi insieme la vista…

Fuori dalla finestra delle mia casa a Kyoto c’è un albero di cachi dai rami scuri e carico di frutti arancio luminescenti. Se amate giocare d’azzardo con il gusto, siete avvertiti: i cachi sono pieni di insidie. Ce ne sono di dolcissimi, la cui succosa ricchezza vi manderà in sollucchero, ma altrettanti sono agri, il cui gusto astringente allega i denti e altera il viso in una smorfia. Inoltre, i frutti, dolci o aspri che siano, appaiono del tutto simili, esemplificando la massima che è ciò che è all’interno che conta - il contenuto sulla forma. Nella stessa maniera, è meritorio cercare di comprendere il contenuto e non solo la forma esteriore delle cose che prendiamo a prestito da una cultura straniera.

to be continued

Pagine verdi

November 20th, 2009

Torna il consueto incontro di novembre con gli organizzatori di Murabilia. Quest’anno è particolarmente interessante, si intitola “Pagine verdi: carta, etere, rete” e verte sulla comunicazione; ecco il programma:

ore 10 - apertura lavori

Nuovi modelli di business nel web 2.0 - il settore gardening
Marco Guidi (Università di Pisa)

Progetti di comunicazione nell’epoca del web 2.0 - storie e idee
Luca Mori (Università di Pisa)

SEO e social media marketing - il sito di Murabilia
Valentina Bartalini (Università di Pisa)

Blog di giardinaggio - comunicare via web a costi minimi
Paolo Tasini (giardiniere)
Mimma Pallavicini (giornalista)

Il sito web aziendale e il catalogo online - spunti di riflessione per il mondo del gardening
Alessio Lucarotti (Mediaus)

ore 12 - dibattito
ore 13 - chiusura lavori

coordinamento prof. Marco Guidi

A Lucca presso l’Orto Botanico (casermetta del baluardo San Regolo, sulle mura), venerdì 27 novembre 2009. Siete (siamo) tutti invitati!

(qui l’avviso, qui la locandina in pdf)